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la rivolta di gaiaIncontrai James Lovelock al Festival della letteratura di Mantova del 2007.

Incuriosita dal questo scienziato, il padre della teoria di Gaia, decisi di comprare il suo ultimo libro, La rivolta di Gaia, appunto.

Il titolo del libro è eloquente: l’uomo ha incrinato i delicati meccanismi alla base dell’equilibrio tra le forme di vita sul pianeta e Gaia, la nostra Terra, sta mettendo in atto una vera e propria rivolta che potrebbe vedere l’umanità condannata ad un’estinzione quasi totale nel breve volgere di un paio di generazioni.

Il tema della crisi ambientale è quanto mai attuale: proprio in questi giorni, dal 20 al 22 aprile, si terrà a Cochabamba, in Bolivia, la Conferenza mondiale dei popoli sul cambiamento climatico e i diritti della Madre Terra organizzato da attivisti di diversi movimenti sociali che annunciano una piattaforma alternativa a quella dell’accordo quadro delle Nazioni unite sul cambiamento climatico, conclusasi con un fallimento a Copenhagen nel dicembre 2009.

Nel libro, che ha suscitato un aspro dibattito fra gli ambientalisti, lo scienziato riflette sulle prospettive energetiche per il futuro prossimo, passando in rassegna le principali fonti di energia convenzionali ed alternative.

Tra queste vi è naturalmente anche l’energia da fissione nucleare che Lovelock ritiene una fonte ben più sicura e pulita di quella ottenuta con i combustibili fossili.

Lo scienziato non esita a mettere in dubbio concezioni largamente condivise, come quelle della necessità di ridurre l’inquinamento: eliminare lo smog, che assorbe i raggi solari, servirebbe solo a riscaldare ulteriormente l’atmosfera terrestre.

Siamo aumentati numericamente al punto tale che la nostra presenza sta visibilmente debilitando il pianeta, come se fosse una malattia. E, proprio come accade con le malattie umane, ci sono solo quattro esiti possibili: distruzione degli organismi patogeni invasori; infezione cronica; distruzione dell’ospite o simbiosi, vale a dire relazione permanente di mutuo beneficio tra ospite e invasore.

Per raggiungere questa simbiosi, Lovelock sostiene che l’unica medicina efficace di cui disponiamo in questo momento di grande urgenza sia il nucleare: le energie rinnovabili avranno certamente un futuro, ma ora non c’è abbastanza tempo per ottenere dei risultati da queste ultime contro “la dolorosa punizione che il nostro oltraggiato pianeta vorrà infliggerci“.

La sua raccomandazione non è da considerarsi quindi come una panacea a lungo termine, ma come l’unica soluzione che consenta di “tenere accese le luci della civiltà fino a quando saranno effettivamente disponbili energie rinnovabili e soprattutto la pulita ed inesauribile energia da fusione nucleare (ndr: l’energia che fa splendere il nostro Sole)”.

Viene da chiedersi “e con le scorie come la mettiamo?”: “Questo è un incubo ricorrente quando si parla del nucleare, ma è del tutto privo di fondamento nel mondo reale. Il mondo naturale accoglie volentieri le scorie nucleari in quanto queste costituiscono un deterrente perfetto in grado di tenere efficacemente alla larga chiunque si interessato a “svilupparlo” per il proprio tornaconto. Uno degli aspetti più impressionanti dei siti più intensamente contaminati da nuclidi radioattivi è l’attuale ricchezza della loro fauna e flora naturale. […] Mi sono offerto in pubblico di accettare tutte le scorie di alto livello radioattivo prodotte in un anno da una centrale nucleare e di depositarle su un piccolo pezzo di terra di mia proprietà. Occuperebbero lo spazio di circa un metro cubo, rimarrebbero in condizioni di sicurezza in un pozzo di calcestruzzo e io potrei utilizzare il calore rilasciato dal decadimento degli elementi radioattivi per riscaldare la mia casa. Sarebbe uno spreco non utilizzarlo. E, cosa più importante di tutte, non costituirebbe un pericolo per me, per la mia famiglia o per la natura.