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Era il tempo dell’eruzione vesuviana. Non quella dell’anno 79, ma di un’altra, analogamente avvenuta dalla bocca del Vesuvio, parecchi secoli dopo.

Oltre alla drammatica notizia del funesto risveglio eruttivo del noto vulcano campano, le cronache di quei giorni davano spazio anche all’impressione suscitata da un ben più circoscritto avvenimento, in un certo qual modo, pure connesso a quel creato universale che, all’ineluttabile genere di un corso naturale, assimilava la manifestazione di un’incontenibile combinazione, intercorsa fra le straripanti variabili di quanto potenzialmente incombe, tuttora, sul variegato scibile del mondo reale.

Se, dagli antri misteriosi delle remote regioni terrestri nelle profondità del pianeta, prorompevano lava e lapilli, dal ventre di una donna romana nasceva, invece, una sirena.

Un fatto destinato a recare l’immagine di ciò che, a vari livelli, del parto singolare ne delineava i rispettivi aspetti poi divulgati, grazie a quel giornalistico stile didascalico che, pare, nulla potesse ancor più concedere, con i termini di ulteriori ragguagli e particolari, per sviluppare l’effetto di una rarità rimasta statisticamente tale e quale al suo impatto contestuale e pure velata da un pietoso riscontro di commiserazione solidale. Tanto più che la neonata passava a miglior vita, consumando, in pochi attimi, il fugace corso della propria predestinata parabola esistenziale.

da LOMBARDIA BENI CULTURALI autore PATELLANI FEDERICO
Fontana del Nettuno. Da Lombardia Beni Culturali. Autore Federico Patellani

La stampa nazionale ne rimarcava, in poche righe, quell’implicita quintessenza sensazionale che anche ad un leggendario retaggio, a sfondo di un soggetto mitologico e rinascimentale, pareva collegarsi, originandosi, come mera ipotesi, da una presunta autosuggestione personale, come spiegato da “La Stampa” di Torino, il 07 aprile 1906, nella prima pagina correlata allo stesso giornale: “Una bambina – sirena. Ci telefonano da Roma, 6 ore 14,30: certa Vincenza Stefani, moglie del muratore Boggiani, ha dato oggi alla luce una creatura di sesso femminile, completa della testa fino al fondo del tronco, colle braccia e colle mani regolari, ma avente al posto delle gambe un’appendice cuoiosa con contenuto osseo, a forma di coda. L’estremità della pelle assume la forma di coda di sirena ed è di sostanza cartilaginosa. La creatura fenomeno è morta poco dopo il parto. La puerpera sta bene. Il Messaggero dice che nei primi mesi della gravidanza la Boggiani si è fermata a contemplare le sirene scolpite nella fontana di Piazza Navona da cui ha riportato una viva impressione” .

In pari data, la medesima notizia, era data, fra altri mezzi d’informazione, da “La Provincia di Brescia” dove era ribadito, anche nel territorio bresciano, quanto l’eco romana dell’avvenimento accennato riportava ad una fattibile interpretazione dello stesso caso intesa nel sorprendente ambito dove era maturata la dinamica anticipatrice del suo esito ferale, riguardante, cioè, alcuni palpiti di vita di una creatura, modellatasi nelle forme di un incredibile abbinamento fra l’essere umano e quello che sembrava, invece, evocare, nella stessa, la parte ittica di un animale.

Oltre alla peculiarità di chi era, in questa congenita conformazione, venuto al mondo, con le estremità probabilmente fuse fra loro in una propaggine che ne rappresentava l’articolazione inferiore di una complessione strutturale, il fatto relativo alla sua nascita pare andasse ad assecondare anche la presunta dichiarazione della madre, di essere stata, cioè, “fatata” dalle opere a carattere mitologico della “Fontana del Nettuno” di piazza Navona a Roma, eseguite, per quanto riguarda i “cavalli marini, sirene e putti che giocano con i delfini”, dallo scultore Gregorio Zappalà che, tra l’altro, dal tempo di questa non indifferente attribuzione, recatagli da parte di una donna che era, come si è scritto, rimasta suggestionata da uno dei suoi lavori, morirà, un paio d’anni dopo, sotto le macerie del terremoto della città di Messina, nel 1908.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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