Sarà anche nata da un gruppo di appassionati di automobilismo, come Aymo Maggi, Franco Mazzotti, Giovanni Canestrini e Renzo Castagneto, ma il formalizzarsi di una sua messa in atto effettiva, si era concretizzata solo in Prefettura.

A margine della primissima edizione della “Mille Miglia”, le testimonianze dell’epoca mettono in chiaro il ruolo cruciale dell’istituzione prefettizia bresciana per l’attuarsi dell’iniziativa: “Ieri è arrivata alla nostra Prefettura l’autorizzazione allo svolgimento delle Mille Miglia. Nessuno dubitava che la massima corsa, veramente sportiva del 1927 non trovasse il consenso del Governo, malgrado le preoccupazioni che sono state fatte correre anche da giornali sportivi, ai quali l’iniziativa dell’Automobile Club di Brescia, sorretta dal nostro giornale e dalla “Gazzetta dello Sport” non piaceva. Non bisogna dimenticare che, se pure, in un primo momento, questa grande prova automobilistica poteva suscitare lo sbalordimento, esistevano dei precedenti per considerarla come effettuabile. Basta ricordare il raid Nord-Sud per motociclette e la Coppa Agnelli per le automobili. (…)”.

Era l’11 marzo 1927 quando tale informazione, ispirata al recepito nulla osta governativo appena definito in Prefettura, per avvalorare gli sforzi già programmaticamente dedicati all’evento da parte di un’intraprendente regia, era divulgata per il tramite del quotidiano “Il Popolo di Brescia”, stante l’approssimarsi di questa manifestazione sportiva, al suo debutto assoluto, nella versione di un’originale competizione su strada, pensata nell’improvvisato circuito di percorrenza sulle possibili e diluite vie di comunicazione, tra il capoluogo bresciano e la più famosa città capitolina.

Prefetto di Brescia, era, in quei giorni, il palermitano Giuseppe Siragusa, verificandosi lo sbocciare di questa competizione motoristica nell’anno e mezzo circa che questo funzionario ministeriale aveva espletato, dalla metà del dicembre del 1926 alla fine del giugno del 1928.

Membro effettivo del contestualmente costituitosi “Comitato d’onore della Coppa delle 1000 miglia”, come era denominata, ai suoi lontani primordi tale manifestazione, questo prefetto era annoverato fra altre personalità coinvolte, in una plurale convergenza, per una ragionata sintesi di rappresentatività ai più alti vertici sia del settore automobilistico-sportivo che dell’insieme istituzionale significativo di un qualificato avvallo evocativo, come “l’on. Silvio Crespi, presidente del R.A.C.I. (Reale Automobile Club d’Italia), on. Sen. Giovanni Silvestri, on. Sen. Giuseppe Agnelli, on. Sen. Giacomo Bonicelli, on. Avv. Carlo Bonardi, deputato al Parlamento, l’on. Alfredo Giarratana, deputato al Parlamento, on. Comm. Lando Ferretti, presidente del C.O.N.I, (Comitato Olipico Nazionale Italiano) (…)”.

Un’appartenenza che, nella dinamica organizzativa dell’appuntamento automobilistico, si era ispirata anche al fatto che, come ancora specificato da “Il Popolo di Brescia” del 15 marzo 1927, “(…) Anche l’illustre Prefetto della nostra Provincia ha voluto cortesemente informare i Prefetti delle regioni attraversate e comunicare loro la illustrazione del percorso, in modo che, a quest’ora, la più vasta organizzazione sportiva che mai sia stata fatta in Italia, è già una cosa avviata e darà immancabilmente I suoi frutti, assicurando la regolarità dello svolgimento che deve essere una superba manifestazione delle qualità sportive dei concorrenti, ma anche dell’educazione del pubblico italiano e del suo senso di assoluta disciplina stradale”.

All’inaugurazione della “Coppa della Mille Miglia”, con il segnale del via dato da Augusto Turati, allora segretario politico del partito di governo, era presente, fra gli altri, anche il prefetto di Brescia, come nell’immediatezza della cronaca, inerente l’avvenimento agonistico sulle quattro ruote appena avviato, era evidenziato, nell’informazione riportata dal giornale locale, nell’immagine che a tale circostanza risultava speculare “(…) L’illustre starter viene fatto salire sul palco e dietro a lui salgono il Prefetto comm. Siragusa, il podestà, comm. Calzoni, il comm. Porro Savoldi, il comm. Viola, reggente la Questura, il generale Amantea, altri ufficiali dell’esercito e della Milizia, l’on. Lando Ferretti, il comm. Gorio, i commissari sportivi dell’A.C.I. cav. Vecchioni ed ing. Galli. (…)”.

In quella prima mattina di sabato 26 marzo, questa gara aveva avuto inizio a Brescia, da Viale Venezia, mediante un ordine di partenza cronometrato fra le vetture partecipanti dalla diversa cilindrata, fra le quali, alla resa dei conti, sul totale, giunte all’arrivo in 53, e, nel frattempo, ritiratesi, 24.

La classifica finale aveva aggiudicato la vittoria aMinoia Ferdinando, Morandi Giuseppe – OM . Partiti alle ore 8,59 arrivati alle 6, 3’ 48” (domenica) impiegando 21, 4’ 48” e un quinto, alla media di chilometri 77,238”.

Il risultato, primeggiante su tutti gli altri, era andato ad interessare anche un mezzo, “frutto autoctono”, della produzione bresciana, essendo di marchio “OM”, come documentato da “Il Popolo di Brescia” del 29 marzo, nello specificare rispettivamente che “(…) alle 6,30 il rombo caratteristico della O.M. si fa udire regolare. E’ Minoia. Giunge come un bolide, senza il cofano, per cui, tanto lui che Morandi, appaiono neri di olio e di fumo che sprigiona dal motore (…)”.

In città, la specifica impronta di questo particolare esito sostanziale, aveva fatto registrare gli accenti di soddisfazione e di entusiasmo che erano scaturiti dalla disponibilità ottenuta di un favorevole riscontro certamente sperato, in quanto, come era riportato nella medesima pagina del giornale menzionato, “ieri, per festeggiare la clamorosa vittoria riportata dalla O.M. nella Coppa della Mille Miglia, gli operai e gli impiegati negli stabilimenti di S. Eustacchio, domandarono ed ottennero, una giornata di riposo. Questi, ben sapendo l’importanza della vittoria riportata ed i sacrifici fatti per ottenerla, vollero spontaneamente tributare ai loro campioni che, giornalmente, condividono con essi le fatiche dell’officina, una calorosa dimostrazione di simpatia (…)”.

Il non indifferente itinerario, fra le varie località italiane interessate alla manifestazione, si era contestualizzato anche nella visione spartana che si era intesa dare, prima, all’ipotizzarne il flusso delle automobili da preventivare, pure con alcuni sopralluoghi in vari punti di snodo, giungendo, comunque, alla conclusione del fare rilasciare, a resoconto di questa parte anticipatrice della corsa, il fiducioso sintetizzare, come apparso in una certa pagina dell’organo di stampa accennato, il 22 marzo precedente, che “(…) Nessun obbligo spetta agli organizzatori per le segnalazioni: come pure nessuna responsabilità, essendo queste affidate al civismo del pubblico. Ad ogni modo, questo delicato servizio sarà assunto da appositi incaricati dell’Automobile Club di Brescia e della “Gazzetta dello Sport” che ne cureranno la posa lungo tutto il percorso. Oltre agli avvisi murali, verranno collocate nei posti, dove maggiormente è necessaria la segnalazione, dei cartelli in legno “fondo bianco, parole nere”, con la scritta “A.C. Brescia – Coppa Mille Miglia”, con una freccia indicante la strada da seguire (…)”.

Dagli osservatori “segreti”, appostati per vigilare la congruità del rispetto usato lungo il percorso obbligato, fino agli striscioni, con le indicazioni utili agli automobilisti in lizza e, pure, funzionali ad avvisare gli abitanti delle zone attraversate, pare che, in sede organizzativa, si fossero susseguiti anche alcuni confronti con le rispettive realtà locali, come a Reggio Emilia che, fra le prime tappe dopo l’inizio ufficiale, mediante l’affrontare le premesse, ancora rivolte verso la maggioranza, rispetto all’insieme, dei chilometri ancora a venire, aveva registrato, nelle fasi di un propedeutico accertamento della via libera fra le diverse località interessate, quel riscontro della Prefettura di tale città emiliana, che era appariva pervaso da una corrispondenza del tutto personale: “(…) La prima visita a Reggio, è stata per il marchese Perrone, prefetto della città. Il suo unico rammarico è quello di non poter prendere la sua gloriosa Alfa Romeo che ha conosciuto, nella fremente riscossa fascista, tutte le strade della Toscana e correre (…)”.

A riflesso dell’intero insieme dei particolari fondanti la stessa prima edizione di questa manifestazione, paiono già potersi strutturare le parole usate dal giornalista e scrittore Tonino Zana, nel descriverne, fra altre considerazioni, un caratteristico affresco nel volume “Mille Miglia 2006”, per “La Mille Miglia Editrice”: “(…) La Mille Miglia fu gli occhiali di Brescia nella notte, i fari contro le nebbie, il rumore e la velocità per non stare indietro, il primo strano apparire di un nord ingegneristico, italiano e campione. Coraggioso e sportivo. Fu la tempra bresciana contro il limite delle stagioni del tempo. Fu il carnevale della vita messa in un motore, vestita di un manto di metallo, architettata dall’artigianato e dall‘arte del tempo. La Mille Miglia fu e rimane di tutti, sul piano ricreativo e sul piano culturale è di tutti: liberale nella concezione di un superamento elitario del limite, socialista nella coscienza di fatiche anonime intorno alle valvole ed ai fili dello scoppio vincente, fascistica, più che fascista, nel portare il cuore oltre l’ostacolo, ecologica nell’unire e nello scovare un’Italia altrimenti introvabile, se non lungo segmentati singulti ferroviari e racconti in cartolina (…)”.

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