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L’amore per la bomboletta spray ce l’ha sempre avuto. Da piccolo rimaneva estasiato di fronte ai murales. Ma a fare della sua passione per questa street art underground un vero e proprio lavoro ci ha pensato un’infezione fulminante del midollo osseo, di origine sconosciuta, che nel giro di una notte gli ha tolto la possibilità di camminare sulle proprie gambe.

Era il 2005. Così Andrea Casillo, in arte Kasy23, classe 1980, alcuni tatuaggi tra cui uno fatto a Lourdes, da pizzaiolo è diventato un writer di professione, che tiene corsi per ragazzi e realizza graffiti su commissione per le amministrazioni locali, gli oratori, le scuole, per eventi e manifestazioni.

Nato a Seriate, nel bergamasco, oggi abita poco distante, a Chiuduno, con la moglie Maryluz Bella. Ed è fresco di nozze: i due, infatti, si sono sposati ai primi di settembre, sono reduci da una vacanza a San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani  e abitano in “una casa che è come una mostra permanente di arte moderna, perché alle pareti sono appesi molti dei miei quadri”.

Casillo, infatti, non disegna solo sui muri delle città. Lo ha intervistato Michela Trigari di Redattore Sociale per il numero 11/2014 di SuperAbile Magazine, la rivista sulla disabilità edita da Inail.

BOLOGNA - L’amore per la bomboletta spray ce l’ha sempre avuto. Da piccolo rimaneva estasiato di fronte ai murales. Ma a fare della sua passione per questa street art underground un vero e proprio lavoro ci ha pensato un’infezione fulminante del midollo osseo, di origine sconosciuta, che nel giro di una notte gli ha tolto la possibilità di camminare sulle proprie gambe. Era il 2005. Così Andrea Casillo, in arte Kasy23, classe 1980, alcuni tatuaggi tra cui uno fatto a Lourdes, da pizzaiolo è diventato un writer di professione, che tiene corsi per ragazzi e realizza graffiti su commissione per le amministrazioni locali, gli oratori, le scuole, per eventi e manifestazioni. Nato a Seriate, nel bergamasco, oggi abita poco distante, a Chiuduno, con la moglie Maryluz Bella. Ed è fresco di nozze: i due, infatti, si sono sposati ai primi di settembre, sono reduci da una vacanza a San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani – “voglio spezzare una lancia in favore della spiaggia accessibile Zero barriere”, dice – e abitano in “una casa che è come una mostra permanente di arte moderna, perché alle pareti sono appesi molti dei miei quadri”. Casillo, infatti, non disegna solo sui muri delle città. Lo ha intervistato Michela Trigari, per il numero 11/2014 di SuperAbile Magazine, la rivista sulla disabilità edita da Inail. Com’è nata la passione per i graffiti?
Sono sempre stato affascinato e rapito dai murales, soprattutto dai colori forti e dai giochi di luce. A 17 anni ho deciso che era ora di prendere in mano la bomboletta e così ho chiesto al Comune di Seriate il permesso di poter dipingere il muro a fianco del campetto da basket. Alla fine sembrava di essere in una metropoli americana, nonostante fossimo in provincia di Bergamo. Ma non ho frequentato nessuna scuola d’arte: in realtà alle superiori ho studiato chimica.

Poi, all’improvviso, è arrivata la sedia a ruote…
Non avendo subito i traumi che di solito si hanno con gli incidenti, non avendo fatto nessuna operazione né lunghi mesi di ospedale o di riabilitazione, direi che sono ripartito molto in fretta. Ma, non potendo più fare il lavoro di prima, ho venduto la pizzeria d’asporto e ho iniziato a intensificare l’attività di writer. All’inizio dipingevo tele e pannelli nel garage di casa e li appendevo al muro come per innalzarmi. Dove non arrivavo io fisicamente arrivava la mia arte. Ora, invece, mi faccio portare sul ponteggio dagli amici e il sindaco di Chiuduno mi ha messo a disposizione un laboratorio abbandonato.

Dove lavora generalmente e per chi?
Ho realizzato commissioni un po’ in tutta Italia, da Trento a Salerno, sia per le amministrazioni pubbliche sia per i privati, soprattutto tra Bergamo e Brescia. Ho esposto anche a una mostra collettiva in Norvegia, realizzato un paio di opere per il Museo d’arte urbana di Torino e disegnato dal vivo per la Crewest gallery di Los Angeles e il Motorshow di Bologna, dove dipingevo in diretta le auto della Fiat. Inoltre, nel 2011, ho raccolto la mia storia di vita artistica nel libro Kasy, mj e i graffiti: un volume auto-prodotto ma andato a ruba in pochi mesi.

Quali sono le opere di cui va più fiero?
Il murales all’interno del carcere di Bergamo, con i personaggi di Up, e l’ultimo realizzato a maggio per la basilica di San Lorenzo alle Colonne di Milano, in pieno centro. Il parroco aveva chiesto se, con altri writers, eravamo disposti ad abbellire gratis il muro esterno dell’oratorio: 40 metri di lunghezza per quattro di altezza. Il risultato ora sono i volti celebri della storia milanese, dagli Sforza ai Visconti a Sant’Ambrogio, da Leonardo Da Vinci a Napoleone, da Manzoni a Verdi, realizzati in tre giorni di lavoro e con mille euro raccolti grazie all’apprezzamento dei passanti.

Cosa pensa di chi imbratta i muri?
Chi lo fa usa male la bomboletta, strumento che purtroppo si presta a facili strumentalizzazioni quando si parla di degrado urbano. Occorre far capire la differenza tra arte e vandalismo. In questo penso che la carrozzina aiuti: se da un lato crea qualche difficoltà tecnica legata all’altezza a cui arrivare nel dipingere, dall’altro il buonismo generale intorno alla disabilità contribuisce a dare un’immagine positiva del writer.

Che significato hanno i suoi tatuaggi?
È insolito farsene uno a Lourdes… Mi ha invitato l’Unitalsi, altrimenti non sarei mai andato; sono credente ma non cerco il miracolo. Lì però mi è venuta voglia di farmi tatuare tre stelle che rappresentano tre miei desideri, ma che non rivelo. Poi ho il mio idolo Michael Jordan – il 23 che segue il mio soprannome è il suo numero di canotta –, un angelo protettore fatto a Los Angeles, il nome di mia moglie e il simbolo del rischio biologico, a significare sia l’infezione che mi ha colpito sia il contagio positivo che voglio sprigionare con i miei colori.

Qualche progetto in cantiere?
Arricchire il mio libro con gli ultimi lavori e trasformarlo in una vera e propria iniziativa editoriale, magari a diffusione nazionale e in collaborazione con una casa editrice, e andare in viaggio di nozze. Ma se la prima idea è solo una speranza appena abbozzata, la seconda si realizzerà molto presto: questo mese, infatti, Maryluz e io voleremo ai Caraibi e per qualche giorno ci fermeremo anche a visitare New York.

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Redattore Sociale
Il Network di Redattore sociale raggruppa diverse iniziative di informazione, documentazione e formazione sui temi sociali. A promuoverle è la Comunità di Capodarco di Fermo, dal 1966 una delle organizzazioni italiane più attive nell’intervento a favore di persone in difficoltà e oggi diffusa in varie regioni. Motore di questa rete è la redazione dell’Agenzia giornalistica quotidiana Redattore sociale, nata nel febbraio 2001 ed oggi attiva su un portale web riservato agli abbonati.

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