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Rovigo. In questi anni è la sede del Museo dei Grandi Fiumi, ma per secoli fu Monastero degli Olivetani di San Bartolomeo, edificato dai monaci umiliati nel 1255 passò nel 1474 agli olivetani che lo riedificarono ed ingrandirono nel corso del ‘500 – ‘600. Due giornate dedicate alla storia venerdì 15 e sabato 16 novembre, interamente dedicata al Monastero Olivetano di San Bartolomeo. Un’immersione totale in uno degli spazi più suggestivi della città di Rovigo.

La chiesa intitolata a San Bartolomeo venne eretta nel 1562 e la facciata tra 1671-1681. Ai lati dell’altare i due angeli in marmo scolpiti da Giusto Le Court ed un prezioso organo del 1778 di Gaetano Callido. Nel 1810 gli Olivetani dovettero allontanarsi dall’edificio per la soppressione degli ordini monastici nel periodo napoleonico. La gestione successiva del Monastero fu affidata al Comune di Rovigo (1844) che lo destinò ad ospitare opere assistenziali fino al 1978.

All’interno del Monastero nel Chiostro del ’500 , opera presunta di Biagio Rossetti, è visibile al centro una magnifica vera da pozzo, probabilmente del Sansovino. Oggi negli spazi del monastero sono ospitate le installazioni del Museo dei Grandi Fiumi. Il nome rende omaggio alla terra, il Polesine, la Mesopotamia d’Italia, ubicata tra i “Grandi Fiumi” Adige e Po.Il percorso espositivo, attraverso un innovativo e scenografico allestimento composto da diorami, installazioni multimediali e plastici, illustra le peculiarità archeologiche, etnografiche e culturali della provincia di Rovigo in 5 diversi periodi storici:

• l’Età del Bronzo, con le testimonianze dell’insediamento palafitticolo di Canàr di Castelnovo Bariano, il villaggio arginato di Larda di Gavello e le necropoli di Frattesina;
• l’Età del Ferro, che indaga le influenze della civiltà etrusca nel territorio di Adria attraverso l’insediamento di San Cassiano di Crespino e della necropoli di Balone nei pressi di Rovigo;
• L’Età Romana, incentrata sull’esportazione in territorio polesano dei modelli culturali, sociali ed economici di Roma con la ricostruzione della villa rustica di Chiunsano nei pressi di Gaiba;
• Il Medioevo, che pone l’attenzione sulla nascita di centri fortificati come Rovigo e consente di ammirare i gioielli appartenuti ad una nobildonna ostrogota nota agli studiosi con il nome di Dama di Chiunsano;
• Il Rinascimento, che presenta i mutamenti culturali, sociali ed economici illustrando le nuove tendenze architettoniche in ambito civile e religioso, arrivando a raccontare la storia del celebre pittore ceramista Francesco Xanto Avelli “da Rovigo”.

Il Museo grazie alla singolarità del proprio percorso, garantisce un’esperienza unica per grandi e piccini, capace di regalare emozioni oltre che permettere l’acquisizione di conoscenze generali dei diversi periodi storici e peculiari della provincia di Rovigo.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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