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Cremona. La presentazione del libro di Daniele Biacchessi “Fausto e Laio, la speranza muore a 18 anni” giovedì 14 aprile alle 21 a Cremona, in Via Speciano 4, è l’occasione per ritornare nella storia recente, negli “anni di piombo” che hanno contrassegnato pesantemente la seconda metà del secolo scorso in Italia.La locandina della serata

L’omicidio di Fausto e Iaio si trasforma in una serata di approfondimento con Arci Cremona e il Circolo Arcipelago, ospiti Daniele Biacchessi, Guido Salvini e Mario Silla. La vicenda del duplice omicidio di Fausto e Iaio, avvenuto nel 1978 a Milano. Saranno presenti il giornalista e scrittore Daniele Biacchessi, autore del libro, il giudice istruttore del Tribunale di Milano Guido Salvini, che ha condotto le indagini sull’omicidio e Mario Silla, giornalista che al tempo lavorò a un’inchiesta sulla pista cremonese. Durante la serata saranno proiettati alcuni brevi filmati d’epoca. L’incontro fa parte della rassegna Liberarci. Giovani Memorie Resistenti. Una memoria attiva per la Pace contro la guerra ed è promosso da Arci Cremona, Circolo Arcipelago e Arci Book Lombardia.

Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci (detto Iaio), frequentatori del Centro Sociale Leoncavallo, avevano diciotto anni. Il 18 marzo 1978, due giorni dopo il rapimento di Aldo Moro, furono uccisi a Milano in Via Mancinelli da otto colpi di pistola sparati da un commando di tre killer professionisti, rimasti ancora oggi ignoti. Trentasette anni dopo e a distanza di 14 anni dalla prima edizione, nel 2015 è stata pubblicata la versione aggiornata del libro di Biacchessi Fausto e Iaio. La speranza muore a diciotto anni (Baldini & Castoldi), diventato un punto di riferimento per la controinformazione e il giornalismo di inchiesta nel nostro Paese.

Biacchessi racconta le indagini ufficiali e le indagini parallele condotte da giornalisti militanti, formula alcune ipotesi investigative che risultano rafforzate dopo le recenti inchieste su Massimo Carminati e Mafia capitale. Quello di Fausto e Iaio fu un omicidio organizzato da neofascisti: questa è la verità che non si potrà archiviare. Il filo di quella storia porta anche a Cremona, e proprio nella nostra cittàfausto-e-iaio-2 si trovano evidenti tracce di collusione e complicità.

Il fatto: dopo un pomeriggio con gli amici, Fausto al Parco Lambro, Iaio al parco prima e poi in centro con la sua ragazza, verso le 19.30 i due ragazzi si incontrano alla Crota Piemunteisa di via Leoncavallo, uno dei luoghi di ritrovo abituale dei giovani del centro sociale. Nella sala biliardo, lo diranno poi vari testimoni, ci sono quella sera tre giovani che nessuno aveva mai visto prima. Fausto e Iaio si avviano per andare a cenare a casa Tinelli, come ogni sabato sera. Sarebbero ritornati al centro alle 21 per assistere al concerto di blues. Fra le 19.30 e le 19.45 si incamminano e all’altezza di via Mancinelli, alle 19.55 circa, di fronte al cancello di ferro della Sir James Henderson School, sono ferme alcune persone.1280px-Murales_Milano_ViaMancinelli_2007

I due ragazzi raggiungono il gruppo in attesa nella penombra di via Mancinelli 8. C’è uno scambio di battute tra Fausto, Iaio e gli altri in attesa, poi i tre aprono il fuoco: 8 colpi calibro 32 e scappano, due di essi hanno in mano dei sacchetti, probabilmente di plastica, e indossano impermeabili chiari. Il terzo porta un giubbotto marroncino. Tutti e tre si allontanano lungo via Mancinelli. Iaio è già morto mentre Fausto agonizzerà fino all’arrivo dell’autoambulanza e morirà durante il trasporto all’ospedale. Il 23 marzo, il giorno dopo i funerali di Fausto e Iaio, giunge a Roma una nuova rivendicazione del duplice omicidio. In quei giorni ce ne sono state altre (una persino a Palermo) tutte con sigle fasciste.

La rivendicazione, considerata più credibile dagli inquirenti, appartiene ai terroristi neri dei NAR – brigata combattente Franco Anselmi. Anselmi era un neofascista romano, morto dodici giorni prima dell’omicidio di Fausto e Iaio, mentre tentava di rapinare un’armeria della capitale. Tra gli appartenenti al gruppo di Anselmi c’è Massimo Carminati, un criminale che collabora con la banda della Magliana, la più potente organizzazione criminale romana, e ha rapporti con i servizi segreti.

Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.