Brescia – Tipicità nella tipicità, la pinacoteca del Comune orceano si profila negli antichi spazi della locale rocca di San Giorgio, all’esterno della quale è ubicato uno dei rari monumenti nei quali l’Eroe dei due Mondi è rappresentato nello statutario complesso da cui emerge in una curiosa posa scultorea accanto al timone di una nave.

Quasi predittiva espressione artistica dell’avverarsi della reale manifestazione di una corposa sistemazione, dedicata alla somma di un’arte in grado di dettagliarsi in un’amplificata ed in una articolata contestualizzazione espositiva, tale manufatto pare idealmente esemplificare quanto, in una solida misura, è custodito all’interno dell’attigua pinacoteca comunale, secondo quella differenziata natura che è speculare alla paternità di centoventisei artisti, attraverso i quali la raccolta d’arte custoditavi si attesta secondo l’ideale compenetrazione di una laboriosa e di una metaforica intarsiatura.

Un libro documenta sia l’evento fondativo di tale permanente pronunciamento che le rispettive opere d’arte visiva che sono riconducibili alla ricerca creativa dei loro autori, oltre che alla perdurante regia che ne ha saputo valorizzare l’approdo intrinseco agli stessi lavori.

La pubblicazione, dal titolo “Pinacoteca Orzinuovi – Catalogo Generale 2014”, è strumento editoriale che, nel temporalizzare il copioso assortimento delle numerose espressioni artistiche documentate, ne contempera, in una chiara ed in una accurata presentazione, il qualificato supporto divulgativo rappresentato dalle dense informazioni che “La Compagnia della Stampa” ha confezionato nelle circa duecento pagine del volume, in relazione a quell’incombente esposizione che è omnicomprensiva dei vari fattori artistici promossi dalla realtà culturale, attraverso la quale l’arte si profila in una panoramica plurale, per rendere a questa offerta compositiva l’aperta disponibilità di un confronto con i suoi rispettivi fruitori, in una prospettiva d’opportunità ricognitiva.

Tale opportunità si distribuisce in quattordici sale espositive, delle quali, le prime due, sono al piano rialzato del vetusto immobile, mentre le restanti maggiori ambientazioni relegano invece all’ospitalità, ravvisata dal Comitato Scientifico della Pinacoteca, degli spazi del secondo piano, il corrispondente riscontro ricettivo a quella soverchiante unità d’insieme che è coincidente con il composito allestimento esercente quanto all’istituzione orceana è in larga parte riconducibile al versatile estro costituente la raggiunta proposta d’arte intercorrente.

Proposta che, nelle pagine introduttive della pubblicazione è spiegata in un contributo di presentazione, a firma del “Comitato Scientifico Pinacoteca” stesso, attraverso il quale, fra l’altro, si afferma che “è stata, dunque, realizzata l’idea di una Pinacoteca territoriale, della quale la Rocca rappresenta il polo di convergenza e l’entità di riferimento. Essa è nata con l’intento di unire virtualmente tutto il patrimonio diffuso nel territorio e di far conoscere percorsi esplorativi che portano nei luoghi fisici in cui si trovano le opere d’arte, consentendo anche di apprezzarle negli ambienti per cui sono state create e ai quali erano destinate. La sua realizzazione non sarebbe da intendersi come una felice conclusione di un percorso, ma come un inizio che, attraverso una nuova gestione di valori culturali, disegna una continuità storica con il territorio”.

In quest’ottica, si sottolinea pure nel libro, in una immediatamente successiva serie di considerazioni, evidenziate a sviluppo di questo concetto che, fra l’altro, reca all’iniziativa il suo radicamento: “La Pinacoteca, dunque, si fa contenuto di un “contenitore prestigioso”, come afferma lo storico Ermete Rossi, “esso stesso prodotto museale, rilevante per le molteplici testimonianze storiche, architettoniche e archeologiche”. Si tratta, certamente, dell’avvio di un progetto destinato, nell’auspicio del Comitato Scientifico, ad essere arricchito e completato fino alla realizzazione di un vero e proprio “polo” culturale della città, ricco di memorie artistiche e di preziosi riferimenti storici. Auspicio, del resto, già espresso a suo tempo dal gruppo di progettazione (coordinato dall’architetto Franco Maffeis) che ha operato per il salvataggio del redivivo Castello”.

Pinacoteca di Orzinuovi: Monumento a Garibaldi
Pinacoteca di Orzinuovi: Monumento a Garibaldi

Per la cura di Alessia Gatti, grazie all’assistenza editoriale di Nicoletta Rodella e con l’apporto contenutistico dei testi di Piero Almeoni, di Maria Carla Folli e di Timoteo Motta, la particolareggiata pubblicazione mette in luce quanto Paola Comiotti, al tempo della stampa del volume stesso, assessore alla Cultura del Comune di Orzinuovi, ha ritenuto, fra l’altro, di evidenziare scrivendo, ad esordio della ricca sequenza delle pagine rappresentative della pinacoteca orceana, che questo risultato sia contraddistinto da “una liturgia del ricordo, tuttavia, non intesa solo come ammirazione contemplativa dell’arte o come rievocazione nostalgica relegata nell’immaginario dell’astrazione, ma anche come portatrice di spunti partecipativi di una vita reale”, per alludere agli ideali di riferimento interpretati dall’accennato comitato scientifico, composto da Andrea Battaglia, Giulia Ferrari, Carla Folli, Alessia Gatti, Chiara Giuffrida, Timoteo Motta, Franco Zorzi e da Piero Almeoni, nel ruolo di direttore scientifico.

Il “manifesto della Pinacoteca Comunale”, di cui il libro stesso ne offre la schematica trascrizione, esprime questi elementi costitutivi l’ispirazione basilare del progetto a cui assicurano un ragionato spessore d’importante orientamento generale che, in nome della cultura, alla quale restituiscono appieno il termine di risorsa, coniugano, nell’espressione artistica quella sensibilità etica che vi ravvisa un “discorso pubblico che, a partire da un dettato costituzionale, contribuisce alla costruzione del futuro, tenendo viva la funzione civile e morale dell’arte del passato”.

La pinacoteca, in questa riflessione argomentativa, è un funzionale strumento di conoscenza, anche per fare rete, nell’ottica di stimolare la produzione di idee, favorendo opportunità di studio ed anche qualificando forme culturali atte a facilitare interrelazioni con il tessuto sociale.

A questo tessuto sociale, in cui la pinacoteca costituisce dapprincipio la possibilità intrinseca “di godere di un bene collettivo e di essere accessibile a tutti”, si riconducono le interessanti esperienze artistiche che, con un lavoro certosino di ricostruzione cronologica e di redazione didascalica da parte degli esponenti del suddetto comitato, sono racchiuse nel libro, pubblicato a catalogo del patrimonio d’arte ormai in capo all’istituzione stessa, specularmente a tutto ciò che una progressiva azione di accoglimento dei manufatti ne ha proporzionato l’ingente mole complessivamente immessa.

Fra questi, quelli relativi al lascito del sacerdote don Giorgio Brusa di Orzinuovi, ai quali è dedicata la seconda sala della pinacoteca, ed anche le opere, come abbondante enumerazione delle recepite donazioni al Comune orceano, che sono collocate nella forse più cospicua sala della medesima sede, contrassegnata nella sua tredicesima enumerazione, nell’ambito di un interessante e stimolante intercalare di ambienti provvisti, ciascuno, di una propria peculiare identificazione.

Fra autori noti, come Antonio Ligabue (1899 – 1965), presente con una serie di sculture, e fra altri artisti, forse più conosciuti in un maggiormente circoscritto contesto attraversato dalla propria attività culturale, si delinea, nel più antico assetto espositivo della pinacoteca, il nome di Vincenzo Foppa (1427 ca – 1515 ca), in relazione a cui, la comunità di Orzinuovi può vantare i due versi de “lo stendardo processionale” che pure campeggia in chiara evocazione descrittiva nel libro, in bell’ordine, secondo quanto, via via, risulta puntualmente associato alle altre rispettive opere dell’importante patrimonio artistico trattato, significativo di tecniche compositive diverse, fra disegno, bassorilievo, fotografia, scultura ed in quella largamente praticata pittura, nella quale si distinguono, fra altre suggestive ispirazioni, anche quelle legate alla storia del territorio, come nel caso del dipinto, in olio su tela, dal titolo “La battaglia di Maclodio” di Oscar Di Prata (1910 – 2006) e l’ancestrale immedesimazione figurativa, realizzata nella fascinazione di una contestualizzazione rurale, attraverso l’opera, anch’essa in olio su tela, di Giacomo Bergomi (1923 – 2003) che è esplicitamente denominata “Cascina”.

Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.