Era apparso anche in quel tempo un fatto oltremodo notevole quello che era accaduto, attraverso l’imprevista spettacolarità della forza della natura, il 25 maggio 1843 “nei territori di Lograto, Travagliato, Ospitaletto, Passirano, Bornato, Calino, Cazzago e Rovato”.

A riferirne il resoconto è uno studioso dell’epoca, Antonio Perego, professore di fisica e di storia naturale nell’Imperial Regio Liceo di Brescia che, nel 1844, mosso da zelo di ricercatore e da amore per la scienza, affidava alla Tipografia della Minerva di Brescia le indagini e gli accertamenti da lui personalmente svolti circa la tromba d’aria abbattutasi con particolare virulenza a Lograto ed a Travagliato, in coincidenza di un periodo storico relativo agli anni del Diciannovesimo secolo durante i quali Lombardia era ancora stretta nei forti artigli dell’aquila asburgica.

L’accaduto è ancora più impressionante, se rapportato alle belle distese pianeggianti della fertile campagna bresciana che, del tutto imperturbabili nella piatta linearità del loro orizzonte, sono invece state stravolte da un evento naturale, fra quelli maggiori, del tipo di quelli che fanno storia.

Storia tramandatasi fino ad oggi, grazie alla messa in stampa delle memorie del professore liceale ottocentesco e che paiono raffrontarsi al vigore naturale, scatenato e tratteggiato nel volto dei disastri, propri anche di altri rivolgimenti della natura, accaduti a danno di cose, animali e persone. A differenza di quanto potevano immaginare i contemporanei di quella prima metà degli anni Quaranta dell’800, non si trattava di un semplice acquazzone quello che ancora si profilava all’orizzonte del 25 maggio 1843, già interessato, in sua buona parte, ad una serie di scrosci di pioggia a più riprese.

Proprio mentre il sole stava per tornar a risplendere ad occidente, ecco, invece, che, nel profilo senza sfondo di montagne, a meridione di Lograto, si vede il cielo riannuvolarsi ed, in rapida successione, farsi prepotentemente largo, nella spazialità della volta nuvolosa, un enorme e minaccioso cono rovesciato, con il vertice strisciante sulla terra.

Il colore dava in basso nel bianchiccio; era più cupo in alto e volgeva al giallo scuro. Quel cono mandava luce di fumo infuocato…”: scriveva il professor Perego, grazie alle notizie raccolte da testimoni affidabili, al termine delle sue ricerche condotte sul posto, insieme all’abate Montini, allora professore di Fisica nel Seminario Vescovile di Brescia.

La descrizione pare suscitare una certa immaginazione in chi legge perché sembra prodigarsi generosa di suggestivi particolari, simili ad una particolareggiata dinamica traslata da una ripresa in diretta.

Chi è vicino al suo passaggio è assordato da un fracasso che ti par quello che mandano assieme due o più dozzine di lavoratori che spaccano la legna. In fine l’aria circostante è contaminata da effluvi puzzolenti che pareggiano quello dello zolfo”: precisava il dotto commentatore che, ignorando il rombo di certi odierni motori, non poteva che ricorrere al pittoresco paragone del rumoreggiare di un’impresa di taglialegna che più si confanno anche all’idea di una generale devastazione del territorio.

Si trattava di pioppi, gelsi, ontani, per un totale di circa un centinaio di forti e robusti esemplari che, nel corso della tromba d’aria, erano stati sradicati in un effetto simile a quello, in un certo qual modo, corrispondente alla facilità raffigurata dalla forza fumettistica di un qualsiasi Obelix, forzuto amico di Asterix il Gallico della serie umoristica omonima.

I danni non sono solo quelli di Lograto, ma anche quelli, non certo minori, registrati a Travagliato, secondo l’andamento zigzagante del fenomeno atmosferico che procedeva, come un gigante in corsa, in una direzione nord-ovest, rispetto al suo debutto sulla strada statale che da Brescia porta ai due Orzi, sulla importante direttrice viaria che, poi, oltrepassando l’Oglio si inoltra nella provincia che al suo capoluogo collima nello sbocco, in quel di Cremona, al riferimento lombardo in cui, l’antica città del Torrazzo, di quel territorio si adorna.

sradicamento_arboreoIl primo a volare in aria, quasi fosse un fuscello, pare essere stato un pioppo di otto metri e poi, a seguire, i caratteristici “mori” della bassa bresciana, disposti a filare, come anche gli ontani, pure travolti nella loro caratteristica e funzionale dislocazione a siepe. Successivamente, sembra sia stato il turno anche del fieno del “maggio odoroso” che, messo in bella posta ad essiccare, si involava invece nel turbine vorticoso ed, a piene falde, era risucchiato nel cielo, tanto da apparire come “grossi uccelli di rapine”, agli occhi dei contadini della vicina Franciacorta che, insieme a pezzi d’albero, vedevano atterrare queste “manate di fieno”, come fossero “pojane” nei loro campi, a tanti chilometri di distanza dal loro decollo.

Il passaggio tra la Bassa e la “terra del vino” bresciana avviene nel territorio di Travagliato, circondario da sempre discosto rispetto alle due direttrici di collegamento principali “est – ovest” della zona circostante che ne delimitavano l’estesa area di pertinenza a pochi chilometri dai suoi confini, rispettivamente a nord ed anche a sud.
A questa specifica geografia rapportata al tempo in questione, la cronaca della terribile tromba d’aria di quel maggio lontano aggiunge i particolari di una devastazione che raggiunge la località travagliatese della “Novis” detta “Nuìs” dove la calamità naturale pare abbia delineato addirittura i contorni di un incendio.

“Fu suonato a stormo perché taluno in vista del fenile Novis, di proprietà Domenighini, ingannato dalla luce e dal fumo buttati dalla tromba ha supposto vi si fosse appiccato l’incendio e l’edificio fosse consumato dalle fiamme”: scriveva il professor Perego. A fare le spese della invece diversa consistenza del fenomeno, rispetto a quello pirico, sembra sia stata, tra le altre cose, la quindicina di gelsi situati sul tragitto campestre del turbine rovinoso che poi ne aveva fatti volare in aria altri dodici ed, in seguito, ancora trenta, insieme a quanto si può immaginare fosse posto sul suo itinerante incombere di forza incontenibile, finché, in prossimità della cascina Bassolino “la tromba rimetteva di sue forze e scioglievasi in un semplice uragano”.

Da qui, il passaggio ancora più a nord per l’ormai prossimo paese di Ospitaletto, fino nel pieno del territorio franciacortino di Cazzago, Rovato, Calino, Bornato e Passirano, dove, a parte un forte vento e la pioggia singolarissima di svariati oggetti, come fieno e pezzi d’albero, la quotidianità volgeva tranquilla nelle sue ore pomeridiane, cariche di un mistero consumatosi nelle vicinanze di solo qualche chilometro, con l’apparire e lo scomparire nel nulla di un raro fenomeno, certamente divenuto oggetto di studi accademici, ad uso di ricerche su casistiche similari.