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Padernello (Brescia) – Dopo lunghi anni di trattative, il 1 giugno 2005 il Comune di Borgo San Giacomo, in provincia di Brescia, e la società Castelli & Casali acquistano il castello di Padernello, un antico maniero ormai travolto dal tempo e dall’abbandono.

Nell’autunno 2005 viene costituita la Fondazione Castello di Padernello, una partnership fra pubblico e privato che ancora oggi lo gestisce e di cui fa parte anche Cassa Padana. Sono stati dieci anni di grande impegno sia sul fronte del recupero e della ristrutturazione del castello sia dal punto di vista culturale per creare, nel piccolo borgo di Padernello, un punto di riferimento unico.

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Castello di Padernello (foto Merighi)

Dieci anni sono passati dalla nascita della Fondazione di Padernello, fra le nebbie e i profumi della Bassa bresciana. Credo che sia giusto fare festa e celebrare quanto si è fatto.

Domenico Pedroni, anima, stratega, regista, ma anche umile esecutore di questo progetto direbbe: “Ula bass e schia al sass! (vola basso e schiva il sasso)”. Non servono annunci, proclami o ricerca di visibilità fine a se stessa. I progetti di sviluppo richiedono tempo, passione, costanza e tanta pazienza.

E sono difficili da portare in fondo. Sono come guerre mai vinte e sempre in corso. A Padernello, fra le mura del suo castello e nel borgo, sono state realizzate cose e ottenuti risultati qualitativi e quantitativi che nemmeno un ottimista più incallito avrebbe potuto immaginare all’inizio di questa avventura.

Padernello

Non vorrei però qui riepilogarli. Per averne un’idea basta solo vedere come era il castello dieci anni fa – e come è ora – non solo dal punto di vista della struttura architettonica, ma anche della funzione di polo innovatore culturale, di valorizzazione territoriale e anche economica che ha acquisito.
Qualità, quantità, innovazione, accompagnati da sostenibilità economica. Merce rara di questi tempi.

 Vorrei però semplicemente riepilogare quali sono stati i fattori principali che hanno determinato il successo di questa esperienza: l’intuizione iniziale e il coagularsi intorno al castello di persone di valore, qualità e generosità fuori dal comune e soprattutto la capacità di tenerle unite nel tempo intorno ad un obiettivo comune.

Il progetto non sarebbe partito senza l’intuizione, onestamente poco razionale, un po’ matta ma molto geniale, di vedere in un “cumolo di mattoni e pietre” – come era stato definito il castello – la possibilità di produrre valore, da parte di chi non solo ha sostenuto finanziariamente l’operazione, ma l’ha spinta, l’ha animata e ne ha aiutato a definire l’impianto.

E in questa cosa c’è lo zampino di Cassa Padana. Senza la capacità poi di tenere unite nel tempo tante energie, personalità talvolta geniali ma anche molto diverse e potenzialmente conflittuali, non si sarebbe prodotto il ”miracolo Padernello”, dove il “bello” produce valore, inteso in senso ampio, compreso quello economico.

Cappella Castello di Padernello
La Cappella

La biodiversità, se si riesce a creare un clima favorevole, produce frutti copiosi e ricchi. Ma questo amalgama non si determina miracolosamente da solo e una volta per sempre. Va costruito, manutenuto con pazienza e un duro lavoro che, tenendo presente diverse sensibilità ed esigenze, compreso quella della sostenibilità economica, riesce a trovare una sintesi comune e condivisa di alto profilo.

La vera genialità di 10 anni di progetto è questa.

Ora la prossima sfida è rilanciare e dare stabilità. La strada che si intende percorrere è quella dell’impresa sociale che punta sui giovani. E’ una nuova battaglia che si affronterà in futuro, speriamo con gli stessi risultati prodotti fin qua. Ci saranno altre occasioni per parlarne ed entrare in profondità su questo tema.
Oggi è giusto solo fare festa!

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