Questa chiesa appare sopra un’altura che non si discosta molto, in altezza, dai declivi circostanti, immersi nel verde straripante della natura.
L’antica strada “Valeriana” ne circostanzia la sobria architettura, coniugandola con quella caratteristica ubicazione che, rispetto ad un serpiginoso ed alterno piano di battuta, è distanziata dallo spazio viario solo di una breve misura.

Se, in faccia all’ingresso della chiesa, si svela, sul sagrato, un panorama immenso che, del lago d’Iseo, ne profila un ampio spazio rivierasco immerso in un notevole contesto, all’esterno dell’abside, un esiguo appezzamento attesta, invece, la tradizione di una taumaturgica pietra arenaria, presente nell’attiguo ambiente rurale, secondo la composita dislocazione di un benefico assortimento.

pietra_sanfermoA questa pietra, rettangolare, per la massima parte interrata sul profilo conteso al manto erboso di uno spicchio di prato perenne, pare che si possa ricondurre la misteriosa eco lontana di quanto è evocato nel contenuto di una succinta epigrafe lignea che vi è posta accanto, per un concomitante e tacito riscontro corrispondente.
Allusivo di un soprannaturale effetto incombente, un cartello innalza la tipica visibilità di una indicazione, qui concernente la prerogativa di una sorprendente manifestazione devozionale assecondata nella casistica sperimentata da una non meglio specificata considerazione popolare rivolta al trascendente.

In questa sede sembra si siano verificate portentose guarigioni, particolarmente ascritte alle più giovani generazioni d’una umanità dolente.
Tutto questo a ridosso di quell’edificio religioso che ha una diffusa trattazione tra le pagine,  riservate al paese lacustre di Sulzano, dell’Enciclopedia Bresciana di mons Antonio Fappani, nel merito della “Antica chiesa parrocchiale dei SS. Ippolito e Cassiano dedicata poi ai SS. Fermo e Rustico”, a proposito della quale è, in tale volume, fra l’altro, affermato che “(…) La Chiesa conserva ancora la primitiva facciata a capanna con rosone, ha il portale in pietra di Sarnico e due finestrelle laterali con inginocchiatoi in pietra a cornice multilinea, di pregevole fattura. L’interno è ad aula unica, suddiviso in due campate da arco trionfale che reca la scritta di Vittorio Trainini: “Regem martyrum venite adoremus”. La copertura è a capriate e Vittorio Trainini ha dipinto i tasselli in legno con varie simbologie. Il pittore ha ornato anche le due lesene della navata con scritte esaltanti il martirio. Nel presbiterio un affresco del sec. XVII di autore ignoto rappresenta i SS. Fermo e Rustico. Nella nicchia della soasa è conservata un’interessante statua di san Fermo in abiti militari. Nella festa di san Fermo (9 agosto) vi viene benedetto il sale per il bestiame. Nel 1997 venne ripresa dopo 45 anni la processione con la statua, verso la parrocchia”.

Pare che l’attenzione miracolistica verso la pietra indicata dall’iniziativa didascalica di un cartello, attraverso la quale la stessa appare rappresentata, sia direttamente collegata al santo accennato, dal momento che, sul posto, la calligrafia di una scrittura elegante sviluppa, a modo di curiosa segnaletica svettante, il messaggio espresso a monito aleggiante che “Credenze popolari raccontano che bambini con difficoltà motorie, grazie a San Fermo, passeggiando su questa pietra, guarivano miracolosamente”. 

Grigia, nella ruvida patina della pietra di Sarnico, questa onorata espressione della terra sembra mimetizzarsi nell’insieme degli elementi attraverso i quali coesiste una dimensione di sintesi compenetrata fra i vari piani della realtà mediata dall’uomo, in relazione all’impronta dei secoli avvicendatisi nell’evoluzione di quel locale retaggio comunitario dove le tradizioni hanno segnato il limite del mistero, anche attraverso la vaga considerazione fideistica di alcune percepite attribuzioni riguardo ciò che sembra sia assurto a fenomeno sorprendente.
Su questo luogo, si quota una certa eloquente parte di un lascito storico confessionale che si esprime nella sedicente testimonianza di un intervento soprannaturale, avendo invocato San Fermo, in quella  fede religiosa vissuta, fra l’altro, nell’onorabilità semplice ed efficace di una orante pratica devozionale.

Pare che la natura abbia qui corrisposto alla suscitata forza taumaturgica delle ataviche energie ordinate secondo una vibrante svolta di guarigione particolare, nell’essere state incanalate dalla polarità di una ferma risoluzione personale, concessa alla preghiera, quale atto divenuto sostanziale, insieme ad un atto esemplificativo del medesimo affidarsi spirituale, perseguito in un divino afflato universale.