La Prefettura di Brescia esprime l’antica tradizione di una sollecitudine concretamente spesa anche a tutela dell’ambiente.

Esiste documentazione, tardo Ottocentesca, che ingiunge provvedimenti ai sindaci del territorio per la salvaguardia del patrimonio ambientale, con particolare riferimento, all’ingente natura della realtà legata alla notevole estensione forestale da tutelare, anche per il tramite di un apposito regolamento da fare rispettare.

In questo caso, grazie alla possibile ricognizione archivistica dell’allora pubblicazione intitolataFoglio periodico della Prefettura di Brescia”, emerge, dall’edizione asservita al mese di aprile del 1880, la circolare prefettizia n. 34, attinente il “regolamento Forestale”.

L’allora prefetto di Brescia, il calabrese Tommaso Arabia (1831 – 1896) sottoscriveva un appello ai primi cittadini dei vari Comuni bresciani, perché provvedessero alla divulgazione di tale regolamento, dandone pubblica visione e recependo, nel tempo dei quindici giorni decorrenti dalla sua pubblicazione, le eventuali osservazioni che avrebbero potuto insorgere fra la cittadinanza, nel merito del documento in questione.

Trattasi del “Regolamento contenente le prescrizioni di massima per la coltura e taglio dei Boschi dove, fra altre interessanti indicazioni, si specifica che “L’estirpazione di alberi, siano essi vecchi o deperenti o economicamente maturi, diretta allo scopo di migliorare le condizioni del bosco, potrà effettuarsi allorquando gli alberi che voglionsi estirpare siano nelle seguenti condizioni: a. distino fra loro non meno di 10 metri; b. si ergano sopra pendio non maggiore di 20 gradi (pari a 36 per cento) desunto ragguagliatamente sulle località di ogni singola escavazione, cioè entro il raggio di 10 metri da ciascun albero che voglionsi estirpare; c. Siano radificati in suolo consistente ed estraneo ai pericoli di valanghe, frane od acque torrentizie”.

Per quanto concerne un altro tipo di intervento, ispirandosi, ancora, al preservare l’insieme di un equilibrio fra le diffuse essenze arboree con la madre-terra, secondo una perseguita armonia ambientale volta, pure, a favorire la sicurezza della popolazione locale, si esplicitava la prescrizione che “il taglio a scelta nei boschi, soggetti a valanghe, deve, sulle zone minacciate, limitarsi alla sola utilizzazione del legname per la quale il bosco possa, mano mano, rinnovellarsi, senza scemare la necessaria fase di resistenza o di protezione contro i temibili danni. A tale uopo, dovranno abbattere soltanto le piante deperite o deperienti, le oltremature ed anche quelle mature, sempre che dal loro abbattimento non ne derivino radure pericolose. Ed, in ogni caso, i fusti si dovranno tagliare all’altezza non minore di un metro da terra”.

Una traccia, a derivazione di un’attività correlata alla silvicoltura, aveva posto, unitamente ad una serie di prescrizioni circa lo scortecciamento, anche nell’indicare che “L’estrazione della resina si potrà effettuare soltanto negli alberi destinati al taglio nei due anni successivi all’eseguimento di tale estrazione”.

Una certa visione, mirata alla salvaguardia delle risorse boschive della provincia bresciana, passava pure per lo stabilire un insieme di accorgimenti da fare osservare perché l’ambiente non fosse compromesso da interventi pregiudizievoli per il suo stesso avvenire, quando, ad esempio, nelle mutate condizioni di un dato contesto arboreo, era ingiunto fosse tenuto presente che, nel caso, “(…) risultassero radure di 300 metri quadrati il proprietario dovrà entro cinque anni, rimboschirle con opportuna seminagione, o almeno con 25 pianticelle per ciascuna radura di 300 a 350 metri quadrati e per radure più estese dovrà piantarne un numero proporzionalmente maggiore”. Alla stregua, nell’ambito dell’estirpazione di alberi testualmente ritenuti “secolari, colossali o bernoccoluti”, era ritenuto “congiunto l’obbligo di dover riempire col terreno scavato le buche risultanti, minandovi o piantandovi opportune essenze legnose atte a crescere ad alto fusto, il tutto a regola d’arte. (…)”.

Tale regolamento, diramato dalla Prefettura di Brescia, rappresentava un articolato provvedimento realizzato di concerto con l’allora “Comitato Forestale” del territorio bresciano, analogamente ispirandosi ai principi cardine della “legge forestale” del 20 giugno 1877, pubblicata sulla “Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia” dell’11 luglio 1877.

Come documenta l’Enciclopedia Bresciana, dettagliando a riguardo di quegli anni: “(…) Secondo la statistica ufficiale del 1870, la Provincia di Brescia aveva una superficie boscata di ettari 142.154 su una superficie montuosa censita di oltre 200.000 ettari. Di questi 142.154, la metà apparteneva ai Comuni ed ai Corpi morali. Se, si tolgono i pascoli boscati che vanno sempre di più riducendosi a pascoli semplici, la superficie a bosco è ridotta a poco più di 118.000 ettari, dei quali 99.000 sono di bosco ceduo e solo 15.000 di selve resinose o di “bosco forte”. Di questi ben 13.000 ettari appartengono alla Valle Camonica, 1567 alla Valle Sabbia e Riviera e solo 331 alla Valle Trompia. (…)”.

Non meno in sinergia con il locale “Comitato Forestale”, aveva luce, in quella stessa seconda metà dell’Ottocento, unitamente alla conseguente diffusione di tale sua introduzione per il tramite della competente Prefettura, il “Regolamento per l’ammissione e disciplina delle Guardie Forestali a senso dell’articolo 50 del Regolamento Ministeriale 10 febbraio 1878 per l’applicazione della legge 20 giugno 1877 n. 3917”.

Il 3 dicembre 1879, si era deciso che “Per l’osservanza della Legge e Regolamento Forestale, viene istituito nella Provincia di Brescia un apposito corpo di Guardie Forestali, il cui organico determinato dal Consiglio Provinciale, è di venti Guardie, sette Vice-Brigadieri e quattro Brigadieri (…)”.

Sessanta articoli contemperavano complessivamente l’attività di tale organizzata unità di forze, confermando al centro l’istituzione prefettizia, mediante un capillare avvicendarsi di pronunciamenti, funzionali, oltre alla sommaria codifica delle prerogative d’azione, anche a promuovere una esplicitata sensibilità nella cura verso l’ambiente, oggetto di una data investitura corrispondente, fra i quali contenuti, era pure stabilito che “Sono nelle attribuzioni del Prefetto della Provincia, udito il parere del Comitato Forestale: a. la nomina, la promozione e remozione di tutto il personale. b. la perdita o retrocessione del grado. c. le sospensioni a tempo superiori a giorni 10. La destinazione e traslocamento delle Guardie, nell’orbita della Provincia, sono di attribuzione tanto del Comitato che del Prefetto”.