Il libro dal titolo “La ricostruzione del Tempio” ha, fra l’altro, in sé una profetica provocazione: “L’uomo del futuro potrebbe essere il risultato di un sincretismo di razze, avvallato geneticamente, un uomo senza razza, indistinto e indifferenziato, un uomo monotòno. Dall’osmosi delle razze seguono importanti conseguenze. Innanzi tutto, le grandi religioni, che avevano suddiviso e raggruppato gli uomini sulla base di diverse dottrine teologiche, perderanno a poco a poco le proprie specificità, mentre l’umanità tenderà verso forme di religiosità da tutti condivise. Cambiamenti radicali si avranno anche nell’etica, nel diritto e nelle regole dell’azione sociale. Le diverse culture tenderanno a integrarsi fino a costituire la cultura universale”.

“La ricostruzione del Tempio” è un’espressione metaforica di una corrispondente allusione filosofica, tradotta in quella chiave allegorica, che, alla formula verbale, ingiunge, in questo caso, la destinazione di una conclamata sede valoriale, come quella circostanziata in una struttura dedicata all’immanente, dove, strutturalmente, convergono i più alti riferimenti che innalzano al trascendente l’intera complessità esistenziale. L’uomo è definito “tempio dello Spirito Santo” da San Paolo nella prima lettera ai Corinzi, nel ricorso di tale figurato termine di paragone, su cui converge la simmetrica consistenza di una serie di pertinenze che, in tale luogo, sono esemplificativamente proporzionate al rappresentativo significato di un contatto fra l’ineffabile e la natura umana.

Un’enunciazione programmatica, quella de “La ricostruzione del Tempio”, scelta a denominazione di copertina del saggio di Giuliano Di Bernardo, per la “Marsilio editori” che, in un centinaio di pagine, oltre a confutare la “ragione per cui oggi, più di ieri, esiste la necessità di concepire utopie, di immaginare mondi possibili in cui l’uomo possa vivere nel benessere e nella felicità”, promuove una serie di argomentate analogie fra i concetti delle distinte tradizioni etiche che si esplicano su un panorama iridato dell’umanità, mediante il riflesso delle loro radicate e costitutive peculiarità.

Ricostruzione_del_TempioAffinità estrapolate fra ciò che unisce, rispetto, invece, a ciò che divide, che l’autore evidenzia attraverso quello snodo intellettuale focalizzato nel “lasciare il piano dell’essere in crisi per volare verso il dover essere utopico”. La risposta per arginare una certa tendenza di disgregazione generalizzata che implode, fra l’altro, in una controversa dinamica culturale, ancora esacerbata dal precipitare di problematiche sociali, pure sperimentate in una contrapposta soluzione ispirata anche all’interpretazione fanatica di certi credi confessionali, è che “la nuova utopia debba rappresentare un dover essere attuabile e debba essere incentrata sul misticismo”.

Questa prerogativa di sottile reinterpretazione del tempo incombente, alla luce di quanto, ricondotto ad un potenzialmente condivisibile patrimonio ideale dell’uomo, vi possa essere di interagente, è il tema dominante del libro, nella direzione di una sintesi funzionale a ricomporre in armonia una ampia visione della realtà presente, grazie ad una reinvestita intesa di principi contingente, mediante il confronto fra la religione e l’impronta esoterica massonica, per distinguervi, oltre alle loro naturali e comprensibili differenze, anche gli utili riscontri per una complementare azione d’orientamento fra i due estremi, qui intesi quali particelle di una medesima retta fra loro intercorrente.

Conseguentemente, la proposta dell’autore di questo saggio è ilpartire da esse, ma è altrettanto necessario andare oltre. Ma l’andare oltre, almeno per chi scrive, significa lasciare il piano dell’essere per volare verso il dovere essere, inteso come utopia. E sul piano del dover essere troviamo, sempre secondo chi scrive, il misticismo. Tale utopia integra e rafforza sia l’etica delle religioni sia l’etica universale massonica. Dalla dialettica tra essere e dover essere, così intesi, può emergere il progetto per risolvere i gravi mali che affliggono l’umanità e con esso la speranza di un domani non più caratterizzato da angoscia e solitudine, ma illuminato dal faro dell’amore fraterno”.

Nell’ambito di tale composita visione valoriale, sembra appaia una complementarietà di differenti interazioni antropologiche collimanti su uno stesso profilo d’azione, perché, una è una religione, mentre l’altra non lo è: l’una si avvale di una codificazione teologica, l’altra, nella sua “concezione etica dell’uomo” ha, fra l’altro, avuto il formale pronunciamento della “Gran Loggia Unita d’Inghilterra”, nel 1985, attraverso una dichiarazione dove “La tesi ivi sostenuta e più volte ribadita è che la massoneria non è una religione”.

Giuliano Di Bernardo
Giuliano Di Bernardo

L’anello di congiunzione, in questo raffronto fra differenti matrici morali, si instaura fra il pensiero laico e quello religioso, emblematicamente considerato nel libro attraverso un dato di fatto storico: “il Parlamento delle religioni mondiali, riunito a Chicago nel settembre del 1993, approva la Dichiarazione per un’etica mondiale, vedendo in essa il requisito minimo per instaurare un consenso tra i rappresentanti delle diverse religioni, allo scopo di progettare il risanamento spirituale, etico e materiale dell’umanità”.

Di rimando, anche la massoneria, pur non essendo di natura confessionale, sembra possa fare sintesi fra gli elettivi spunti ideali del proprio percorso, per un possibile contributo rivolto allo stesso progetto d’incontro, lavorando alla “revisione di alcuni aspetti della dottrina filosofica” che le compete: “come uomini diversi per lingua, religione, cultura, razza sono riusciti a coesistere nelle Logge massoniche ispirandosi ad un unico modello etico, così è altrettanto possibile che i rappresentanti delle religioni si ritrovino a condividere un’etica mondiale da esse proposta”.

“La ricostruzione del Tempio” verte sulla concomitante evoluzione dell’accennato pensiero religioso, affinatosi al di fuori dei rispettivi sacri consessi d’appartenenza, attraverso quell’ulteriore punto di sinergia, enucleato a propositiva mediazione confessionale sulla via percorsa fra l’incombere di distinte concezioni spirituali, ma di simili principi morali, che pare compatibile con il dichiarato “sgrossamento della pietra grezza” di cui ogni “libero muratore” dovrebbe farsi carico, riguardo la propria rispettiva individualità, per “elevare templi alla virtù e per scavare oscure prigioni al vizio”, nel personalmente coltivare la fede professata e nel porre i propri doveri verso Dio, in un vigilante esercizio di tolleranza fra le diversità incontrate, idealmente perseguibile nella concezione che “per il pensiero massonico, tutte le concezioni dell’uomo (religiose e non) sono relativamente vere, mentre quella che il singolo uomo trasceglie è per lui assolutamente vera”.

Sullo sconfinato panorama dell’incontro fra tutti i popoli, dove la formulazione di una ridefinita utopia pare possa promuovere il misticismo come elemento catalizzatore del potere fare “ritornare l’umanità al mondo del mito”, secondo l’autore, “tra l’etica mondiale delle religioni e l’etica universale massonica esiste un fondamento comune che consente ai sostenitori dell’una di dialogare con i sostenitori dell’altra, per contribuire insieme alla soluzione della grave crisi che travaglia oggi l’umanità”.

Come ancora, scrive, fra l’altro, Giuliano Di Bernardo, a sigillo d’orientamento sull’intero paradigma di pensiero che, in questo libro, si attaglia al suo corrispondente fulcro contenutistico: “La speranza è che l’uomo, ispirandosi all’etica e al pensiero utopico, possa intravedere, tra le tenebre che dominano la sua vita, il faro dell’amore fraterno, premessa essenziale per il risanamento materiale e morale dell’umanità”.