Ferrara – La rosa di fuoco, ovvero l’arte e le arti a Barcellona tra 1888 e 1909. I grandi protagonisti della storia dell’arte sono presentati da punti di vista meno scontati: è il caso del giovanissimo Picasso che, quantunque alle prime prove, nel giro di qualche anno conquista la scena artistica catalana e parigina, con il tratto graffiante del suo precoce talento.

A Palazzo dei Diamanti di Ferrara accanto a nomi celeberrimi, vengono proposti artisti che ai più risultano ignoti, ma sono ugualmente di altissimo livello. Pensiamo a Ramon Casas, Santiago Rusiñol, Hermen Anglada-Camarasa o Isidre Nonell che, a differenza di Picasso, dopo essere apparsi e talvolta affermati sul palcoscenico parigino fecero ritorno in patria.

Una mostra di forti colori e forti emozioni. Si passa, non a caso, dalle estrose istantanee della vita moderna sul modello dei naturalisti e impressionisti francesi, alle tavolozze acide e brillanti che evocano l’atmosfera bohemien di caffè e ritrovi notturni, fino alla dominante blu dell’ultima sala della mostra. Poiché Picasso, e con lui altri animi inquieti, scelsero questo colore per esprimere il dolore e la solitudine che il progresso si lasciava dietro nella sua marcia trionfante.

Una mostra che offre pittura bellissima ma che, con garbo, invita il visitatore a soffermarsi anche sulle altre arti. L’architettura di Gaudí con le sue visionarie e geniali invenzioni, naturalmente, ma anche grafica, gioielli, modelli teatrali, ceramiche e sculture. Si tratta di aree di approfondimento circoscritte, rispetto alla ricchezza della proposta di dipinti, che offrono al visitatore preziose chiavi per far capire come tutte le arti siano state percorse da un medesimo fuoco di rinnovamento, nessuna esclusa.