Brescia – Qui, l’opportunità deriva da una trasposizione compositiva, capace, cioè, di concorrere a creare un’accogliente armonia espressiva, fra più realtà presenti in una contestualizzazione condivisa.
Ad un dato arredamento è possibile configurare un moderno allestimento, ispirato, in questo caso, alla peculiarità artistica della Pop Art, secondo il suggestivo prodotto di un personale assortimento.

Ludmilla Radchenko, espone a Brescia, in quell’anticipo di primavera che il 2017 profila nel calendario dei primi due fine settimana marzolini, nell’ambito della manifestazione fieristica “Dentro Casa Expo”, secondo la proposta di una serie di opere funzionalmente inserite nel circuito espositivo dedicato alla valorizzazione degli ambienti interessati ad una diversificata soluzione abitativa.

Questa artista di origine siberiana, pure personaggio del mondo dello spettacolo e moglie del noto inviato del programma televisivo “Le Iene”, Matteo Viviani, ritorna una seconda volta a Brescia, ancora in dolce attesa, in occasione della fiera dedicata alla cura per gli interni e delle dirette adiacenze a cielo aperto, relative al comparto immobiliare, attraverso il riproporsi di un’analoga iniziativa, concretizzatasi nell’edizione fieristica del 2012.

Ludimilla_Radchenko_operaAnche in quest’incombente occasione, l’implicito apparentamento, intercorrente fra la stilistica degli spazi abitativi e l’ideazione di personali percorsi creativi, pareggia, in una dimensione artistica, la proporzione di alcuni compenetrati elementi, funzionali a contesti qualitativi dove è riscontrabile la sollecitudine volta ad elevarne l’insieme, oggettivato in un diverso genere di manufatti, pure secondo piani di introspezione contemplativi.

Nelle giornate comprese fra venerdì 10 e domenica 12 marzo, la seconda ed ultima parte dell’evento collettivo bresciano, organizzato in via Caprera, conferma la partecipazione anche di Ludmilla Radchenko lungo il serpiginoso percorso espositivo della fiera stessa, mediante una specifica offerta artistica, differenziata fra pezzi unici e lavori, invece, fruibili in multipli, fino ad un massimo di sette esemplari, rappresentativi, in ogni caso, di risultati sottoscritti e certificati.

La versatilità artistica della giovane autrice, già da vari anni indirizzata a coltivare una propria apprezzata visione d’arte innovativa, consente di poter appurare, in questa mostra, anche la riuscita serie dei lavori realizzati in una molteplice varietà di materiali diversi fra loro, come nel caso dei tessuti, costitutivi, fra l’altro, dei foulard, fino alla variante delle scarpe e di altre pertinenze, singolarmente parametrate al riscontro, dato ad esse, da un’interpretazione, modellata su una sfera prettamente individuale.

Questo aspetto pare trovare un’argomentata spiegazione pure in un testo pubblicato dall’artista a margine di un proprio editoriale supporto d’informazione: “In un momento di crisi, le aziende capiscono che hanno bisogno di una marcia in più per andare avanti differenziandosi dai propri competitors, soluzione che si trova nell’arte. Così le opere diventano testimonials di campagne pubblicitarie a livello internazionale, sviluppando, a loro volta, nuovi progetti come foulards e packagins studiati ad hoc”.

Ludimilla_RadchenkoL’eclettico carisma induttivo dell’artista si esplica già nel suo motto, modulato nella tripartizione temporale coniugata alla prima persona singolare, di “I am my past, my present, my future”, con l’imperativo finale di “Belive in yourself”, mentre una simile riflessione, sviluppata ad emanazione di un nesso particolare, è pure da lei espressa nell’aglosassone definizione riservata all’affascinante lavoro “diversamente materico” affidato ai tessuti “From FoulART to FullART”, ovvero strutturato nell’emblematica accezione, conseguentemente presentata in un opuscolo divulgativo, mediante il concetto di: “innovativi multipli d’arte di Ludmilla Radchenko caratterizzano anche le sue creazioni moda, coniando nuovi termini per riassumere il concetto di moda + arte, da FullART a FullART (arte piena / pieno d’arte)”.

Fulcro, posto a baricentro della ricorrente mediazione artistica interpretata dall’autrice, pare sia l’originario spunto introspettivo condensato in un quello stile che, come risulta evidenziato in una sua pubblicazione didascalica: “(…) si nutre di vita reale, si ciba di icone, drammi, percorsi di vita, successi e speranze comuni. Nascono elaborati digitali da foto e scansioni che uniti alla pittura materica creano composizioni ricche di messaggi visivi, collage di vita reale con pennellate d’ironia”.

L’ispirazione di fondo sembra sia anche quella di portare la Pop Art ad un livello maggiormente accessibile, nella concomitante conferma del buon coefficente artistico riconosciuto all’artista, in modo che alla qualità del manufatto espressivo si accompagni l’effetto di una amplicata diffusione del genere espressivo corrisponente ai rispettivi ambiti d’attenzione, liberamente sperimentabili a ridosso delle opere in questione.

Con l’artista – design milanese Chiara Del Vecchio, di “Oltre design” scaturisce, da un insieme cromatico di pannelli “Pop Art” di varia dimensione, quella interessante gemmazione artistica con Ludmilla Radchenko che si pone in relazione alla proposta delle opere in “D-Bond”, realizzate, cioè, su un “pannello sandwich composto da lamine di alluminio bianco sulla superficie stampabile e da una lastra in polietilene nero all’interno”.

Nel contesto dell’esposizione bresciana attengono, invece, solo a Ludmilla Radchenko altre opere anch’esse scelte, fra molte altre, per una rappresentativa proposta d’ampio spettro di indubbia ricognizione, come le tele del ciclo evocativo di “Channel”, qui significativo della possibile e diversificata portata dell’essenza rispettivamente in capo a ciascuno, nella pluralità d’esistenze intrecciate fra loro, nel mistero massivo di luoghi e di destini, piuttosto che della mera riproposizione celebrativa, al centro della rappresentazione visiva, del noto marchio commerciale.