Gottolengo, Brescia – Insegno in una scuola primaria, ormai da molti anni. Conosco qualche trucco del mestiere.

Mentre faccio lezione (intendo quella frontale, diventata rara con i bambini, ma pur necessaria qualche volta) osservo gli indicatori di noia dei miei alunni: gli occhi assenti, lo sbadiglio improvviso, la gamba sparita sotto i glutei nel tentativo di imitare una gru, un lavorio nel sottobanco, merende dimezzate e i famosi bigliettini che cominciano a circolare “Sei ancora mia amica?” con risposta a scelta multipla: SI’, NO, FORSE.

Allora basta una domanda, una battuta, un sorriso, un breve video sull’argomento per richiamare l’attenzione. Molte volte mi capita di usare certi termini, non troppo facili, e subito vedi le manine alzate per chiedere il significato di quella parola o di quell’espressione.

Non parliamo delle conversazioni: i bambini piccoli, a turno, ti raccontano proprio tutto, anche i segreti familiari. La pertinenza? Molte volte solo un optional, l’importante è parlare.

Come è possibile ricreare tutto questo in una didattica a distanza? Chi l’ha inventata non conosce i bambini piccoli, le loro emozioni .

In questo periodo, in cui tutto sembra irreale, bisogna inventarsi nuovi modi di comunicare. I colleghi della scuola media preparano lezioni filmate, programmate nell’arco della mattinata. Noi, per i nostri piccoli alunni di seconda, prepariamo dei compiti da caricare sul registro elettronico con qualche tutorial di spiegazione.

Favole al telefonoLa registrazione, che in genere per ogni argomento dura non più di un quarto d’ora, è un momento drammatico: nel bel mezzo il cane abbaia e devi ricominciare.

Sei in un momento cruciale e inizi a tossire. Poi rivedi il filmato e non riconosci la tua voce, ma quella cadenza bresciana che ti contraddistingue è invece ben presente. Si fa quel che si può, sapendo bene che far scuola è un’altra cosa.

Insieme ad una collega ho deciso di mandare ogni sera una favola solo letta. Il rappresentante di classe la gira nel gruppo e tutti i bambini la possono ascoltare.
Il cellulare è il mezzo più usato per comunicare, anche i nonni lo sanno usare!

Dall’inizio della lontananza forzata ho scelto “Favole al telefono” di Gianni Rodari: sono semplici, fantasiose, corte e divertenti. Importante comunque che loro ci sentano vicini! Alcuni genitori mi dicono che aspettano il momento della favola insieme ai loro figli!

Certo è che Rodari , pur con la sua fervida fantasia, non avrebbe mai immaginato che le sue favole al telefono sarebbero state così”al telefono”