Non è Sperlonga, con il mare Tirreno affacciato sulla villa dell’imperatore Tiberio, ma l’idea di uno sbocco sull’acqua è, in un qualche modo, simile e confacente. Come per tale dimora imperiale, la scelta paesaggistica è azzeccata per la natura particolareggiata e circostanziata dove è dislocata.

Davanti al bel lago che anticamente si chiamava Benaco, c’è la villa romana di Toscolano Maderno (Brescia). Spazio completamente aperto sullo specchio lacustre, come al tempo di costruirla, nell’intenzione caduta su questo posto.

Il lago è ancora lì, ad assecondare l’eco di rimando a tutto un respiro architettonico che, l’andare dei giorni, aveva inesorabilmente ammantato di oblio. Emerge in una evidente ossatura di reperti, quale struttura prospiciente ad un’aperta veduta di lago, divaricata sul piano della litoranea bresciana che è caratterizzata a ridosso della strada gardesana.

Le mura con le pitture, i pavimenti con i mosaici, rivelano alcuni spazi interni anticamente addomesticati, nella significativa misura con la quale risultano recuperati, in una loro quota parte tuttora visibile, come erano stati realizzati.

Se ne conoscono i colori, se ne percepiscono i contesti dove inseguire quegli intrecci grafici che conformano, a raffinate decorazioni, il corso espressivo di elaborate rappresentazioni. Chi se ne è occupato, pure attestandosi nei locali pannelli archeologici divulgativi, ne ha già fatto un comprensibile motivo di contraddistinguente tipicità pertinente.

Una sorta di emblema di linee concentriche risalente a parecchi secoli fa, concepito da quella maestria umana che sembra potersi apparentare con le possibili tendenze decorative pure assimilabili, per certi aspetti, a quelle proprie della contemporaneità.

E’ la sorte riservata alla cosidetta villa dei “Nonii Arii”, catapultata, da secoli remoti, al presente di una sua diretta manifestazione, corrispondente all’attuale risultato dell’avvicendarsi di una serie di scavi e di rinvenimenti progressivi, avvenuti in tempi diversi ed ancora ipotizzabili per ulteriori e possibili sviluppi susseguenti.

Quanto sopravvive della costruzione, appare a stralcio di una struttura muraria squarciata al cielo incombente, nei suoi minimi rudimenti, senza alcuna parvenza di quel tetto che pure la definiva nella proporzione con la quale, fra altre componenti, se ne poteva misurare il complessivo effetto prospettico dirimente.

La copertura di ciò che resta, relativamente a quanto è stato recuperato, è assicurata da apposite infrastrutture di protezione e di contenimento, anche nella fattispecie di una perimetrica recinzione innalzata ad essenziale demarcazione dell’intero sito archeologico, nell’esiguo appezzamento di un parco circostante, fra olivi sagomati, secondo un diversificato assortimento.

La disposizione che, da settentrione si sviluppa a meridione, sembra calamitata nella direzione che si volge al lago, in quella massima espansione dove la costa più lontana rimane in una prospettiva celata nell’orizzonte, attraverso un tratto dalla profondità della quale non ne percepisce la portata..

Ad accompagnare la terra, in quell’elemento vicino che, nella maggior massa lacustre, le si appressa, è la propaggine di costa che si allunga a tutto campo, prima che da tale posizione si debba cedere poi la visione ad altri luoghi, individuabili, invece, sul punto di sguardo di una diversa collocazione.

Su piani differenti, la vicina chiesa dedicata ai santi Pietro e Paolo, rimanda, a sua volta, a quella continuità d’insieme sui declivi collinari immediatamente cadenzati tra piani ascendenti, fino alle cime grezze delle stesse alture, cupe ed insistenti nella percezione impattante di una dimensione carica della possanza di soverchianti masse virenti.

Queste alture tratteggiano un profilo montuoso che pare essere testimone familiare della medesima villa romana, essendo retaggio perenne di una acquisita protuberanza sviluppata nella rappresentazione visiva di una cornice con la quale l’intera zona risulta da sempre caratterizzata, mediante l’incombere di una costante collinare inalterata, rispetto al mutamento degli insediamenti che l’hanno interessata.

Sullo stesso livello della villa, in una prossimità alquanto ravvicinata, c’è la nota cartiera di Toscolano che si distingue in una tipicità locale completamente avulsa da questa, secondo un’operatività produttiva ovviamente in tutt’altre cose indaffarata.

Per la stagione turistica che, nella località gardesana, si approssima, nel 2018, alla valorizzazione delle locali attrattive, mediante la proposta di un’offerta di iniziative coincidenti, si annuncia l’apertura della villa nella giornata di Pasqua, primo aprile, dalle ore 15 alle ore 18, in un orario che si conferma tale, sia di sabato che di domenica, unitamente alla possibilità di una visita in mattinata, dalle ore 10 alle ore 12, per il periodo compreso da maggio a settembre, con ingresso libero e gratuito.

Fra le altre possibili fonti di informazione, circa questo significativo luogo storico da poter visitare, l’enciclopedia bresciana, riferisce, fra l’altro, che: “(…) La costruzione della villa, secondo alcuni studiosi, dovette iniziare con Publio Nonio Asprenate nel 38 d.C.. A lui, Augusto aveva infatti assegnato, quale premio per i servizi resi nella difesa del Reno contro i Germani, possedimenti sulle “ripae benacenses”. Ma, poi, venne continuata, ampliata, arricchita in seguito, forse dagli stessi Nonii – Arrii. Interessante la grandiosa ricostruzione della villa fatta dallo storico Fossati che la descrive addirittura come “babilonese per vastità”: “l’ingresso, custodito da massiccia cancellata, doveva trovarsi in parte sulla strada attuale per il porto, in parte nel giardino adiacente verso il lago. Un viale conduceva al palazzo, alla cui destra, precisamente ove oggi sorge il santuario di Santa Maria di Benaco, s’innalzava il tempio a Giove, poi quello a Bacco sull’area in cui si trova l’abside della parrocchiale e quindi l’accesso al fabbricato: l’atrio, il cavedio (portico coperto), l’immenso peristilio (galleria con colonne isolate) lungo la riva, l’oecus (stanza di riposo del padrone), poi la distesa dei giardini, interrotti da costruzioni, monumenti, fontane e campi sportivi. La villa aveva la lunga fronte rivolta al Baldo, ornata da terrazze sporgenti sull’acqua e, a monte, era cinta da bastioni intersecati da torri, spingendosi sino a metà dell’attuale piazza e seguendo poi all’incirca il tracciato della statale”. (…)”