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Brescia. “Trovare la parola giusta, che sia nel pieno delle forze, non sia isterica, non abbia la febbre, non abbia detto che il nero è bianco, trovare le parole che permettano di sollevarsi almeno di un millimetro, su tutto questo”.

Recita così la poesia di Ryszard Kapuściński che ha suggerito il titolo al monologo civile “La parola giusta” scritto a quattro mani da Marco Archetti e Lella Costa e diretto da Gabriele Vacis. Lo spettacolo, in scena dal 3 al 10 dicembre al Teatro Sociale, è patrocinato dalla Casa della Memoria di Brescia e di Milano ed è realizzato con il sostegno del Comune di Brescia, del Comune di Milano, di Regione Lombardia e di Fondazione ASM nell’ambito del programma di commemorazioni delle stragi di Piazza della Loggia e di Piazza Fontana.

Nel 2019 ricorrono il 45° anniversario della strage di Piazza della Loggia e il 50° anniversario di Piazza Fontana. Ricordando i due eventi, il progetto offre una lettura del passato recente che ripercorre la fitta e intricata catena di eventi, circostanze politiche, sociali e culturali nella quale maturò la strategia dell’eversione e della lotta armata.

Lo spettacolo prende spunto dagli avvenimenti che hanno attraversato l’Italia repubblicana negli anni dello stragismo: la lotta politica e l’eversione, le bombe e i depistaggi, ma anche la determinazione nel difendere i valori democratici e la ricerca tenace della verità politica e giudiziaria. Proprio a partire da due ferite ancora aperte, le stragi di Piazza Fontana e di Piazza della Loggia, La parola giusta prova a ripercorrere un periodo straordinariamente complesso e contraddittorio della nostra storia recente, intriso di grandi speranze e di laceranti tensioni umane, politiche e sociali.

Il punto di vista non è però quello della Storia, bensì quello di una persona comune, di una donna che per alcune coincidenze ha incrociato il suo destino personale con i fatti di Milano e di Brescia, e che dopo molti anni sente l’esigenza di ritornare dentro di sé su quegli eventi e quegli anni, su ciò che ha sperato, sofferto e amato…

Dall’impatto con le vicende del 12 dicembre 1969 e del 28 maggio 1974 scaturiranno per la protagonista dolore, rabbia e un’onda immensa di interrogativi. Ma sarà altrettanto forte la sua voglia di riscatto, la volontà di cercare risposte, e il bisogno di fiducia nelle persone e nel futuro, nonostante tutto. Da eventi e ricordi luttuosi fluisce un sommesso, forse inaspettato, ma deciso canto alla vita: un inno alla speranza, alla felicità possibile e necessaria, alla capacità di resistenza e riscatto che è nella natura degli esseri umani, e delle donne innanzitutto.

Un commosso, lieve, appassionato monologo che si trasforma in continuazione, quasi per necessità, in un dialogo: con sé stessa, con suo marito, con una folla di persone di ieri e di oggi, e soprattutto con sua figlia, con il futuro che la aspetta e con tutto quello che c’è ancora da fare e immaginare – lune da conquistare comprese, viaggi non illusori per i quali valga ancora la pena fare la valigia.

Sempre alla ricerca delle parole giuste, quelle che permettano di “sollevarsi su tutto questo”, perché ogni nostra storia si riflette inevitabilmente in tutte le altre. A dar voce a questa donna coraggiosa, allegra e malinconica, fragile e forte al tempo stesso, non poteva che essere un’attrice di straordinaria bravura e vibrante passione civile come Lella Costa.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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