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E’ di una bellezza incantevole, ubriaca di quiete, la terra di Piero della Francesca, il monarca della pittura a fresco. Fatta di colline dell’intenso verde dei lecci e delle roverelle.

Dei campi a scacchiera di grano, orzo e di girasoli che chinano il capo nella calura dei meriggi di ferragosto. Sulle cime delle colline appenniniche spuntano i piccoli borghi antichi o poderi dai coppi chiari e i broli con le chiome dei meli e dei fichi che giocano con la luce.

Solo la vista di questa terra è già per se un affresco! Nacque intorno al 1415 a Borgo San Sepolcro, Arezzo, Piero della Francesca. Il padre, Benedetto era mercante di cuoiami e di lane, mentre la madre, Romana di Perino, era originaria del vicino borgo di Monterchi.

Terra colorata di Toscana
Terra colorata di Toscana

Qui in questo lembo di terra di meraviglie dove l’Emilia Romagna si tocca con la Toscana, l’Abruzzo e l’Umbria ha vissuto il grande artista del Rinascimento che poco dopo la morte venne ben presto dimenticato, salvo per le citazioni di Giorgio Vasari nelle due edizioni delle sue Vite (1550; 1568) e i ricordi per la sua attività di teorico della prospettiva contenuti in alcuni trattati cinquecenteschi di architettura.

Si dovette attendere la riscoperta intorno all’Ottocento perché storici dell’arte ritornassero a dare il giusto valore alle opere di Piero della Francesca, ora noto a tutti e a tutto il mondo. Sono stati soprattutto gli studi novecenteschi a far riacquistare il ruolo di primo piano nell’arte italiana del Rinascimento.

Verso la terra natale di Piero della Francesca
Verso la terra natale di Piero della Francesca

E’ proprio nel paese natale della madre del grande artista che è diretto il mio viaggio sulle tracce di Piero: a Monterchi, un piccolo borgo fuori dalle consuete rotte turistiche, con poche case, viuzze strette ed un monastero benedettino femminile, ora abbandonato, che occupa metà del paese.

Qui in una piccola scuola dismessa il museo dedicato a quello, che per “me”, è la più bella opera di Piero della Francesca: la Madonna del Parto. Un inno alla femminilità.
Solo il travaglio di questo affresco, giunto a noi quasi per miracolo, è una storia incredibile.

La “Madonna di Piero” è una donna meravigliosamente incinta, bella nella maternità, come per tutte le madri. Con abiti e cappello elegante, felice di essere donna. Un affresco che pone la femminilità al centro del Mondo, come giusto che sia, fiera della sua bellezza.madonna del parto 2

La madonna di Piero della Francesca è lontana dalla donna stupita, condiscendente al volere dell’Annunciazione, che ha accettato il suo ruolo. La Madonna del Parto è donna. Da secoli la tradizione vuole che le partorienti vengano a renderle omaggio, perché di buon auspicio. 
Questo per me è il messaggio a tutto tondo nell’universo femminile, vecchio di quasi seicento anni, che il grande artista di ci ha inviato.

Altrettanto stretto sembra il riferimento e l’ispirazione dell’artista all’invocazione di Dante nel canto XXXIII del Paradiso:
Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile et alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio;
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che l’suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

La Madonna del Parto e Monterchi condividono una storia indissolubile che ha origine tradizionalmente nel 1459, quando Piero della Francesca si recò a Monterchi in ricordo della madre Monna Romana di Perino, nativa del piccolo borgo.


L’affresco, di cui ancora oggi è ignota la committenza, secondo gli studi effettuati, oscilla tra il 1450 e il 1465 e  realizzato nella Chiesa di Santa Maria di Momentana o in Silvis, alle pendici della collina conosciuta con il toponimo di Montione.

madonna del partoLuogo conosciuto fin dall’antichità e legato a culti pagani della fertilità. Piero dipinse l’opera nella parete di fondo della Chiesa sopra un affresco trecentesco più piccolo, di ignoto autore locale, raffigurante una Madonna col Bambino.

La Madonna del Parto è riuscita a giungere nel terzo millennio nonostante due disastrosi terremoti che danneggiarono gravemente la cappella di Monterchi: il primo nel 1789 e il secondo, particolarmente distruttivo del 26 aprile 1917. In questa occasione il prezioso dipinto fu tolto e dato in custodia temporanea alla locale famiglia Mariani.

Passeggiando per Monterchi
Passeggiando per Monterchi

Nella primavera del 1944 il governo dispose di concentrare in ricoveri sicuri i principali capolavori italiani per sottrarli ai bombardamenti e ai saccheggi dei tedeschi: nell’elenco figurava anche la Madonna del Parto.

Curiosa è la vicenda: giunte le autorità a Monterchi, si sparse tra la popolazione locale la voce che fossero tedeschi travestiti.

Colori di Monterchi
Colori di Monterchi

Le donne monterchiesi, a difesa della Madonna, suonarono le campane e “a quel richiamo da tutte le parti cominciò a radunarsi una folla sempre più minacciosa di paesani e di contadini, armati di randelli e zappe”, così racconta Piero Calamandrei in un bellissimo articolo pubblicato nel numero di marzo 1954 nella rivista “Il Ponte”. Il podestà di Monterchi, per preservare l’opera da possibili danni bellici, fece chiudere con una parete di mattoni la nicchia che la conservava.

Dopo vari restauri e ricollocazioni l’affresco venne trasferito temporaneamente in una piccola scuola del centro storico del borgo, dove ancora oggi  lo si può ammirare in attesa di una nuova collocazione. Il viaggio vale la meraviglia di poter osservare un elogio alla femminilità. Poi per rincorrere il resto delle opere del grande artista i luoghi famosi sono noti a tutti.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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