Tempo di lettura: 4 minuti

Busseto (Parma) – Con “La signora delle camelie”, tratto dall’omonimo romanzo di Alexander Dumas figlio, inaugura mercoledì 09 gennaio alle ore 21.00 la Stagione di Prosa 2019 del Teatro Giuseppe Verdi di Busseto, curata da ATER – Associazione Teatrale Emilia Romagna. Da questo celeberrimo romanzo, Giuseppe Verdi trasse ispirazione per la sua opera forse più nota e amata al mondo, “La Traviata”.

Lo spettacolo è adattato e diretto da Matteo Tarasco e interpretato da Marianella Bargilli, Ruben Rigillo, Silvia Siravo e Carlo Greco; le scene sono dello stesso Matteo Tarasco; i costumi sono dell’Accademia Costume&Moda di Roma; luci sono a cura di Luigi Ascione; e le musiche sono di Matteo Incudine.

Margherita Gautier è la più bella cortigiana della città conosciuta come, ‘la signora delle camelie’. Questi sono i fiori che lei teneva con sé quando si recava al teatro. Il personaggio è ispirato a Marie Duplessis, una celebre figura di cortigiana divenuta contessa di Perrégaux. Il narratore della storia entra in possesso di un libro appartenuto alla defunta. Il testo è Manon Lescaut, con una dedica sulla prima pagina da parte di un certo Armando Duval.

Inizia così il racconto della storia, che nasce quando Armando, conosce Margherita durante una rappresentazione teatrale. Armando ne è subito colpito, ma lei ride della sua infatuazione; sempre più affascinato da Margherita le dichiara il suo amore, Margherita accetta la sua continua presenza, solo nel caso lui le assicurasse indipendenza e libertà senza dover dare spiegazioni sul suo vivere: infatti il suo amante deve essere discreto e sottomesso. Armando è molto geloso del duca e del conte che continuano a far visita a Margherita: ma Prudenza gli spiega che lei ha bisogno dei loro soldi per mantenere un certo tenore di vita.

La relazione tra i due inizia quando Margherita rifiuta definitivamente il conte. Intanto il padre di Armando, venuto a conoscenza della relazione del figlio, lo vorrebbe costringere a lasciare Margherita, che rifiuta e torna dalla sua amata. Al suo ritorno, però, riceve un biglietto in cui Margherita afferma di averlo lasciato Armando viene a sapere che Margherita è gravemente malata: quindi le scrive una lettera e leggendo la sua risposta, scopre che lei lo lasciò così improvvisamente per il volere di suo padre. Alla fine Margherita muore di tisi e Armando ne sarà comunque molto triste.

Il romanzo di Dumas Fils è un viaggio nel profondo dell’animo umano, ove le contraddizioni più aspre si fondono, per restituire un’immagine del mondo vividamente controversa. Mettere in scena La signora delle camelie, capolavoro della letteratura francese dell’Ottocento, che alla sua prima apparizione sconvolse l’immaginario collettivo, vuole essere un tentativo di riacquistare, attraverso la fascinazione del palcoscenico, i valori della parola poetica, che crediamo oggi debba imporsi su altri linguaggi che dicono e spiegano, ma non insegnano il senso.

Mettere in scena “La signora delle camelie” significa essere appassionati; per mettere in scena La signora delle camelie dobbiamo essere fisici. Ma dobbiamo anche ricordare che le parole bruciano, che le parole si fanno carne mentre noi parliamo e quindi anche parlare, anche raccontare una storia è un gesto fisico. Oggi la lingua non è più del cuore, come diceva Paracelso, ma della mente. La parola soccombe nelle paralizzanti spire dell’ossessione comunicativa, stritolata da un’angoscia semantica. Per mettere in scena La signora delle camelie noi dobbiamo avere il coraggio di essere nuovamente eloquenti. Dobbiamo ricordare che le parole sono potenze che esercitano su di noi un potere invisibile, le parole hanno effetti blasfemi, creativi, annientanti, ma anche protettivi, persuasivi, le parole posso cauterizzare le ferite del cuore. Dumas Fils crede alla sottomissione della psicologia alla fisiologia, le istanze di Physis, del corpo, orientano le esigenze di Psyche, dell’anima. Ha scelto di raccontare le storie di personaggi completamente sopraffatti dai nervi e dal sangue, spinti ad agire nella vita dalla fatalità della carne.

La “Signora delle camelie” è una storia cupa e disperata, che oscilla pericolosamente nell’incerto territorio in cui danzano avvinghiati Eros e Thanatos. È una storia assoluta, spietata, estrema, senza margini di riscatto, senza limiti. Attraverso l’azione drammatica del cerchio fatale della Nemesi, che avvinghia ineludibilmente i personaggi della storia, s’intravede un altro indissolubile legame, quello economico, che costringe i personaggi a condividere un unico spazio vitale. Davanti al minimo segno di benessere materiale, l’essere umano è pronto a tutto, in questo mondo il denaro trasforma la fedeltà in infedeltà, l’amore in odio, la virtù in vizio, il vizio in virtù, il servo in padrone, l’insensatezza in giudizio e il giudizio in insensatezza. Poiché il denaro, in quanto valore astratto, mescola e scambia tutte le cose, il denaro è in generale una mescolanza. In questa storia ci sono soltanto colpevoli e ognuno porta con sé la propria condanna, in un mondo che costringe le persone a rapporti mostruosi e selvaggi, li condanna a vivere nel circolo vizioso di viltà e vigliaccheria. Bestie umane si agitano sulla scena del mondo borghese.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *