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Nonostante metà del suo tronco fosse bruciata, un albero di kaki, sopravvissuto all’esplosione atomica di Nagasaki, continua a dare i suoi frutti, dopo che, grazie all’intervento del botanico giapponese Masayuki Ebinuma, il suo fertile vigore ha ripreso a fruttificare, in quel restituito assetto produttivo che, di una nuova vita, si fa periodico apportatore.

Albero di kaki - libroQuella vita che è divenuta un simbolo di pertinace rinascita, oltre le ottenebrate degenerazioni belliche e militari che, nella politica fra il governo delle nazioni, si sono, anche nella storia del Giappone, tragicamente rivelate fatali, con le due note esplosioni nucleari dagli atroci effetti e dalle devastanti ripercussioni esponenziali, inferte, a feroce epilogo della Seconda Guerra mondiale, sulla popolazione del Sole Levante, colpita nei suoi più sensibili e popolati obiettivi territoriali.
Il libro, edito dalla “Compagnia della Stampa”,  dal titolo “La storia di un albero di kaki”, sviluppa, in circa centocinquanta pagine, il suggestivo tema di una possibile esemplificazione della vita, nel contesto di una emblematica simbologia, evocativa di una singolare e di una ispirata iniziativa, connessa all’accennata essenza arborescente, contraddistinta dalla mirata preservazione di una naturale e di una sofferta sopravvivenza che ha, di fatto, resistito ai rovesci di una distruttiva e di una dolorosa contingenza.

Sopravvivenza, in questo caso, valorizzata dall’artista nipponico Tatsu Miyajima, iniziatore dell’ormai affermato e diffuso progetto, connesso a questo emblematico connubio esplicativo del valore intercorrente fra la pace e la vita in una “civiltà dell’amore”, strutturato in un organizzato paradigma operativo, conosciuto con il nome di “Kaki Tree Project”, da cui ne scaturisce anche il corale riferimento estensore del libro che, in copertina, dettaglia il proprio profilo catalizzatore, riscontrabile nell’esperienza del Comitato esecutivo “Revive Time – Kaki Tree Project”.

In pratica, all’insegna della promozione della vita, nella ferma risoluzione valoriale dell’auspicata soluzione delle controversie presenti nella storia, secondo una sintesi pacifica, i frutti dell’albero di kaki che, alla rinascita ciclica delle stagioni sono stati assicurati grazie agli interventi provvidenziali che alla fonte stessa della loro vita sono stati prestati, hanno costituito la feconda materia germinativa per la discendenza di altri alberi di kaki, specificatamente considerati per un ragionato itinerario fra i continenti, nell’ottica sensibilizzatrice di una loro diffusione nel mondo, per quanto, alla risonanza del messaggio che li accompagna, possa corrispondervi un edificante monito di riflessione sulla guerra, in ciò che, con la pace, la dignità umana la sopravanza, nel merito di quel fraterno ideale universalistico con cui, invece, un ricercato perfezionamento dell’umana famiglia può trarre la propria sostanza.

La conclamata iniziativa, particolarmente improntata sulla propria peculiare e laboriosa levatura itinerante, è documentata nel libro nella concreta proporzione di quella consolidata premura che si volge ad accogliere ulteriori disponibilità per divenire “genitori adottivi per gli alberi di kaki”, soprattutto da parte delle giovani generazioni che, di tale progetto, intendano apprezzarne la metaforica natura, traducendola nel concreto trapianto dell’albero discendente da quello di Nagasaki, per assimilarne il retaggio di quei principi ispiratori dai quali se ne astrae la fattibile solidarietà espressa nella partecipazione ad una proposta di una internazionale valenza imperitura.
Questo libro, comprensivo, nella sua articolata orditura, di quelle realtà bresciane che sono interagenti con l’iniziativa alla quale, le stesse, si riconducono nelle pagine dove la pubblicazione ne è contraddistinta nella sua introduttiva stesura, offre, fra l’altro, un’interessante mappatura dei luoghi dove l’albero di kaki ha trovato posto, per testimoniare la sua storia, approdando in una terra rispettivamente appartenente ad una distinta cultura, rispetto a quella da dove provengono le caratterizzazioni delle radici di quell’esemplare salvaguardato da Masayuki Ebinuma.

Se, dal bresciano, si pronunciano sull’argomento il “Gruppo don Milani e Movimento Nonviolento”, il “Tavolo della pace Franciacorta Monte Orfano” e l’associazione culturale “Fuji”, dalla carta geografica del mondo, illustrata da Ideo Oshima, trapelano, invece, le località, anche lontane fra loro, dove l’albero di kaki ha trovato una collocazione, nel contesto di una rispettiva e di una pubblica manifestazione, come quelle circostanze che, in ambito scolastico, ne hanno favorito la riuscita attuazione, attestate, ad esempio, oltre che in Giappone, pure in Italia, sede, fra le molteplici località interessate dall’iniziativa, della indimenticata piantumazione avvenuta presso la scuola elementare di Comezzano-Cizzago, nel 2011, potendosi, oltre a questo evento, citare, altri analoghi riscontri documentabili nel Regno Unito, nel Mali, in Slovenia, nel Porto Rico, in Polonia e, fra le altre nazioni coinvolte, negli Stati Uniti, in Francia, in Canada ed, addirittura, in Afghanistan, per un totale di 241 piantumazioni, sparse in 23 Paesi, censiti allo scadere del 2014, nello sviluppo di questo progetto, tuttora in corso che, da tale decorsa annata, va a ritroso, nel fissare il suo inizio, in un ventennio prima, originandosi nella metà degli anni Novanta.

Il libro stesso, illustrato da Mitsutoshi e da Kyoko Fujiwara, è frutto di una raggiunta germinazione che, dalla stampa della sua versione originale in giapponese, realizzata con la collaborazione del “Museo della bomba atomica di Nagasaki”, è stato poi assimilato in quel nostrano ambito lessicale in cui, dell’esperienza raccolta, si presta, nella lingua del Belpaese, a contribuirne alla promozione, grazie a quell’idea di base della quale, fra l’altro, Rosario Manisera, presidente dell’accennata associazione “Fuji”, ne specifica la condivisibile proporzione, argomentandola nella sua sottoscritta prefazione, posta in capo alla particolareggiata edizione di stampa, relativamente all’impegno profuso da parte del proprio sodalizio “alla diffusione del progetto di kaki di Nagasaki nel Bresciano ed è l’Associazione culturale italo giapponese Fuji. Per gli speciali rapporti che questa intrattiene con il Giappone, spesso ha svolto e svolge il ruolo di collegamento tra il comitato giapponese del progetto e le varie comunità che intendono piantare il kaki di Nagasaki in Italia. Anche in questo modo essa si pone come “ponte” tra la cultura italiana e quella giapponese. Per la realizzazione di questa pubblicazione in italiano devono essere ringraziate molte persone ed organizzazioni, soprattutto le scuole, che fattivamente si sono adoperate per rendere possibile l’uscita del libro. Un ringraziamento speciale, però, va a Yoriko Miyajima, del Comitato giapponese per l’albero di kaki di Nagasaki, che generosamente ha messo a disposizione tutto il materiale di cui avevamo bisogno e a Marta Cherubini che, con competenza, ha tradotto l’opera dal giapponese”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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