Diceva che il suo era «un mestiere antico come il mondo, che risponde a una necessità degli esseri umani: raccontarsi».

Scriveva che la poesia è vita che rimane impigliata in una trama di parole.

Raccontava la pianura (soprattutto quella di Novara), la storia e gli ultimi.

Si era definito un viaggiatore nel tempo.

Era stato candidato al Nobel per la letteratura e a settembre gli sarebbe stato consegnato il Campiello alla carriera.

E’ morto domenica notte Sebastiano Vassalli. Lo scrittore è scomparso all’età di 73 anni a Casale Monferrato, dopo una malattia grave.

Commuove leggere ora i tweet e i commiati di quanti (e sono tantissimi) hanno amato i suoi libri.

Il suo capolavoro, quello che lo ha fatto conoscere e amare, è stato La chimera (vincitore del premio Strega nel 1990). Ma poi ci sono stati Marco e Mattio (1992), Il Cigno (1996), Cuore di pietra (1996), Le due chiese (2010). Fino al più recente Terre selvagge (2014), ambientato nell’antichità, ai tempi dello scontro tra i Romani e i Cimbri.