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La prospettiva del serpente.
Uno spiraglio in profondità aperto innanzi ad una visuale corrispondente ad una sottile feritoia, realizzata nelle mura strutturanti l’esterno della famosa fondazione che, già dal suo nome, è ispirata alla memoria di chi ha contribuito a valorizzare il luogo in cui si trova questa combinazione, fra una veduta ed il corredo della sua stessa caratterizzazione, nella persona del letterato Ugo da Como (1869–1941).

Qui, il bassorilievo di un lungo e nodoso rettile biforcuto appare in un bianco reperto marmoreo, incastonato nel ruvido contenimento della struttura, un tempo abitata da questo personaggio pubblico ed ora ambiente bibliotecario e museale per Lonato, come pure analogamente valevole per la rocca medioevale di tale località del Basso Garda, alla stregua di essere rimarchevole per il territorio bresciano e comunque gardesano, oltre che per quello sconfinato valore culturale che ha patria in ogni dove può essere soppesato.

Ovunque si presta al nesso di questo manufatto, con un’immagine sovrapponibile ad uno spessore di significativa attestazione creativa, rispettivamente aderente ad esemplificare un tratto di storia compiuto nel suo implicito manifestarsi, a prescindere dalla composita specificità di una contestualizzazione locale, a sua volta, comunque, inserita nel corso di eventi più grandi, anche epocali, dai quali l’esigenza, come a Brescia è anticamente avvenuto, dell’avvio di una apposita istituzione, in grado di raccogliere e di documentare tale patrimonio di conoscenze, traducendosi tutto questo nel civico Ateneo, realtà d’approfondimento delle tematiche rispondenti ad impattanti risvolti sociali del quale Ugo da Como è stato, fra l’altro, presidente, fino a divenire anche presidente onorario, una volta ceduto il timone al vertice.

Su queste premesse, ogni cosa esercita un sapore particolare, anche a motivo di ciò che di esso è possibile argomentare, non trovandosi nulla lasciato al caso, in tale insieme di tracce rilevabili a lettura del contesto locale, nei pressi dell’acquisito frutto esperienziale che è stato colto, nei suoi studi svolti a Lonato, da questa figura culturale.

Anche nell’ambito di questa serpe, bene sagomata dal valente autore che l’ha scolpita nella strisciante posa naturale nella quale la si può rilevare, constatandone, fin d’ora, il suo utilizzo, all’aperto di un indistinto coacervo di pietre sporgenti, poste a massa di una cinta monumentale, nell’incombere orizzontale del risultare su quella rettilineità in verticale che insiste su un evidente affaccio al vuoto sottostante, verso cui è in una diretta perpendicolare.

Data una immagine, inserita in un dato insieme, parrebbe quasi di potersi strutturare un rebus oppure una sorta di sciarada quale ipotetica altra sfida al brio delle meningi, perchè ad un certo accostamento si produca una frase, un messaggio di riferimento.

La sfida pare ancora aperta. Tale insinuarsi fra le pietre ed il loro fermo linguaggio, cristallizzato nello stile che ognuno può cogliere a propria ispirazione, deriva dal lungo tempo decorso dalla silente iniziativa di messa in opera muraria di questa strana compenetrazione che si può cogliere in prossimità del terrazzo panoramico rivolto di spalle all’ingresso della “Fondazione Ugo da Como” e prospiciente al contiguo disporsi del centro storico di Lonato, con tanto di torre campanaria svettante nelle immediate vicinanze di questo libero punto di osservazione.

Altra cosa le epigrafi, anche graficamente decorative, per il tramite di una cromatica delicatezza affreschista, come, stando nei diretti paraggi, proprio, al di là di questa muraglia con il menzionato serpente, avviene la non casuale messa in mostra della frase “Ferream aetatem excipit amicitia et quies” sopra l’ingresso dell’antica “Casa del podestà”, applicata a tale specifica destinazione, finalizzata cioè a focalizzare quale fosse la residenza della maggior carica pubblica veneziana nel territorio, a dispiegamento istituzionale esercitato proprio da questo ambiente, rimanendo questo spazio confacente all’indirizzo che un sapiente intervento di recupero conservativo vi ha assicurato, attraverso il tramandare questa sua pregressa funzione, intendendola, comunque, coincidente con l’aggiunta di elementi, invece, contemporanei, ritenuti all’atto delle operazioni dedicatigli, opportuni per un riassetto adattato ai criteri di una personale supervisione.

In questo caso, la frase latina allude ad un significato che riesce ad attraversare il tempo ed a riattualizzarsi nel presente, secernendo il messaggio che “l’amicizia e la quiete confortano il duro vivere”.

Entro queste vetuste mura, si era, appunto, trasferito ad abitarci anche lo stesso Ugo da Como, chissà se riconoscendo un qualche messaggio celato, attribuendolo sia a serpente che a feritoia, nella cinta che abbraccia da fuori quella che era pure la sua dimora, rasentando, inerti, uno in sporgenza, mediante un bassorilievo, l’altra, in una stretta profondità dall’incidenza opposta, su uno spiraglio di luce, il dialogo fra le molte tracce simboliche che sono disseminate ad ornamento ed a definizione del posto.

Forse è solo una combinazione fattasi allegoria. Entro una feritoia del genere può materialmente passarci un serpente, quasi fosse uno spazio dedicato al via vai possibile di un non meglio identificato rettile.

Senza escludere tale ipotetica e remota versione, di un pertugio per il suo passaggio, potrebbe pure essere stata l’ironica ispirazione del fare trovare un serpente a chi, da fuori, quasi sfiorandone la metaforica epidermide, osasse sbirciare, avvicinandosi volutamente, per vedere il che cosa ci fosse al di là di questo muraglione imponente.

Attenzione, il serpente, quasi fossile restituito ad un perenne presente, è ancora dove lo hanno voluto, associato al suo strisciare aggrovigliato in loco, tacito testimone del proprio presidiare questo esiguo punto di contatto dove vige l’avviso figurato di avere a che fare con la sua serpiginosa stazza prorompente.