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Pescarolo ed Uniti (Cremona) – “La dama con l’ermellino”. Questo l’argomento trattato in sala Camozzi, dove non è mancato un arredo, come sempre, semplice ma di buon gusto, nella serata di martedì 20 giugno. Serata introdotta dal sindaco Graziano Cominetti che ha sottolineato la presenza del sindaco di San Giovanni in Croce, Pieguido Asinari.

Dopo la parola alla Professoressa Salvo, la quale ha evidenziato la particolarità della serata che chiude il 2° ciclo di incontri organizzati dal comune e dalla Biblioteca, oltre ad avere l’onore di parlare di questa bellissima signora con la presenza del Sindaco del comune dove si trova la Villa Medici del Vascello che fu residenza, per molti anni, della “dama dell’ermellino“.

La relatrice si addentra nella storia partendo dal 1450, con un Italia suddivisa in tanti stati, tra questi il Ducato di Milano che, con l’estinzione dei Visconti passa nelle mani degli Sforza Con Giangaleazzo Sforza, fratello primogenito di Ludovico il Moro, si aprono una serie di intrighi di corte, classici dell’epoca, che si concludono con la vittoria dell’usurpatore Lodovico il Moro che divenne governatore del Ducato di Milano.

Nel 1480 a Milano viveva la famiglia di Fazio Galerani, di origine senese. Non erano nobili, ma notabili, cioè persone che avevano studiato. La penultima nata, degli otto figli, si chiamava Cecilia, non poté dedicarsi agli studi, ma era dotata di una grande intelligenza, e si formò culturalmente da autodidatta sui libri dei fratelli e che poi gli stessi, dopo la morte del padre, la incaricarono di seguire un contenzioso che la famiglia aveva in corso con Ludovico il Moro .

Cecilia Galerani spuntò la causa a favore della propria famiglia. Su questo forse influì anche il fatto che la sua bellezza aveva fatto colpo nel cuore di Ludovico e nel 1489 lei divenne la sua amante vivendo a palazzo e sempre al suo fianco.

Non c’e una data ufficiale, ha precisato la relatrice, ma il ritratto della dama dell’ermellino dovrebbe risalire a quegli anni, 1489 o 1490, e fu commissionato da Ludovico il Moro a Leonardo da Vinci. Un olio su tavola di cm 95 x 44 circa e definito dagli esperti uno dei ritratti più belli esistenti nella storia dell’arte.

Però Ludovico si era impegnato con il Duca di Ferrara a sposare la figlia Beatrice, la quale era ancora troppo piccola e nell’attesa che maturassero i tempi, ebbe modo di vivere il suo amore con Cecilia, dalla quale ebbe anche un figlio, Cesare.

Però la faccenda non poté protrarsi a lungo, e nel 1491 Ludovico dovette sposare Beatrice e, con due donne a corte, Ludovico non ebbe vita facile, considerate che le stesse erano completamente diverse. L’amante di 16 anni, bellissima, intelligente e culturalmente preparata, la moglie di 14 anni, bruttina e amante dei vestiti e dei balli.

Una situazione che, pressato anche dal Duca di Ferrara, dovette risolvere, dando Cecilia in sposa, con varie proprietà in dote, ad un feudatario di sua fiducia ,Ludovico Carminati De Brambilla, detto il Bergamino, di San Giovanni in Croce.

Abbandonando la figura di Ludovico che per la sua ambizione fu il primo, nel 1494, a portare truppe straniere in Italia, la professoressa Salvo è passata poi ad esaminare il ritratto della dama dell’ermellino. Osservando i numerosi particolari, dal vestito al mantello, ai capelli, all’ermellino, la relatrice sottolineava quale sia stata l’importanza dell’opera di Leonardo nella storia dell’arte, oltre che evidenziare il modo di vestire della nobiltà femminile del tempo, un opera che è anche portatrice di simboli e di misteri di un mondo che faceva parte del quotidiano della vita di Leonardo.

Di tutto rilievo anche i messaggi che Ludovico il Moro ha voluto trasmettere a chi lo circondava, evidenziando la perfezione di Cecilia nella purezza, nell’intelligenza, nella passione, nell’amore e nella fecondità.

La relatrice ha concluso il suo intervento ricordando che l’opera che fino al 1536, alla morte di Cecilia, si trovava a S.Giovanni, sparì, per ricomparire nel 1700 ad opera di un principe polacco che ne fece dono alla mamma, facendo entrare così l’opera in una collezione di famiglia che poi, per una cifra irrisoria di 100 milioni di euro, (valore reale 2 miliardi), cedettero allo stato Polacco, e oggi l’opera si trova esposta al Museo di Cracovia.

Il quadro assunse notorietà in Italia nel 1998, grazie al Direttore della Pinacoteca di Brera, studioso di Cecilia, che organizzò una mostra in varie città d’Italia e al Quirinale, ma che tutti non riuscirono a vedere per il notevole afflusso di pubblico.

E’ intervenuto poi il Sindaco di San Giovanni in Croce, Pierguido Asinari (con lui erano presenti le signore Laura Nardi responsabile delle relazioni esterne sulla villa, la Bibliotecaria Francesca Lenti e la grafica Alice Buoli), che ha espresso gratitudine e soddisfazione per l’invito.

Egli ha fatto una breve carrellata delle vicissitudini e delle preoccupazioni vissute, sia come Assessore alla Cultura con il suo predecessore Ceresini, con il quale ebbe un primo incontro con il Professore Sgarbi, sia oggi come Sindaco, con le problematiche legate al reperimento dei fondi per la salvaguardia della Villa, e successivamente al non poterli usare per il patto di stabilità.

Oggi la struttura è stata recuperata ed è oggetto di numerose iniziative, anche attraverso la valorizzazione del grande parco.

Ha chiuso la serata il Sindaco Cominetti ringraziando tutti i presenti, oltre la Professoressa Salvo e il Sindaco di San Giovanni e, invitando tutti al rinfresco, ha ricordato l’ultimo appuntamento della stagione, “la cena con delitto“, per sabato 8 luglio, organizzato dalla Pro Loco in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, la Biblioteca e con il patrocinio di Cassa Padana, Fondazione Dominato Leonense e l’Associazione Fare Legami.

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