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Protagonisti di 7 secoli di transumanza lombarda i bergamini hanno lasciato un’eredità ben visibile nelle strutture zootecniche e agroalimentari lombarde, oltre che nei cognomi di buona parte delle famiglie agricole della Bassa che sarà attraversata a fine settembre dalla Transumanza dei bergamini. È una rievocazione storica delle secolari transumanze tra le valli orobiche e la Bassa pianura lombarda. In quest’area il passaggio delle mandrie dei bergamini è ancora impresso nella memoria dei meno giovani.

Dal 25 settembre al 3 ottobre si terrà la 2ª edizione del festival del pastoralismo, dedicato alla storica transumanza dei bergamini a piedi da Bergamo a Lodi Vecchio passando per la bassa cremonese. Ad ogni tappa sarà possibile visitare l’accampamento dei pastori ed assaggiare piatti tipici della tradizione bergamasca, cremasca e lodigiana, il tutto accompagnato da musica, danze, spettacoli, mercatini, laboratori e visite guidate, anche in carrozza.

I nostri allevamenti non potevano competere con le mandrie di bovini dei “malghesi” con spiccata attitudine alla produzione lattiera che in inverno venivano, dopo l’estate trascorsa in montagna, nelle nostre campagne dove c’erano foraggi in abbondanza anche in autunno. A. Bellandi, L’agricoltura cremasca tra passato e presente, in “Insula Fulcheria”, 37 (2008), pp.241-255.

Il Pastoralismo non è solo un sistema di produzione animale ma un modo di vivere e un sistema culturale. Ci sono popoli pastorali del tutto distinti che praticano il nomadismo. Da noi i transumanti, pastori ovini ma anche malghesi e margari, sono stati per secoli una ‘casta separata’, una ‘tribù’ con un gergo e culture particolari, praticavano anche una rigida endogamia, ovvero si sposavano quasi esclusivamente tra loro. Tutt’ora i pastori transumanti rappresentano un gruppo sociale ben preciso.

Nel pastoralismo rientrano i fenomeni dell’alpeggio, della transumanza tra piano e monte, del pascolo vagante, in inverno in pianura. Il pastoralismo bergamasco-camuno- biellese rappresenta una forma con pochissimi legami con l’agricoltura, quindi un pastoralismo ‘puro’ che si basa su risorse foraggere spontanee, più i ristoppi dei campi coltivati. L’alpeggio dei bovini per tre mesi è un pastoralismo integrato in un sistema agrozootecnico, per la maggior parte dell’anno si consumano foraggi e alimenti coltivati, ma è pastoralismo a tutti gli effetti, specie dove gli animali non toccano mangimi ma si alimentano solo di erba di pascolo. Il pastoralismo non è legato a una specie animale ma all’utilizzo di vaste estensioni di pascoli e allo spostamento durante l’anno tra ambienti diversi per sfruttare il ciclo vegetativo.

Molte famiglie di allevatori di oggi discendenti di coloro che ancora mezzo secolo fa esercitavano la transumanza, sfilando con le loro mandrie nell’ammirazione delle persone del posto. La transumanza è aspirazione nascosta di una civiltà sedentaria (ma che non ha assimilato del tutto le componenti nomadi ancestrali) alla libertà di  movimento, che è anche libertà da regole costrittive, dal pe so del controllo sociale e delle rigidi distinzioni e dei ruoli della società sedentaria, è movimento continuo incalzato dal perenne  ciclo delle stagioni, È passaggio e superamento di  confini. Irruzione, sia pure pacifica anche se non se conturbante nella routine cittadina, la transumanza che si incanala come un fiume nelle vie evoca archetipi, suscita emozioni ma e anche occasione per riflettere su società, natura, modelli di sviluppo.