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L’imperatrice “Sissi” a Brescia, in un “oceano di luce e di colori”: in questa visione d’insieme era descritta la città, a margine dei festeggiamenti approntati per l’arrivo dei reali asburgici, nella stampa dell’epoca.
L’imperatore Francesco Giuseppe (1830 – 1916) faceva con lei visita a Brescia dall’11 al 13 gennaio 1857, al tempo del Regno Lombardo- Veneto, parte del vasto impero Austro-Ungarico di cui anche il bresciano era territorio pertinente.

Neanche il volgersi di una decina d’anni dopo le cosidette “dieci giornate di Brescia”, l’arrivo di questi sovrani pare che si sia svolto in quel percepito favore generale che si era manifestato a vari livelli di un loro incontro con i più disparati ambiti significativi dell’allora realtà locale, nell’ineggiante profilo di un compenetrato avvallo, avuto a positivo riscontro delle espressioni riscosse sui diversi piani di una corrispondente ossatura sociale.

Lo testimoniano alcune dirette fonti storiche, come, ad esempio, il giornale “Gazzetta Provinciale di Brescia” di venerdì 16 gennaio 1857, nel, fra l’altro, pubblicare che: “(…) Forse trentamila persone stipate, asseragliate, nella parte nord-occidentale nella nostra città alzarono un viva così caldo, così ardente che ne giunse l’eco nelle più remote parti di Brescia, e lungi fuori della sua magica cerchia. Intanto, dappertutto, bande civiche numerosissime suonavano festosi concerti, mescolati sempre alle grida di giubilo del popolo, inebriato d’amore. (…)”.

Il sopraggiungere, l’undici gennaio di quell’anno, degli omaggiati ospiti a Brescia, era stato preceduto da una prima tappa in provincia, giungendo dal Veneto, facendo una breve sosta sul lago di Garda, a Desenzano, come il menzionato giornale andava, fra l’altro, ad accennare, nel documentare i vari aspetti colti a proposito del “Viaggio delle loro Maestà Imperiali e Reali. Soggiorno delle Loro Maestà a Brescia. Brescia 12 gennaio. (….) La provincia di Brescia vide jeri anzi il pomeriggio entrare le LL. MM. (le loro maestà ndt) l’imperatore Francesco Giuseppe “il magnanimo” ed Elisabetta “la pia” fra le mura di questa cara città. Vide, ripetiamo, perocchè da Desenzano a Brescia, la popolazione di tutto il territorio si fosse accalcata sulla via che percorrevano gli adorati monarchi. E fu a Desenzano stesso, là in cospetto del nostro lago Benaco, sospiro di tanti poeti, che Brescia rappresentata da suoi magistrati riceveva le LL.MM..(…)”.

L’attesa visita ufficiale entrava, in seguito, nel vivo, contestualizzandosi nel raggio delle considerazioni aderenti alla stessa singolare cicostanza che risultavano espresse di rimando su questo giornale, mediante l’utile resoconto di una serie di memorie, rispetto a quanto sembra sia parso l’eloquente riflesso di fatti circostanziati, da emblematicamente poter andare ad annotare: “(…) Jeri mattina, all’alba, non vedavasi per lo spazio di quindici miglia che una moltitudine sterminata, fittissima, anela soltanto di vedere e di salutare le LL.MM..
Magnifici sorgevano dovunque i padiglioni e gli archi di trionfo. Uno di questi all’ingresso di Brescia, spiegava negli spazj la maestosa sua mole, quasi ad esprimere che ogni cosa è grande nel popolo. Tutte le case, tutti i palazzi di Brescia cui passava innanzi il corteo imperiale erano messi a festa, in modo che mai vedemmo il simile, nemmeno nei tempi della nostra antica floridezza. E ovunque le medesime immense turbe di gente che sfidava, nel suo amore al sovrano, l’improvviso imperversare del cielo. Preceduto dalla carrozza del regio delegato della provincia cav. Baroffio e seguito da gran numero di equipaggi delle nostre notabilità, il legno che portava gli augusti sposi giunse all’abitazione dei conti Fenaroli verso il mezzogiorno; e le LL. MM. smontarono in questo degno albergo, allestito con vera cortesia baronale, con isquisito gusto artistico, con caldo amore di patria, con venerazione che, nei Fenaroli, è tradizionale al discendente degli Asburgo ed all’eccelsa sua compagna. Quivi l’imperatore ricevuti nuovi ossequi del clero e dell’autorità, condusse alle sue stanze l’adorabile Elisabetta, e si mosse per uscire tantosto a deliziare di sua presenza l’innumerevoli turbe”.(…)”.

Prendendo alloggio a “palazzo Fenaroli”, ubicato nel centro cittadino, l‘immergersi nelle medesime vie dove, solo qualche anno prima si erano erette le barricate contro le truppe austro-ungariche, sembra abbia visto gli allora giovani regnanti al vertice dell’impero stesso, prima avversato, muoversi nella dinamica di tutt’altro genere di città, rispetto a quella insurrezionale, che era, in quei giorni, mobilitata, invece, per dare il benvenuto e non per emarginare: “(…) Seguìto ognora da uno strepitoso corteo di cittadinanza acclamante, l’imperatore mosse anche al castello a giocondare i suoi prodi, quelli che chiama fratelli d’armi; e là vedemmo al suo seguito, fra una cospicua schiera di generali, la bella e marziale figura di S.E. il conte di Giulay, comandante militare di Lombardia. Poi, si recò al museo patrio, altra delle glorie bresciane, a rimirarvi con severa attenzione gli avanzi delle nostre avite grandezze. (…)”.

Imperatrice “Sissi”

Dal colle Cidneo, sede del “medolo turrito”, quale architettura anticamente eretta nella pietra locale, secondo la caratteristica fattispecie del posto che appare tipicamente propria di un castello agguerrito, da dove, fra l’altro, lo spazio di qualche anno addietro erano state sparate le cannonate sugli insorti, scesi in campo contro l’aquila bicipite austro-ungarica, sembrava che “(…) la città, come per incanto, trasformavasi in un oceano di luce e di colori, in tal maniera che non tentiamo tampoco d’accennare conoscendo la nostra (e l’altrui) insufficienza a dipingere un simile spettacolo. Brescia però, questo possiamo accertarlo, ha superato l’attenzione di tutti, forse anche quella del principe, nel far palese la sua gioja colla luminaria di jeri, a sera. La gita, al teatro delle LL.MM. fu un transito trionfale nel più largo, nel più significativo senso del vocabolo. Un viva solo precedeva, accompagnava, seguiva l’Augusta Coppia: un viva siffatto che sembrava scuotere Brescia dalle fondamenta, purificarla, rinnovarla, farle dimenticare ogni passata ambascia, spingerla in un sorridente avvenire dietro la scorta del suo giovane e cavalleresco monarca. Gli scarsi militi schierati sulla strada potevano a stento trattenere l’esercito popolano: v’era confusione, ma poetica, ma soave, ma dolcissima e riguardarsi. Quando le LL. MM. entrarono in teatro illuminato magnificamente e così stipato che già alle sette ore non si potevano più dispensare biglietti d’ingresso, scoppiò un nuovo saluto generale, immenso, e da tutti i palchi la metà gentile del nostro pubblico sventolava candidi lini, in segno di letizia. (…)”.

Tali parole non erano prive di una certa consapevolezza, rispetto a tutto un’ineludibile retroterra politico, tanto che l’estensore dell’articolo dedicato alla cronaca ispirata alla visita degli Asburgo a Brescia non mancava, nell’edizione de la “Gazzetta Provinciale di Brescia” del 20 gennaio 1857, “N. 6”, di precisare che si era trattato di “(…) una sublime vittoria del principio monarchico e cattolico sul volterianismo corrompitore e sul dissolvente liberalismo che in qualche luogo d’Italia mandano gli estremi aneliti della loro impotenza. (…)”.

A chi si riferiva? Si riferiva a quella parte della quale lo stesso autore dell’articolo in narrazione si domandava nei termini “(…) dove erano a Brescia nelle giornate 11 e 12 gennaio 1857 la fazione della resistenza passiva al governo austriaco, la fazione democratica, la fazione che guarda verso Torino e della quale osa scrivere la spudorata Opinione (giornale ndt) che è pure sì potente in Lombardia? (….)”.

Anche verso tale composita fazione, qui si rimarcava la stima rivendicata nel resoconto giornalistico, precisando, a prescindere dall’appartenenza, a questo o a quell’altro schieramento, che: “(….) sarebbe apparso anche a un estraneo il quale jeri ed oggi fosse giunto fra noi che la città e la provincia di Brescia trovavansi in istato di concorde esultanza, e che uno straordinario e oltremodo propizio avvenimento questa provocava espansiva al di là d’ogni credere. (…)”.

Fra i luoghi dei quali ci si può immaginare il passaggio imperiale, anche il duomo, nel contesto di una trasferta bresciana, nel corso della quale erano state rese pubbliche alcune elargizioni anche circa la liberazione di alcuni detenuti politici, rei di “alto tradimento”: “(…) Sulla magnifica porta del duomo, stupendo fabbricato che accanto alla cupola della regina Teodolina mostra la maestà dei primi tempi congiunta al moderno atticismo, il religioso monarca fu ricevuto dal nostro pio e venerando vescovo, la cui bella e dolce fisionomia raggiava di contentezza. Al prelato facevano corona i canonici della cattedrale, benemeriti tutti per carità e dottrina; e quando l’imperatore e il vescovo entrarono le soglie del duomo essi schieraronsi dietro i loro passi, militi di Cristo, benedicenti il sostenitore della Chiesa, al datore del concordato. La basilica era splendidamente addobbata e al suono dell’organo vi si cantavano le laudi al Signore dè cieli e della terra.(…)”.

In questa giornata d’un lontano inverno inoltrato, già programmata per riprendere il viaggio ufficiale fra le terre del Lombardo-Veneto, era considerata nel presentare “(…) S.M. l’Imperatore, prima delle nove ore antimeridiane, percorreva Brescia in diversi punti, dopo aver incominciata la sua gentile peregrinazione recandosi nel nostro maggior tempio a ringraziare l’Eterno. Ivi volle rimirare a lungo la preziosa reliquia del legno immortale del Golgota, e con nobile riverenza umiliavasi a quell’atomo di legno su cui è spirato per la salvezza degli uomini il Figlio di Dio, il Redentore della tralignata stirpe di Adamo. Quindi, uscito dal duomo passò in rassegna la nostra guarnigione, facendole eseguire alcune maestre evoluzioni; e intanto la vasta piazza e i luoghi circostanti risuonavano di benedizioni al benefico ed intrepido sire. (…)”.

Francesco Giuseppe e la moglie, Elisabetta di Baviera, usciranno dalla scena bresciana in quel ritratto che, di tali frangenti, la medesima fonte d’informazione ne aveva offerto nello scritto di una versione accentata “(…) Nè la partenza fu diversa dall’arrivo, chè anzi andò pari con esso per ciò che riguarda le devote acclamazioni del popolo. Il quale cambiata in giorno la notte, e dimentico fino della necessità del riposo e dei riguardi dovuti agli eccelsi ospiti , ma dimentico per la sua adorazione di questi, continuò fino all’alba a percorrere le vie di Brescia, cantando inni patriottici, e riempiendo l’aere del nostro motto che esprime la storia avvenire del Lombardo-Veneto: Viva l’Imperatore!”.

Alle spalle dell’imperatore, mentre la storia probabilmente già riprendeva ad andare in un’altra direzione, si stagliava, all’orizzonte del tempo in corsa, il lascito locale di un suo esplicito pronunciamento, ben oltre gli eventuali sospetti della cronaca esaminata, nel caso, cioè, la stessa apparisse partigiana verso il ruolo imperiale di riferimento, in quanto risulta effettiva nell’oggettivare un concreto e documentato provvedimento:“(…) Con biglietto ancor ieri indirizzato a S.E. il maresciallo conte Radetzhy governatore generale del Regno, S.M. accordò a cento e diciannove Comuni della nostra provincia il totale condono degl’importi che essi dovevano all’erario per le rispettive sottoscrizioni al prestito nazionale del 1854, donandoci così la cospicua somma d’un milione e ottantasette mila lire austriache. Prova anche questa, se altre ne mancassero, aver l’imperatore aggradito con paterno animo gli omaggi caldi e spontanei della sua Brescia fedele. (…)”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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