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Brescia. A  trent’anni  dall’apertura si rinnova il Museo delle Armi “Luigi Marzoli”, inaugurato nel 1988 su allestimento di Carlo Scarpa, per ospitare una delle più ricche raccolte europee di armature e armi antiche. Dopo un paio di mesi di chiusura mercoledì 14 novembre c’è stata la cerimonia di inaugurazione del nuovo percorso di visita del Museo.

Per l’occasione fino a domenica 18 novembre sarà aperto gratuitamente per tutti, mentre da giovedì 15 a sabato 17 novembre si terrà il Convegno Internazionale di Studi “Il Museo Marzoli e le Armi Lombarde”.

I due convegni sono un appuntamento internazionale, curato dal Conservatore del Museo Marco Merlo, interamente dedicato alle armi antiche. Verranno indagati alcuni fondamentali argomenti della produzione armiera lombarda, in particolar modo bresciana, dal XV al XIX secolo, sotto diversi punti di vista e soprattutto in relazione alla collezione del Museo delle Armi “Luigi Marzoli”.

In una delle aree più antiche del Castello della città, il Mastio Visconteo di pregevole fattura trecentesca, significativa sopravvivenza monumentale dell’apparato difensivo del colle Cidneo, è la sede del Museo delle Armi “Luigi Marzoli”.

Armi bianche, armi da fuoco e armature che da un lato raccontano della lunghissima tradizione bresciana nella produzione armiera, e dall’altro ricostruiscono in un percorso espositivo di 580 pezzi, parte dei complessivi 1090 pezzi del lascito disposto dall’industriale Luigi Marzoli, la storia che è insieme bellica e artistica racchiusa negli oggetti d’armeria, in particolare quella milanese e bresciana dei secoli XV-XVIII.

il Museo ripercorre la storia di un artigianato che tocca i confini dell’arte, partendo dai significati dell’armatura nel Quattrocento, il secolo della cavalleria pesante, in cui elmi e corazze diventano elemento strategico. Inoltre per gli amanti delle architetture e dell’arte antica, la visita al Museo delle Armi permette di apprezzare porzioni di affreschi di epoca viscontea che decorano le sale del Mastio, unica testimonianza dell’assetto difensivo dato alla rocca nel Trecento.

A creare un contesto espositivo carico di atmosfera è anche la coesistenza di un tempio romano del I secolo d.C., su cui l’edificio insiste, di cui è visibile il perimetro delle fondamenta e un’ampia scalinata, retaggio dei diversi templi che sorgevano sul Cidneo, prestigiosa acropoli per l’epoca romana.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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