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Travagliato (Brescia). Appare con il titolo suggestivo di “La piazza dei miei sogni”, la recente produzione pittorica di Innocente Tironi, detto Battista, artista bresciano autodidatta che, da anni, esplica la propria spontanea attività creativa nell’eclettico insieme compositivo, rispettivamente vocato alla pittura, alla decorazione ed alla scultura.

Mosso, in questo caso, dalla positiva ispirazione di un’autentica rivisitazione soggettiva del contesto maggiormente rappresentativo della propria comunità d’appartenenza, l’artista si è confrontato con l’impegnativo e focale ambiente più popolare di Travagliato che, a pochi chilometri da Brescia, delinea, fin dagli esordi della propria storia lontana, un’emblematica piazza profilantesi in una vasta dimensione sovrana.

Qui si colloca la sintesi espressiva della peculiare stilistica cromatica dell’autore, nella notevole esemplificazione della maestria artistica concentrata su un tema sentito e partecipato, come quello che assurge a simbolo di riferimento di tutto un paese, istituzionalmente riconosciuto nell’attribuita referenza di città, secondo la subentrata definizione cittadina, assegnata al suo specifico insieme.

Un tempo individuata con il nome di “Umberto I”, a sua volta oggetto di tale intitolazione dopo il perduto lascito toponomastico di una precedente denominazione, la piazza di Travagliato dedica, la propria dislocazione, ai “Martiri della Libertà”, avendo subito, nel tempo, vari importanti rimaneggiamenti che ne hanno radicalmente mutato l’assetto in una composizione urbanistica, pressochè simile, però, al perimetro di quell’originaria ubicazione, mediante la quale, se ne misura tuttora lo spazio effettivo, compreso in uno speculare tracciato complessivo di antica definizione.

In tale ambito, dove, fra l’altro, campeggia il Municipio e pure la chiesa parrocchiale si fa prossima in un’adiacente sistemazione attraverso una mole esponenziale, una torre campanaria si innalza, da tempo immemore, in quella solitaria proiezione che pare affidata a dirimere l’equilibrio di prospettiva dei particolari rivolti ad essa, anche nell’aleggiante eco fedele del computo ritmico delle ore.

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Innocente Tironi a fianco alla sua opera “La piazza dei miei sogni”

In questa ricca tela rettangolare, la gravitazione dei colori in acrilico pare svilupparsi con il sole del mattino riversato sul lato turrito che è esposto direttamente alla luce del giorno nascente, mediante il generoso dispiegarsi di un’alba iridescente, per l’effetto di una sfolgorante gamma cromatica con la quale l’enfasi di una calda luminosità reca al dipinto una significativa impressione corrispondente, attratta dal piano appariscente di una vivace e serena varietà lucente.

A corollario dell’opera, una cornice, anch’essa realizzata dal medesimo autore, valorizza la rappresentazione figurativa dell’insieme considerato, grazie ad una armonia coloristica che si amalgama con la trasognata visione poetica di quanto diffusamente interpretato, per il tramite di una dovizia di aspetti costitutivi, messi nel risalto dell’amabile consesso paesaggistico immaginato.

Metafora irresistibile di quel fascino arcano che alimenta la speranza di un mondo più umano, il dipinto sviluppa, in un personale stile artistico, per certi versi, aderente al naif mitizzato ed al puntinismo rielaborato in una decisa ratifica d’espressionismo mediato, un implicito messaggio d’armonia fra tutte le sue componenti che, a quelle più accurate, rimanda la riuscita compenetrazione con le peculiarità, invece, meno aggraziate, per significare quanto, anche nell’apparente ruvidità, possa albergare un’autentica vocazione d’ingentilimento raffinato verso i valori promossi dalla sensibilità sperimentata nella concretezza di una mediazione d’impegno e di vigilante responsabilità.

In questo senso, la piazza si trasfigura amabilmente, rispetto alla sua effettiva versione incombente, e, dall’inerte grigiore attuale della pietra d’Adamello che ne rappresenta il rivestimento sostanziale, pare divenire sede ideale di un “Giardino dei Giusti”, somma delle beatitudini soverchianti ogni male che, in questo dipinto, sembrano imparentate con la luce germinativa di una visione onirica spettacolare, attraverso uno sguardo innamorato dei valori che migliorano ogni tribolata vaghezza, appiattita nella sorda consuetudinarietà di un’assopita e di una superficiale inconsapevolezza, dimentica di sè stessa, ma assetata dalla nostalgia di una perduta appartenenza alla fonte primigenia dell’esistenza.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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