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A Lozio la spiga più bella. Il grano camuno del paese valligiano bresciano aveva raggiunto il miglior risultato nel concorso in cui si era rivelato il meglio proporzionato alla mole ed alla qualità con le quali appariva, fra tutti, il più apprezzato, tanto da essere chiaramente premiato.

Individuata all’apice emblematicamente fruttuosa, nel primeggiare sugli altri risultati cerealicoli, proposti nell’ambito di una simbolica e di una propagandistica selezione, perché della stessa ne scaturisse il segno concreto di una esplicita e di una incoraggiante produzione, la spiga maturata, insieme ad altre, nel piccolo paese camuno, si imponeva sulle dorate granaglie provenienti anche da località maggiormente tipiche nella, di solito, più abbondante e fertile diffusione di questo antica coltura annuale basilare per l’alimentazione.

Era il 1928 ed il contesto in cui si circostanziava tale evento era quello della storicamente nota “battaglia del grano” mediante la quale l’allora governo puntava a raggiungere il soddisfacimento del fabbisogno cerealicolo nazionale, attraverso un laborioso ed un autarchico impulso istituzionale organizzativo, proteso a porre, nella generalità delle risorse agrarie possibili, il miglior sfruttamento che era ipotizzato addirittura nei verdi spazi pubblici, valutati nella loro fruibilità, fino al più inusuale appezzamento.

Per vedere crescere la spiga di grano più bella pare bisognasse, in quei frangenti, inerpicarsi in Valle Camonica, addentrandosi in quella breve vallata minore che, della stessa denominazione di Lozio, ne prendeva il nome.

battaglia del paneQui, grazie alle cure contadine delle locali scolaresche, coinvolte anche nelle pratiche sollecitudini educative, rappresentate dal maestro Arnaldo Canossi, era cresciuta una spiga di grano enorme, della quale se ne dava notizia sull’allora mensile “Illustrazione Camuna – Sebina” del marzo 1928: “Ci congratuliamo vivamente col maestro Canossi per la bella vittoria che porta nuovo contributo alla battaglia del grano. Egli ha saputo ottenere a m. 1020 sul mare, da una terra creduta di scarso rendimento, la migliore spiga, il cui peso in granella è di g. 5.270: e se ciò ridonda a sua maggior lode, per tutti è dimostrazione evidente della fecondità della nostra terra, quando sia lavorata con amore e scienza, ed è promessa anche della immancabile nostra rinascita agricola”.

A proposito di questo insegnante, Arnaldo Canossi, nato a Lozio nel 1898 e defunto a Edolo nel 1961, è presente una voce dedicatagli nel secondo tomo dell’Enciclopedia Bresciana, per le “Edizioni La Voce del Popolo”: “Maestro elementare, insegnò a Lozio, Edolo e Milano. Si occupò anche di agricoltura e vinse la spiga d’oro. Raccolse con cura e sensibilità tradizioni, leggende camune, ecc.. Pubblicò “Anima popolare camuna” (Breno, tip. Camuna 1930, in 8.0, p.286); “La gloria dei campi – ovvero la battaglia del Grano spiegata ai bimbi d’Italia” (Brescia, Vannini 1929 in 16.0, 75 p.); “Lozio nella storia e nel folklore” (Breno, Breno rivista “Illustrazione camuna” 1927 in 8.0, 64 p,); “Credere, Obbedire, Combattere” (Milano, Vita scolastica 1935); “L’antico castello di Lozio” (Brescia, maggio 1933, p. 41 – 44), ecc..”.

Il premio, promosso dalla rivista “Cerere” editata in quell’epoca, fra gli alunni delle scuole, era consistito nella medaglia d’oro di Benito Mussolini che, proprio in quell’anno, aveva, fra l’altro, scritto, un versificato componimento in attinenza a quanto possa scaturire dalle bionde spighe, inneggiando all’alimento, ancor oggi, fra i più semplicemente diffusi per un quotidiano sostentamento: “Amate il pane:/ cuore della casa,/ profumo della mensa,/ gioia del focolare./ Rispettate il pane:/ sudore della fronte,/ orgoglio del lavoro,/ poema di sacrificio./ Onorate il pane:/ gloria dei campi,/ fragranza della terra,/ festa della vita./ Non sciupate il pane:/ ricchezza della patria,/ il più soave dono di Dio,/ il più santo premio alla fatica umana”.

famepane1Lozio aveva vinto il concorso, denominato “Per la più bella spiga”, primeggiando su centoventi scuole partecipanti, nell’aggiudicarsi il premio su un podio milanese, raggiunto, nella città che sarà dell’Expò 2015 dove ci si confronta pure sul tema della sostenibilità e dell’alimentazione, al fine di ricevere il meritato plauso nel corso di quella peculiare manifestazione che l’accennato periodico “Illustrazione Camuna – Sebina” riferiva pubblicando, fra altri particolari, che: “Alla solenne cerimonia erano presenti numerose autorità civili, militari e religiose della Metropoli. Dopo le elette parole dell’on. Belloni, delegato dal Capo del Governo e un poetico discorso dell’on. Marescalchi, vibrante di fede nella bontà della terra, si procedette alla distribuzione dei numerosi premi consistenti in medaglie d’oro, d’argento, di bronzo e in denaro per gli alunni”.

L’autore dell’articolo pare celarsi nell’espressione curiosa di un’altra possibile rivelazione evocativa del paese camuno che era al centro dell’attenzione per la migliore spiga impostasi in una selettiva valutazione.

“Loziese Nonozioso”, questa la firma in calce al suo partecipe scritto, quale oltremodo probabile identità camuffata, allusiva della medesima località menzionata nei termini d’un pittoresco estro creativo, che, tra le pagine della citata pubblicazione, poneva a riferimento del suo corrispondente interprete la personale opinione circa il lievito significante della narrata iniziativa, nell’ambito della quale scaturiva anche il mite confrontarsi con l’educativo e con il paziente ciclo naturale: “Il fanciullo, il futuro lavoratore dei campi, l’ha coltivato con le sue proprie mani il prezioso granello: l’ha interrato con cura nel terreno preparato a riceverlo, ha spiato il miracolo della germinazione, ha seguito il crescere della debole pianticina, ansioso e trepidante, l’ha difesa dalle male erbe, ha invocato per essa l’acqua e il sole: ed ecco la pianticella è cresciuta alta e sottile, reggendo il suo tesoro in cima, ed ecco la bella e pingue spiga incurvare dondolando nell’oro del sole, salutata da gridi e scoppi di gioia infantile, irrefrenabile”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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