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I tre colori nazionali: rosso del pomodoro, bianco della mozzarella, verde del basilico. La pizza, dedicata ad una regina, quella che ne porta in omaggio il nome di Margherita, conserva i colori celebrativi del folclore con i quali una nota parte della sua storia risulta ancora dipinta.

Il contesto dell’origine di tale esclusiva pare sia nel viaggio dei reali d’Italia nella città partenopea, nel giugno del 1889, quando, oltre al protocollo delle visite ufficiali, sembra sia stata presentata la pizza, nel modo in cui la versione di una mirata dedicazione al femminile l’ha formalizzata, ratificandola nella plateale notorietà culinaria di una spontanea iniziativa.

Senza che vi sia traccia dell’importante risvolto pizzaiolo di tali frangenti, il quotidiano “La Sentinella Bresciana” del 15 giugno 1889, fra l’altro, pubblicava: “Il Re a Napoli. La giornata è stata splendida: la città era imbandierata, animatissima; alle 10 antimeridiane, fra il tuonare dell’artiglieria e le acclamazioni della folla, i Sovrani ed il Principe si recarono in piazza del porto, dove, circondati dalle autorità, da migliaia di invitati e dalla folla plaudente inaugurarono i lavori di risanamento. Il Cardinale Sanfelice diede la benedizione. Parlarono applauditi il Sindaco Amore e, Giacomelli, a nome della Società. I Sovrani ed il Principe ritornarono alle 11,20 nella reggia fra incessanti entusiastiche acclamazioni. Stasera pranzo a Corte. L’Ammiraglio inglese Hoskins tutti i comandanti delle navi inglesi vi sono invitati”.

La partenza da Napoli sarebbe avvenuta alcuni giorni dopo, vagliata dal riflesso di una cronaca che, pare, ancora riservasse al resoconto dei fatti la trattazione formale di una scarna cronaca istituzionalizzata, priva di quel tocco di colore, invece, riferito al battesimo di una pizza che dalla regina Margherita sembra abbia da tale circostanza preso il nome, stando, almeno ai termini di ciò che è stato ripreso da “La Sentinella Bresciana” del 19 giugno 1889, nel merito, cioè, del viaggio compiuto anche dalla sovrana, con il marito Umberto e con il figlio che diventerà poi re Vittorio Emanuele III: “Roma 18, 10, 15 pom. Iersera ebbe luogo a Napoli la serenata degli studenti; i Sovrani ed il Principe vi assistettero dalle finestre della reggia. La marina da Santa Lucia a Posilippo era grandemente affollata; la serata e lo spettacolo furono splendidissimi. I Sovrani ed il Principe sono partiti da Napoli alle ore 8,30 ossequiati alla stazione dalle Autorità e acclamati dalla folla. Il treno reale è giunto a Roma alle ore 2; una folla immensa aspettava i sovrani e li accolse con vivi applausi”.

Se, in questo ambito partenopeo, l’insinuarsi evocativo di una diffusa tradizione perdura tuttora nell’abbinamento della pizza Margherita con un riferimento regio d’appellativo, analogamente, dello stesso nome, la storia ne ha documentato il contesto celebrativo, fra l’altro, proprio di un onomastico esclusivo, quando, cioè, nell’allora Regno d’Italia, ci si mobilitava per rendere alla regina gli auguri di Santa Margherita, in un puntuale riscontro collettivo.

Tutto questo anche quando, a Brescia, chissà come, ci si sbagliava, confondendo il giorno di tale onomastico, cadente il 20 luglio, con il compleanno della stessa Regina Margherita, nata il 20 novembre 1851.

Festa per festa, “La Sentinella Bresciana” del 21 luglio 1921 pubblicava testualmente: “Il genetliaco della Regina Madre. Roma, 20 luglio. Ricorrendo il genetliaco della Regina madre gli edifici pubblici e moltissimi privati sono imbandierati e stasera illuminati. Le musiche suonano nelle piazze. Il sindaco e la deputazione provinciale inviarono telegrammi di augurio all’augusta signora”.

La medesima testata giornalistica tornava sui propri passi anche nell’edizione corretta di tre anni dopo, recando l’implicita testimonianza di come a quella data di luglio fosse il periodo estivo a dare festa all’onomastico della sovrana, invece che compleanno, espressamente menzionata nell’edizione infrasettimanale di martedì 22 luglio 1924: “L’onomastico della Regina Margherita. Roma 21 luglio. Ricorrendo ieri l’onomastico della Regina Madre, tutti gli edifici pubblici e moltissimi privati erano imbandierati. Autorità e associazioni hanno inviato all’Augusta Signora telegrammi di augurio”.

L’anno del curioso svarione giornalistico, pare che non si fosse risolto ad attribuire un altro compleanno a chi si era, qualche mese prima, scritto il compierlo in altra data, dal momento che, nei giorni dell’invece esatta ricorrenza, il giornale sorvolava su altri aspetti diversamente concernenti la medesima persona, nell’occuparsi di alcuni fatti accaduti in coincidenza, come “La Sentinella Bresciana” del 19 novembre 1921 aveva provveduto a riferire: “La Regina Madre partita da Trento. Trento, 18 novembre. Oggi, alle ore 18 S.M. La Regina Margherita ossequiata alla stazione dalle autorità civili e militari, è partita per la via di Verona. Assistevano alla partenza numerose rappresentanze e associazioni e una grande folla che ha fatta alla Regina Madre una entusiastica dimostrazione di affetto. La Regina Madre ha lasciato al sindaco dieci mila lire per i poveri della città”.

Margherita non era stato nome da lasciare un’eco indifferente a Brescia, in occasione della visita della famiglia reale, in città ed in provincia, avvenuta nel settembre del 1878, tanto che, non si era persa l’occasione di alludere alla pari versione floreale di una medesima denominazione, appunto, in capo ad un fiore, mediante il delicato genere di un altro specifico omaggio, contestualmente partecipe degli onori tributati all’ospite illustre, nei termini che sono stati diffusi all’indomani dell’arrivo dei sovrani alla stazione ferroviaria cittadina, nel resoconto di quella giornata, da “La Sentinella Bresciana” di venerdì 13 settembre 1878: “(…) All’arrestarsi del treno scoppia un applauso vivissimo e prolungato. Scende il Re, in bassa tenuta di Generale, e dà la mano alla Regina. Il Re porge tosto la mano al Sindaco e gli dirige la parola ricordandogli le dieci giornate nelle quali gli fu riferito che egli ebbe gran parte – e stringe la mano al Prefetto, complimentando il Presidente d’Appello e l’altre Autorità – passa quindi in rassegna la compagnia d’onore schierata, colla musica, sotto la tettoja, discorrendo a lungo col Capitano comandante. Frattanto una commissione di Signore composta della Baronessa Monti e delle Contesse Franzini-Bettoni, Valotti, Maggi e Martinoni, a mezzo della stessa Baronessa Monti, presentò alla Regina uno stupendo mazzo di fiori, fattura dell’egregio Prof. Consoli, tutto di sceltissimi fiori di serra: la sua armatura sottostante era formata di mille foglie di finissimo tulle con raso bianco a buffetti tempestato di margherite spiegate e chiuse con microscopiche foglie verdi. La regina si mostrò soddisfattissima del presente ed ebbe parole di lode per quei fiori che emanavano soavi e delicati profumi. E le signore della commissione furono ammesse al bacio della mano della sovrana”.

Alle fini margherite, presenti nella ricevuta composizione floreale, la Regina Margherita ricambierà con ciò che aveva la sostanza di potersi ancora oggi immaginare tale e quale, ovvero mantenuto nel tempo a venire, nella sua natura originale, non sfiorendo i metalli preziosi e diamantati, nella loro lussuosa stazza sopravvivente ad ogni ricambio generazionale, come in sede nobiliare, a Brescia, già in quei giorni, qualcuno blasonato ed anche non titolato, poteva già ipotizzare, a margine della notizia che ancora “La Sentinella Bresciana” del 15 settembre 1878 pubblicava, riferendo a proposito di una elargizione particolare: “(…) Fra i ricordi lasciati dai Sovrani notiamo il presente fatto della Regina alla contessa Paolina Fenaroli di un braccialetto d’oro massiccio di bellissima fattura, portante nel centro una grossa perla ed ai lati due fulgenti zaffiri, questi e quella circondati da una graziosa corona di diamanti”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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