Tempo di lettura: 5 minuti

Manerbio (Brescia) – Alle radici culturali dei robot. Dalle bambole meccaniche, alle sagome automatiche di carri allegorici, fino alle maschere animate del teatro. Si tratta, fra l’altro, di alcuni passaggi progressivi intercorsi nella cultura giapponese che hanno conformato, in modi diversi, l’idea antesignana analogamente sottesa allo studio ed all’impiego della robotica nel rielaborato modo in cui è praticata nei nostri tempi.

Le attività dell’Ucid – Bassa Bresciana (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti) hanno inaugurato il prosieguo dell’avviato programma sociale per il 2016, mediante quell’interessante incontro che, tenutosi nell’ex convento di via Crocifissa di Rosa a Manerbio il penultimo sabato di gennaio, ha coinvolto i numerosi partecipanti all’iniziativa proposta attorno al tema “Dai karakuri ai robot – Giappone: il paese con il maggior numero di costruttori di robot e con il maggior numero di robot installati”.

L’atteso intervento del relatore, nella persona del qualificato esperto del settore in questione, l’ing. Lorenzo Tirloni, general director di “Rea Group”, è stato introdotto dal presidente del sodalizio organizzatore, dott. Giuseppe Pozzi, che ha puntualmente contestualizzato l’appuntamento della giornata nell’ambito di un’opportunità funzionale ad un’ulteriore comprensione della robotica e di quanto la stessa abbia comportato a vari livelli d’innovazione, permettendo di fare proseguire, mediante questa riflessione, anche un significativo confronto con un’importante quota parte della cultura del Paese del “Sole Levante”, già sperimentato dagli associati della locale sezione dell’Ucid, nel corso di una recente visita al museo diocesano di Brescia, quale sede istituzionale, a più riprese, contraddistinta da motivi e da manifestazioni atte pure alla conoscenza ed alla riflessione su questo lontano Paese esotico.

Dallo spunto, preso da una dinamica e da una laboriosa caratteristica di questa realtà culturale, rispettata nella sua originale ed autentica complessità sostanziale, l’intelligente connubio speculativo che ha favorito il riproporsi dell’attenzione posta a contatto fra ambiti distinti di specificità, si è proporzionato all’antica ed all’affermata propensione giapponese verso l’ideazione di meccanismi propri della robotica e verso il sempre più crescente utilizzo di questa sorprendente inventiva anche nei processi produttivi e nei servizi funzionali all’economia.

Lorenzo Tirloni e Giuseppe Pozzi
Lorenzo Tirloni e Giuseppe Pozzi

Spiegando l’autoctona vocazione giapponese per l’automazione, l’ing. Lorenzo Tirloni ha, fra l’altro, citato, anche con l’ausilio della riproduzione di filmati e di immagini relative alla sua esposizione, vari esempi eloquenti di quanto rispettivamente afferente l’automa, a molla, fatto di legno ed in grado di portare una tazza che, in questo ingegnoso genere, si conformava anticamente ad ulteriori riuscite rappresentazioni, di epoche pure remote rispetto alle presenti generazioni, attraverso l’estrinsecazione di altre curiose invenzioni, anch’esse contraddistinte da meccanismi che trasformavano il moto rotatorio in movimenti rettilinei e combinati, in una orchestrata modalità composita di funzionalità sincronica.

Oltre alle bambole “automatizzate”, conosciute come “karakuri”, a tale mirata caratterizzazione è possibile ricondurre anche la realizzazione di tipici carri allegorici, meccanizzati da dispositivi per la scenografica rappresentazione di alcune figure espresse nei panni caratteristici di un “burattinaio” e di un gruppo di “suonatori”: un processo di simulazione dei movimenti dell’uomo ed il suo consueto interagire con un certa realtà circoscritta che, poi, pare essersi, a sua volta, evoluto nel “teatro kabuki”, palcoscenico di suggestive marionette animate dall’uomo, per il tramite di automatismi sempre più perfezionati che potevano emulare alcune azioni dei loro stessi inventori.

Inventori che, nell’avvicendarsi di un riadattato impiego di tali ispirazioni per il mondo del lavoro, sembra che abbiano metaforicamente passato il testimone di questa folcloristica ed originaria automazione alla moderna fattispecie dei robot, sul versante della natura di un altro genere di spettacolarità connessa, invece, all’operatività produttiva, con la messa a punto di manufatti, interpreti esecutivi di prerogative antropomorfe. Attraverso appositi assi questi robot possono imitare i movimenti umani, grazie anche ad una varietà di modelli individuabili a seconda delle soluzioni cinetiche diverse utilizzate (di tipo cartesiano, cilindrico, sferico e “Scara” – Selective Compliance Assembly Robot Arm).

I campi d’applicazione di tali automatismi meccanici spaziano in macro settori come l’agricoltura, l’industria, fino alla nuova frontiera coincidente con il creare robot che possono cooperare con l’uomo.

Il robot umanoide più avanzato, denominato, non a caso, Asimo, in omaggio a Isaac Asimov (il “profeta” della robotica) riproduce i movimenti umani, avvalendosi di una batteria di tre ore e con una capacità di interfacciarsi, di ricevere e di eseguire gli ordini per i quali è programmato, nel risultato prodotto dalla Honda, nell’ambito di un progetto, su più vasta scala, in cui primo sponsor di questa attività è il Governo del Sol Levante.

L’efficace trattazione dell’ing. Lorenzo Tirloni ha sviluppato un avvincente filo conduttore, passando dalle bambole, ai carretti, all’industria, fino allo studio cinematico delle dita di Asimo, il più evoluto umanoide robotizzato. A questo si aggiungono anche i “robottini” che dialogano con dei tablet dai quali giungono gli ordini ed, evitando gli ostacoli, distribuiscono, in un caso specifico, i medicinali in un ospedale del Giappone.

Film "Io e Caterina"
Film “Io e Caterina”

Altro utilizzo di questi esponenti della più evoluta frontiere della robotica pare sia l’ambito della reception, nel servizio della quale, reggono il ruolo affidatogli dall’uomo facendo leva su una dotazione comunicativa multilingue, offrendo indicazioni ed accompagnando la clientela nelle sedi di una catena alberghiera che ha posto in programma una progressiva robotizzazione anche per altri settori, come per le pulizie e per il riassetto degli ambienti.

Secondo l’ing. Tirloni, il futuro della robotica è il fare cooperare l’uomo con i robot, invece che l’inserimento di nuovi prodotti della robotica in un modo indistinto: il pensiero emergente dagli ambiti del loro impiego nel settore industriale è il fare collaborare un operatore con un robot, secondo un affiancamento che si perfeziona, in questo modo, in termini collaborativi e cooperativi. Considerazioni che si aprono anche a riflessioni pratiche circa un possibile argine alla concorrenza derivata dal basso costo della manodopera nel lavoro cinese. L’opportunità è il trovare alternative a livello industriale, stimando pure quanta manodopera possa essere sostituita dai robot, dopo l’ammortizzazione dei costi per quanto vi si è investito, sul piano di una crescente sinergia fra la meccanica e la sensoristica.

Ideazioni che si approssimano sempre più a fraternizzare con le necessità del loro stesso creatore, potendo per questo avvolgente aspetto, fare, fra l’altro, pensare, nel quadro della perspicace preveggenza di una certa visione sottesa alla realizzazione di una serie di film del Novecento andato, all’interpretazione affidata ad Alberto Sordi nella commedia satirica “Io e Caterina” del 1980 che sembra potersi significativamente interfacciare anche con l’incombente avvento dei robot umanoidi, già, nel caso di questa produzione filmica, affrontato in una provocatoria visione avveniristica, relativa a queste gemmazioni senz’anima dell’intelligenza umana, nel caso che le stesse prendano coscienza di sè, superando, in una iperbole assurda, il limite imposto dalla natura delle cose ed emancipandosi come Adamo ed Eva nel “Giardino dell’Eden”.

CONDIVIDI
Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *