C’è stato un tempo in cui un’auto faceva notizia. Non perchè fosse un modello, a distinguo dell’universalità degli altri tipi in circolazione, ma perchè la stessa fosse la prima, nel suo genere, in circolazione, censito in un’inedita avvisaglia di distribuzione.

La storia ne ha catturato una caratteristica e curiosa precisazione, relativa a questo debutto nel panorama degli spostamenti praticati in una moderna soluzione, mediante quell’attestazione che, fra le cronache del quotidiano “La Sentinella Bresciana” del 18 ottobre 1908, si demandava all’attenzione del tempo, per una certa considerazione che, ancor oggi, fatte le debite distinzioni, assurge a particolare e ad emblematica connotazione, per la storia locale dei trasporti, per altro, tuttora in trasformazione, nei rispettivi ambiti, sia pubblici che privati, mediante i quali questa stessa realtà ha una propria diversificata caratterizzazione: “Ci scrivono da Serle, 17: Questa mattina le nostre alpestri contrade risuonarono del rombo di un motore e dello squillo di una tromba. I buoni abitanti di Serle furono in un attimo sulla via e videro con grande meraviglia una automobile che per la prima volta era salita lassù. Gli automobilisti erano il cav. Mazzoleni con tutta la sua famiglia che, con molto spirito, avevano tentata la non facile via non mai percorsa prima d’ora dalle ruote di una automobile”.

Era il tempo in cui un ragionamento complessivo, circa i mezzi di locomozione, pareva prestarsi anche ad una generale analisi di valutazione, pure riguardante le risorse possibili per la loro alimentazione, in una tematica destinata, nell’avvenire, a perpetuarsi, in una riadattata prospettiva di interpretazione, nell’impellente e nell’inderogabile urgenza, però, di contenere pure l’inquinamento, ormai straripante fuori da una conseguente e venefica dimensione.

Alcune giornate dopo la “conquista automobilistica” della località bresciana sopra menzionata, “La Sentinella Bresciana” del 22 ottobre pubblicava, in prima pagina, un diffuso articolo dal titolo “Il trionfo del motore – Conferenza del senatore Colombo al Congresso delle Scienze” dove, fra l’altro, era scritto che: “(…) Ma se il motore a gas non è adoperabile, spetta ad esso il merito di aver fornito l’idea di un nuovo motore, del trionfatore dell’avvenire, che apre orizzonti sconfinati alla fantasia, il motore a benzina, basato sullo stesso principio di quello a gas, colla differenza che per formare il gas si adopera invece dell’antracite, un combustibile leggero. Esso non richiede apparecchi pesanti, bastandogli un semplice carburatore, anzi col progredire della tecnica si farà a meno anche di questo, come ne ha fatto a meno di Delagrange, che di un motore a benzina si è servito per il suo aeroplano. Per vederne i vantaggi, anche senza tener conto della messa in moto istantanea, cosa che non si ottiene con alcun altro sistema, basti rilevare che, mentre il peso di un motore a gas si calcola dai 300 ai 400 chilogrammi per cavallo, quello del motore a benzina è compreso fra i quattro ed i sette e mezzo chilogrammi. L’automobilismo è stato creato dal motore a benzina, e senza di esso non sarebbe stato possibile. Il problema non è ancora pienamente risoluto per il costo troppo grave della benzina e per il consumo dei pneumatici ma, se, come ne dà affidamento un esperimento ora in corso, si potranno sostituire ai pneumatici le molle, e se il dazio sulla benzina sarà tolto del tutto, l’automobilismo avrà uno sviluppo straordinario”.

Parole rivelatesi profetiche, nel loro essere state espresse in un’epoca nella quale il solo sopraggiungere di un’automobile, in una data località, poi nemmeno fra le più sperdute di una provincia, faceva notizia, nel porsi contestualmente innanzi all’allora incipiente e lunga prospettiva del progresso a venire, nel corso del quale, oltre al ricercato contenimento dei costi dell’alimentazione del motore, si sarebbe, però, imposto, nel futuro, il problema del subentrato inquinamento dell’aria nell’ambiente, in un’entità ingente, anche per gli scarichi della combustione, suscitando, fra l’altro, una riflessione etica per un senso significante affacciato su una indotta autodistruzione strisciante, dal momento che, pure secondo la prima legge di Isaac Asimov (1920 – 1992), applicata all’analogo campo delle invenzioni umane: “Un robot non può recare danno ad un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno” .

Nel medesimo contesto di interazione ambientale, la forza della natura si imponeva, analogamente ad oggi, anche nei confronti di un qualsiasi motore, quando, nella fatalità dei rovesci degli elementi, ogni genere di veicolo conosceva quella battuta d’arresto che ne rimandava la corsa, verso la meta, ad un altro momento, come pare fosse, emblematicamente, avvenuto pure ad una esponente della allora Casa Regnante, secondo quanto messo in prima pagina fra le brevi notizie de “La Sentinella Bresciana” del 19 dicembre 1908: “La Regina Madre fermata a Grosseto dalla piena dell’Ombrone. Grosseto, 18, notte. Alle 18e30 è giunta la Regina Madre accompagnata dalla Marchesa di Villa Marina. La Regina Madre viaggia in automobile ed era diretta a Roma proveniente da Stupinigi. Ma fu costretta a fermarsi ad un alberguccio di campagna, alla Stella d’Italia, non potendo traghettare il fiume Ombrone”.

auto_depocaDi pari passo alle caratteristiche delle prime auto in circolazione, come, fra l’altro, in riferimento alla generalità dell’insieme che era, al medesimo tempo, corrispondente a tutto quanto con le stesse si rapportava in un nesso diretto ed interagente di attribuzione, anche la velocità cominciava ad essere istituzionalmente presa in considerazione, mediante alcune prescrizioni che iniziavano ad apparire in una caratteristica codifica di regolamentazione, desumibile, fra l’altro, in ciò che l’edizione dell’indomani, del sopra citato quotidiano, somministrava al lettore, sancendo, già allora, una tematica, ancora fonte di una perdurante forma di inscindibile attinenza con quei mezzi che, in quel periodo, si usavano anche nel genere maschile, per un appellativo poi passato esclusivamente ad una femminile individuazione: “Velocità e regolamento degli automobili. Roma 19. Al Ministero dei lavori si stanno studiando delle riforme da apportarsi al regolamento ora vigente sugli automobili. Anzitutto, l’alta sorveglianza sugli automobili privati (licenza e circolazione) che attualmente viene esercitata dalle Prefetture, sarà esercitata dall’Ufficio Speciale delle Ferrovie, sui servizi pubblici automobilistici. Di più, si dice che, in seguito ad istanza pervenuta da qualche Comune, ed in seguito anche alla recente discussione avvenuta alla Camera sovra una mozione che tendeva a punire gli automobilisti che fuggono, dopo aver causato un disastro, il ministro Bertolini si sarebbe indotto a proporre che la velocità attualmente consentita per gli automobili in campagna (40 chilometri all’ora) venga ridotta di un quarto, cioè a 30”.

La velocità assurgeva anche a bene utile per una subitanea opportunità di comunicazione, per quel che di essa, su altro versante, entrava, insieme ad altri aspetti, ad essere nel raggio delle prerogative di una nuova possibilità di contatto fra le persone che, con le linee telefoniche, si profilava, fra le moderne potenzialità del superamento delle distanze, attraverso una sorta di ubiquità di gestione, rispettivamente differenziata da un diverso altrove ed, in un certo qual senso, sperimentata, in una molteplice approssimazione, grazie ad un servizio tariffato, mediante una logica a consumo destinata a mantenersi anche in una presente impostazione, come rivelava la notizia, messa fra le pagine de “La Sentinella Bresciana” del 25 settembre 1908: “Il telefono Brescia – Vallecamonica attivato ieri. La tariffa. Ieri è stata attivata la rete telefonica interurbana tra Brescia e la Valle Camonica e precisamente cogli uffici dei paesi di Bienno, Breno, Castro, Cividate Camuno, Cogno, Darfo, Esine, Iseo, Lovere, Marone, Pisogne e Sale Marasino. Perciò l’ufficio ed i singoli abbonati di Brescia sono ammessi a parlare cogli uffici e gli abbonati dei paesi anzidetti. Il prezzo delle conversazioni è fissato in cent. 15 di tassa unitaria per prenotazione e cent. 50 per conversazione di tre minuti”.

Una modalità che bruciava tempo e distanze, coniugando all’istante, la risposta verbale all’ispirazione di un riscontro sensoriale impattante che, dalla voce, diveniva, invece, immagine, resa e corrisposta, in pari velocità, secondo un’altra espressione, grazie alla spettacolarità di una versione cinematografica della realtà, a sua volta evocata, il 26 settembre 1908, dalla medesima testata giornalistica, fra le promettenti novità verso le quali, allora, se ne indicava la particolare manifestazione: “Cinematografo permanente Edison. Corso Magenta 6. Gli spettacoli si succedono a questo cinematografo sempre con crescente successo, data l’importanza dei programmi che si rappresentano. Questa sera avremo la Nascita, vita e passione di N. S. Gesù Cristo, un capolavoro artistico tutto a colori, nuovissimo per Brescia”.