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Quindi, diabete. Curva glicemica, tanto per controllo… ma poi la presenza, riconosciuta, codificata e col bollo.
Inizia la giostra delle visite, delle analisi reiterate, delle deprivazioni, delle domande.

Da tanto tempo ero colei che scava ed indaga nell’animo altrui… Ma, ora, tocca a me stare dall’altra parte della scrivania, a rispondere. Riconosco di avere incontrato sempre personale gentile, oserei dire premuroso, a parte qualche eccezione.

Mi hanno spiegato come fare per tenere controllata la glicemia, mi hanno dato macchinette e notes, dove segnare le rilevazioni e poi… poi inizia la trafila quotidiana.

E la prima prova glicemica fatta da me. Mi sono intorcinata, con la penna con il piccolo aghetto. Con la linguetta da introdurre nell’apparecchio. Tanto simile al mouse, che una volta ho cercato di infilarlo lì. Beh, del resto, non ho ritrovato gli occhiali persi…nel frigo?

La senescenza avanza ed il diabete porta a defaillances notevoli. La prima volta, dunque, ho perso almeno 10 minuti per capire come fare. Bucarmi mi sembrava una violenza. L’aghetto usciva senza motivo. Macchè, il motivo c’era: non mettevo la parte superiore alla penna…

E le striscette? Bisogna inserirle perfettamente, oppure il numerino che esce sul display è quello del codice dell’apparecchio… cosa di cui mi sono accorta alla terza prova. La tecnica per sostituire il piccolo ago, togliendo quello precedente, mi è stata chiara solo un po’ di prove dopo.

Intelligentemente, gli inventori del marchingegno hanno fatto sì che basti un piccolo colpo di pollice, per farlo uscire a scatto. Ma per un po’, ho lottato, cercando di tirarlo via, pungendomi ulteriormente. In più, quando segnavo i valori, una perversa goccetta di sangue indugiava sul dito, nonostante avessi cercato di pulire bene…

Risultato: tutto il notes costellato di segni ematici, con l’effetto di maculato/zozzo. Bella presentazione, per una che ama anche non essere in difetto, vero? Con, in più, la rabbia di sentirmi, oltre che portatrice di malattia, anche un po’ deficiente.