Grazie di Curtatone (Mantova) – Il suo viso è dolce, armonioso. E’ quello di una madre che contempla suo figlio Gesù. Nelle delicatissime nervature naturali del legno traspare tutto l’amore, la pietà e la consapevolezza di un destino segnato dal volere divino, ma non per questo meno duro da accettare per una mamma che ama il proprio figlio.

Il viso, pallido nelle sue sfumature e contornato da ciocche ben distinte di capelli, è in contrasto con il tono più marcato dell’abito, un fitto panneggio che copre gentilmente il corpo della Madonna, lasciandone appena immaginare le belle forme femminili.

E’ l’immagine assorta di Maria, una delle opere in mostra alle Grazie di Curtatone fino a domenica 23 marzo nel suggestivo percorso artistico – religioso di Carlo Favini, ex funzionario di banca da decenni impegnato nella difficile arte dell’intarsio ligneo, pratica principiata dagli antichi Egizi, poi ripresa dalle varie culture, sino al suo apice in epoca rinascimentale.

Proprio il borgo che da sempre ospita le sacre rappresentazioni dei madonnari, ospita la serie di raffinate tarsie sulla vita terrena e sul mistero di Maria. In mostra si trovano un gruppo delle opere di Favini, lavori che permettono di cogliere tutto il fascino delle rappresentazioni, dalle quali traspare straordinaria perizia tecnica e raffinato senso estetico.

Favini si accosta gentilmente all’atto religioso, lo interpreta con umiltà e allo stesso tempo con un tocco di audacia, fondendo le tecniche antiche senza esitare a frutire di nuove strade. Ecco allora l’impiego di legni naturali non tinti delle più diverse varietà, valorizzati nelle loro differenze cromatiche, nelle loro venature e nodosità.

Come un pittore che intinge il suo pennello nella tavolozza per fondere i colori e creare nuove tonalità, così Favini intaglia sapientemente i vari “modi di essere” del legno, dando vita a chiaroscuri e obreggiature ottenute tramite bruciature nella sabbia portata ad alte temperature. Ed ecco che le immagini sorgono dal legno e toccano lo spettatore, con impensabili effetti di tridimensionalità.

I soggetti in mostra prediligono personaggi religiosi, ma spaziano anche a fiori e vedute di città. Filo rosso della mostra è la Santa Vergine, la donna che avendo dato al mondo il Figlio di Dio, da secoli è invocata anche come Janua coeli, la “Porta del cielo”.

Favini la mostra al pubblico in tutta la sua sublimità, per poi ripercorrere i vari episodi della vita, dall’Annunciazione alla celeste incoronazione, alle tante raffigurazioni col Bambino, atti di estrema dolcezza materna in cui la Madonna appare come madre misericordiosa e amorevole, donna così terrena e, al contempo, intrisa di luce celeste.

Laura Simoncelli
Dopo il diploma di liceo scientifico, si laurea all’Univeristà Cattolica di Brescia nel 2004 in Lettere e Filosofia. Collabora con Fondazione Civiltà Bresciana e Bresciaoggi con stesura di articoli sportivi, cronaca e tempo libero. Dal 2004 al 2017 fa parte della redazione di popolis. E’ docente di italiano e storia presso le scuole medie e superiori