Ha ragione il giurista Stefano Rodotà: “La rete ha al suo interno gli anticorpi ai problemi che contribuisce a far nascere”.

Ma ogni tanto bisogna aiutare questi anticorpi a rafforzarsi e a venire a galla. Contro l’odio per esempio. Oppure contro il cyberbullismo che, secondo dati del 2012, colpisce un bambino su quattro, soprattutto attraverso i social network.

E’ questo il senso dell’osservatorio online Hate Speech watchdog avviato dal Consiglio d’Europa attraverso la campagna No Hate Speech che sta coinvolgendo 34 paesi.

No Hate SpeechL’obiettivo è quello di sensibilizzare e mobilitare le persone contro le espressioni, i video e le parole d’odio che girano online (che non sono poche purtroppo). E quindi anche di segnalarle in un sito.

Ma cosa significa esattamente “hate speech”? Secondo la definizione del Consiglio d’Europa, l’incitamento all’odio “copre tutte le forme di espressione che diffondono, incitano, promuovono o giustificano l’odio razziale, la xenofobia, l’antisemitismo o altre forme di odio basate sull’intolleranza, tra cui quella espressa dal nazionalismo aggressivo e dall’etnocentrismo, la discriminazione e l’ostilità nei confronti delle minoranze, dei migranti e delle persone di origine straniera”.

 

Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.