Visto il successo del 2020, riprendono anche nel 2021 gli appuntamenti de “La via selvatica”: dal 12 gennaio, online , sarà possibile vedere ed ascoltare l’esploratore Emilio Previtali in dialogo con Matteo Caccia.

Il progetto, curato da Matteo Caccia e proposto dalla Famiglia Ceretto, si compone di 12 dialoghi che fanno emergere le esperienze profonde dei protagonisti.

É un percorso lungo un anno che indaga la natura selvatica e autentica, le sue regole immutabili, la sua ostinata capacità di ripetersi, la sua ricerca di un’armonia smarrita, di un equilibrio virtuoso in cui l’uomo sia capace di interagire con rispetto nella consapevolezza che la vera protagonista è la natura.

“La scoperta non ha a che fare con lo scoprire una cosa per primi, ma scoprirla per la nostra prima volta – Emilio Previtali, alpinista, ciclista, triatleta e scrittore racconta il significato intimo della scoperta: in alta montagna, ma anche percorrendo una strada su due ruote o passeggiando intorno a casa, perchè c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire”.

Matteo Caccia introduce così il protagonista della conversazione dal titolo “Il lato nascosto e selvaggio di ognuno”: dal Nanga Parbat alle colline dietro casa. Esplorare ha a che fare con il liberare l’istinto della scoperta.

“Perché secondo te esistono delle persone che idealmente non si muoverebbero mai dal divano e altre invece che ogni domenica si fanno duecento o trecento chilometri per andare in bicicletta, di corsa, per andare a esplorare un luogo a piedi o con gli sci?”

A questa domanda Emilio Previtali risponde: “Il mappare dei luoghi, che non sono solo fisici, è qualcosa che ha a che vedere con l’azione ma anche con la conoscenza, quindi chiunque è un esploratore, tutti sono esploratori. Il punto è che per me l’esplorazione ha a che fare con la fisicità, cioè col fatto di sudare e di fare fatica, di andare in un luogo.

Per altre persone invece l’esplorazione ha a che fare magari con andare nella cucina di uno chef e scoprire un certo tipo di sapori, oppure col leggere determinati libri, oppure con il cominciare a scrivere e scoprire che si pensa qualcosa che non si sapeva di pensare.

Per me sono tutti esploratori, poi c’è qualcuno che si esprime appunto con lo sport, con l’andare nei luoghi, e qualcuno che si esprime nel far venire verso se stesso i luoghi.”

Bergamasco di origine, atleta dalle svariate passioni – Emilio Previtali è sciatore e scalatore, ma è estremamente competente anche in arrampicata, snowboard, corsa, mountain bike – ha esplorato le vette più alte del pianeta, tra cui l’Himalaya in diverse spedizioni.

In qualità di esperto in materia di freeride e scialpinismo, ha collaborato con diverse riviste di montagna e outdoor: è stato direttore editoriale per Free.Rider (Vivalda Editori) e per la rivista di ciclismo Alvento (Mulatero Editore), ha seguito il progetto Story.teller per The North Face e racconta le sue esperienze online, attraverso i blog e social network, servendosi tanto delle parole quanto di immagini particolarmente suggestive.

E della voglia di esplorare mondi diversi Roberta Ceretto, figlia di Bruno, terza generazione alla guida del gruppo insieme al fratello Federico e ai cugini Alessandro e Lisa, racconta “Della famiglia sono la persona che più si è appassionata al progetto della legato all’arte contemporanea, per fare parlare di quello che facciamo anche attraverso la cultura.

Quando conosciamo l’artista e ci appassioniamo alla sua storia e al suo essere, lo coinvolgiamo da subito e con fiducia, a partire dalla prima installazione: nessuno si poteva immaginare che Sol Lewitt potesse mettere un caleidoscopio di colori in un vigneto di Barolo.”

Con “La via selvatica” un funambolo, un paesaggista, una lupologa, un allenatore sportivo, un musicista, ma anche una chef, un meteorologo, una scrittrice, uno storico, un navigatore, un semiologo e un esploratore, in un percorso lungo un anno, riveleranno l’essenza più autentica dell’uomo, necessaria per essere nuovamente capaci di ascoltare la natura e vivere in equilibrio con essa.

Scenario di questi dialoghi i luoghi intatti e autentici all’interno dei territori Ceretto – dalle vigne, al ristorante Piazza Duomo, alla Cappella del Barolo, alla Casa d’artista, passando per le cantine della Tenuta Monsordo Bernardina e Bricco Rocche – sintesi di cura e valorizzazione del territorio.

Il progetto è giunto al suo quarto appuntamento. Gli interventi sono trasmessi e resi fruibili online ogni 12 del mese, e a partire dal maggio 2021 il pubblico potrà finalmente assistere dal vivo agli incontri.

La conclusione del progetto avverrà con un’esperienza a 4 mani con gli chef Ana Roš ed Enrico Crippa, impegnati a far scoprire il lato più selvatico della loro cucina.

La famiglia Ceretto
La famiglia Ceretto

Calendario dei successivi appuntamenti:

12 febbraio
Ambrogio Beccaria, Navigatore
Burrasche e calme
In mezzo all’acqua e al vento. Navigare i mari del mondo rimanendo vicini alla parte più selvaggia di sé.

12 marzo: Luca Mercalli, Meteorologo
La furia e la dolcezza del clima
Siamo abituati a vivere in un unico costante microclima: riscaldato in inverno. Rinfrescato in estate.Ma il clima sta cambiando e ci obbligherà ad essere più onesti con noi e con lui.

12 aprile: Mia Canestrini, Lupologa
Il ritorno dei lupi
I lupi sono tornati, o forse non se ne sono mai andati. Ce ne siamo accorti quando noi uomini abbiamo iniziato a disinteressarcene lasciando liberi e intatti gli spazi che i lupi si sono ripresi.

12 maggio: Nadia Terranova, Scrittrice
La scrittura selvaggia, da Pavese a…
Scrivere è un gesto solitario e selvaggio che deve infrangere le regole del civico pudore per liberare la sua energia. Scrivere è non essere domestici.

12 giugno: Franco Cardini, Storico
Il territorio e la sua storia
La storia ci insegna qualcosa? La storia delle religioni ci racconta chi siamo? Addomesticare il passato per comprendere un presente che spesso ci sfugge.

12 luglio: Tommy Kuti, Musicista
La musica non addomesticata
Il Rap, la musica delle periferie, la voce di chi non aveva voce. Come le parole cesellate e incastonate in rime e versi liberano forze nuove in chi le ascolta.

12 settembre: Stefano Bartezzaghi, Semiologo
“Salvatico è chi si salva” (Leonardo da Vinci).
La lingua cresce in noi spontanea, coi suoi frutti, i fiori, i rovi, i veleni. Cultura, o coltura, è provarsi a ordinare la selva senza sradicarla e senza rinunciare all’energia che la origina.

Il Gruppo Ceretto è un’azienda familiare che ha le sue radici in un territorio di rara bellezza come quello delle Langhe, e da tre quarti di secolo unisce alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio enogastronomico italiano la promozione dell’arte.

 

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