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Dal 15 novembre il Museo Nazionale del Cinema di Torino si arricchisce di un nuovo cimelio della storia del cinema, la Vespa di Nanni Moretti usata sul set di “Caro diario”.

Donata al museo dallo stesso Moretti nel 2016, finalmente la Vespa troverà il suo posto definitivo all’interno dell’Aula del Tempio, in un corner tra la chapelle del ‘Cinema Sperimentale’ e quella dedicata ad ‘Amore e Morte’. Appositamente restaurata dal museo per l’occasione, sarà esposta insieme a sequenze di “Caro diario” che vedono Nanni Moretti in sella al motociclo aggirarsi per i quartieri di Roma fino ad arrivare a Ostia, sulla spiaggia dove è morto Pier Paolo Pasolini.

Non è un semplice mezzo di trasporto ma la co-protagonista del personaggio interpretato da Moretti e la complice compagna del suo girovagare per la città e del suo riflettere su cinema, urbanistica, ballo, sociologia, in un viaggio che ci svela pensieri e personalità del regista.

E la Vespa è al centro anche del manifesto del film – anch’esso in esposizione – ma non solo, Moretti ha scelto di inserirla anche sul marchio della sua casa di produzione, la Sacher film. Un legame quanto mai emblematico che dà al memorabilia ora in mostra al museo un valore aggiunto.

“Non può che essere Nanni Moretti, a guidare idealmente la mitica Vespa 125 blu” – sottolinea Sergio Toffetti, Presidente del Museo Nazionale del Cinema – “che in Caro Diario lo portava attraverso tutta Roma, dal Gianicolo a Spinaceto, dalla Garbatella alla spiaggia di Ostia, fino ad arrivare, inaspettatamente, sul luogo esatto del martirio di Pasolini”.

“Venticinque anni dopo, la Vespa entra orgogliosamente al Museo Nazionale del Cinema” – prosegue Toffetti – “guadagnandosi una prestigiosa piazzola di parcheggio, incorniciata dalle immagini che ci hanno coinvolti e commossi sullo schermo. E come nel film eravamo tentati di saltare al volo sul seggiolino posteriore e farci portare in un percorso dove la nostalgia diventa politica, stretti, come dietro un nostro fratello maggiore, anche adesso difficilmente sapremo resistere alla tentazione di toccarla, per sentire com’ è fuori dallo schermo la materia di cui sono fatti i sogni. Perché in fondo sappiamo che la lamiera, la pelle, gli ingranaggi, il rumore del motore che si imballa tirando le marce, lo sculettamento laterale in curve troppo danzate: ecco, quella concretezza fisica, non si staccherà mai dallo schermo”.

 

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