Collecchio, Parma. La sua università è stata la pianura, l’argine del Po, i campi. Poi il latte e il vagare da paese in paese a seguito del lavoro del padre casaro, Serafino Valla incarna nel suo spirito tradotto in arte l’anima di quel lembo di terra reggiana e parmense a cavallo del grande fiume.  La saga di un pittore e di un grande interprete degli animi della vita contadina espressa in forma naif.

“La solitudine dell’angelo” è il titolo della mostra antologica dedicata  ai cento anni dalla nascita di Serafino Valla, a cura di Gianmarco Puntelli,  al centro culturale Villa Soragna, dal 31 marzo al 1 maggio, per poi trasferirsi alla Galleria Lacke & Farben di Berlino.

Da bambino, si racconta,  causa forse il vagare in un continuo San Martino, nella scuola si sentiva sempre più isolato. I compagni, ritenendolo un po’ strano, lo escludevano dai giochi. Per uscire da questo accerchiamento, si avvalse della sua facoltà di esprimersi con le immagini, un linguaggio figurativo nel quale sintetizzava pensieri e sentimenti. Provava una grande gioia quando la maestra appendeva i suoi disegni alle pareti dell’aula.

Pittore, scultore, poeta in una vita segnata da drammatiche vicende, guerra al fronte russo compresa, ma confortata dalla passione per l’arte e la filosofia, il piccolo bimbo reietto della scuola, autodid atta diviene un artista  di taratura internazionale. La storia semplicemente complessa dell’uomo fra poesia dell’anima e filosofia della mente, arrivando a trovare una sua forma unica, espressiva  e molto personale.

Scrive Giammarco Puntelli curatore della mostra: “Serafino Valla, un maestro, l’autore di un’arte che descrive il senso della vita, miscelando sapientemente e con istinto, poesia e filosofia. Una pittura, apparentemente semplice, consegna alla storia e agli uomini tutto ciò che riguarda il pensiero, leggero e profondo, dell’incontro e del dialogo. Nella mostra internazionale di Berlino porteremo una parte dell’antologica, per un evento non esaustivo ma determinante per comprendere l’iter di Serafino Valla.

Sarà un percorso nella storia e per la storia l’antologica di Collecchio, dove portiamo simboli, narrazioni, aforismi dell’uomo internazionale e saggio, le presenze e i silenzi di un maestro dell’arte contemporanea. Nel percorso delle mostre, presentato a La Notte delle Stelle di Berlino, quella traccia che unisce nel cielo le stelle come parte del cammino dell’uomo: in questo caso un uomo con il cappello che vive nel mondo avendo pieno focus e attenzione a ciò che avviene nel suo animo e nel suo spirito.

Ecco i momenti di alta spiritualità, di commuovente poesia, della filosofia semplice e profonda di un personaggio che vive la realtà dei luoghi della pianura padana. Ricordiamoci altresì che sulle scene del teatro di Serafino Valla, i personaggi, dal seminatore all’uomo in contemplazione, rappresentano il genere umano di ogni tempo e di ogni luogo. Il seminatore sarà uno dei simboli d’arte della grande mostra istituzionale in Expo 2020, un seminatore che rappresenterà nazioni, Paesi e popoli.

Serafino Valla ha lasciato un’eredità artistica e culturale straordinaria perché è cosa magica e, appunto straordinaria, osservare le sue opere e scoprire, rappresentazione dopo rappresentazione, la storia semplicemente complessa, in costante equilibrio precario, dell’uomo fra poesia dell’anima e filosofia della mente. Il tutto risolto nella luce del cuore.”