Un angelo in una santella, mentre la maggior parte di tali manufatti devozionali solitamente si alterna fra le dedicazioni ispirate ad un altro genere di mistiche rappresentazioni, ascritte al ciclo dei riferimenti spirituali che hanno il volto di una ricorrente gamma di serafiche impersonificazioni.

Capita di trovarne un esempio, fra le colline contese dai territori di Passirano e di Bornato, località, quest’ultima, propria di una frazione di Cazzago San Martino, entrambi luoghi interessati, in Franciacorta, dalla presenza di un castello, in un dato spazio circonvicino.

In questa edicola religiosa, ispirata ad una figura angelica, la particolarità è anche nella struttura che sembra una capsula sovrastata da un disco, disposto in un assetto orizzontale, come una sorta di piatto copricapo circolare, collocato sopra il solido sembiante di un prisma, somigliante ad un tronco capitozzato nella sommità della sua espansione verticale.

In questo caso, il ciclo dei santi e quello delle molte Madonne, quali figure differentemente codificate a seconda della tipica versione attraverso la quale sono tradizionalmente considerate, lasciano spazio a quella caratteristica sagoma angelica che risulta espressa nell’invalso profilo di una corrispondente concezione tradizionale con la quale la stessa ricorre nell’immaginario di un assodato retaggio, anche culturale.

Diafana figura slanciata che richiama l’ascendenza extraterrestre di una misteriosa sua origine soprannaturale, da sempre ricondotta in prossimità di una divina dimensione sovrana, per mano di un certo “Mometti” che firma la pittura di questa santella, l’angelo appare pittoricamente immerso nella simbologia di una sua consueta soluzione elettiva.

Con accanto una candida colomba, quest’immagine eterea addita la direzione delle alte sfere celesti, mentre, nell’atto figurativamente inteso di un sovrastante abbraccio, in altra posa, invece, trattiene un fanciullo vicino, con cui esplica un messaggio evocativamente protettivo.

In questo aspetto, si situa il significato dell’opera, affidata ai quattro venti di un’aperta natura, percepibile nella prospiciente visione di vitigni e di attigue essenze, invece, spontanee, prodighe di una flora composita, fra alberi, arbusti e minimi vegetali, che ascrivono il posto ad un intreccio di sottili presenze, infisse nel creato di continue evoluzioni, espresse sul piano di perenni interazioni fra loro complementari.

Ferito dal corso delle stagioni, il manufatto pittorico risente, oggi, di parecchi segni di usura del tempo, lasciando, comunque, evidente la caratterizzazione che vi risulta saliente, anche rivelando l’articolato insieme di una propria identificativa proiezione contraddistinguente, pure recante la contestuale presenza di un’altra fanciullesca partecipazione alla dinamica figurativa nella quale assurgono complessivamente a due i bambini di questa rappresentazione espressiva.

Nei colori lunari della pittura, esposta al sole ed alla luna, nell’effetto di una diluizione cromatica che pare risenta del riflesso di una remota luce soffusa, non è dato subito il sapere il motivo allusivo di questa scelta fra le parti figurativamente coinvolte artisticamente nell’intera stesura che pare vada a sviluppare una sconosciuta narrazione nell’intreccio evocativo di una celata orditura.

Quel che è evidente, appare nella bastevole manifestazione angelica alla quale si è ispirato il maggior intervento attuativo del pittore che, nell’opera, a tale alata raffigurazione, ha riservato lo spazio protagonista di un preponderante assetto d’evidente caratterizzazione.

Nei pressi del manufatto, una possibile panoramica spazia, a volo d’uccello, dal campanile della chiesa della località di Bornato, fino a potersi allargare, indugiando nei particolari di un sottostante paesaggio, dal castello merlato di Passirano e dai vari agglomerati rurali, fino alla moltiplicata serie di filari di viti e di prati che conformano la natura in una virente realtà, per lo più, valorizzata dalla cura vitivinicola di cantine anche rinomate, come la vicina “Monte Rossa“, secondo l’agreste insieme collinare disciplinato su più piani.