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Non si trattava della nipote di Mubarak, ma del cugino del re di Libia.
Nulla a che fare, alla luce di quest’altra presentazione, con certe altre grasse questioni licenziose e clandestine, infilate nei panni di identità fasulle e surrettizie, quanto, piuttosto era quest’ultimo il caso di una visita tra gli opifici della rinomata industria armiera bresciana, compiuta dall’accennato personaggio.

Idris di Libia regnante, il di lui cugino era giunto a Brescia per visitare il centro di produzione delle armi “Beretta”, mentre il 1953 incontrava la primavera di giorni condivisi dal fuggevole passaggio di altri eventi, pure, naturalmente, raccolti tra le pagine delle cronache di stampa, per il profilo di aspetti dalle stesse note d’informazione ritenuti rimarchevoli.

“E’ ospite da ieri della nostra città Sua Altezza Sayed Abulgassin Scerif Senussi, cugino del re di Libia (…)” annunciava l’edizione del “Giornale di Brescia” del 23 aprile 1953, precisandone il titolo di principe, impegnato in un viaggio in incognito, con la guida al seguito, nella persona di fiducia, ritenuta nel testo contemporaneamente tale, pure per la credibilità e per la stima riconosciutagli in Italia, attribuita alla figura del dr. Abdurrahmam Bunkheila.

La presenza di questi referenti della “quarta sponda”, come la stessa risultava in quegli anni, era correlata ad un dato ruolo confacente alla natura specifica della trasferta da loro praticata, dal momento che “(…) Il Principe è infatti il Presidente della più grande impresa industriale e commerciale del nuovo regno libico che opera sia in Tripolitania che in Cirenaica, occupandosi di imprese industriali, commerciali e di trasporto marittimo. (…)”.

Altri tempi, distanti da altri nell’avvicendarsi della storia libica, ma non per la rinomata industria armiera bresciana, rappresentando, tale locale eccellenza produttiva, anche la meta della visita praticata che supponeva interrelazioni commerciali con quella realtà esotica che, oltre l’emancipata orbita coloniale, giungeva nella rete dei beni di esportazione dell’ex Paese occupante per valutarne sul posto la qualità, pure nell’ambito di un contatto funzionale a stabilire un possibile interlocutore negli affari utili per una materia d’interesse da sempre destinata a mantenersi in un livello di nicchia settoriale ed in un perseguimento d’affermazione costante.

Armi da fuoco, in tale occasione, prese in considerazione dal cugino del re Idris (1889 – 1983) di Libia, monarca fino all’avvento di Muammar Gheddafi nel 1969, cioè dopo poco più di tre lustri da quando Sayed Abulgassin Scerif Senussi di sangue reale era giunto a Brescia, pure accompagnato “dal suo procuratore dr. Ibrahim Susi e dal dr. Solaini, direttore dell’Associazione Industriali”.

Dal capoluogo cittadino, l’esigua comitiva aveva preso la direzione per la Valtrompia, incontrando Pietro e Giuseppe Beretta nella loro fabbrica gardonese: “(…) Sua Altezza Reale ha visitato i vari reparti dello stabilimento ammirandone le modernissime attrezzature; egli si è vivamente interessato ai vari cicli della lavorazione che gli sono stati illustrati. Particolare attenzione ha rivolto sul banco di prova ad alcune carabine da tiro e da caccia. Prima di lasciare lo stabilimento, il Principe, nel salone dove sono raccolte tutte le armi antiche e moderne prodotte in trecento anni di vita dalla ditta Beretta, ha voluto esprimere al cavaliere del lavoro Pietro Beretta per la sua più schietta gratitudine per le cordialissime accoglienze riservategli e la sua viva ammirazione per il complesso che gli era stato concesso di visitare. (…)”.

Il fatto tratteggia uno dei molteplici motivi di credito riguardo una fra le maggiori espressioni dell’imprenditoria bresciana che, senza particolari biglietti da visita, ispira considerazione anche nel più lontano altrove, costituendo, in questo episodio, quel riflesso interculturale dove il confronto sul piano dei rispettivi livelli d’interesse aveva i suoi riferimenti sullo sfondo di una galassia libica allora retta da una monarchia, instauratasi nel Secondo Dopoguerra.

Quel periodo post bellico, in tale minima frazione storica, distante nemmeno lo spazio di un decennio dal radicamento della data ufficiale che in Italia, anche nell’aprile sopra menzionato, si intendeva festeggiare, inneggiando, fra l’altro, ad ideali di pace, di libertà, di giustizia sociale e, soprattutto, di democrazia, con ancora l’incubo, nella memoria generale, della pregressa tirannia.

Il “25 aprile” si profilava negli allora imminenti e maggiori appuntamenti pubblici cittadini, anche con la partecipazione della forza partigiana “Fiamme Verdi”, mentre il cugino del re Idris aveva preso la strada per altre laboriose visite nello Stivale, avviandosi ad appurare, ancora a Brescia, il pure noto stabilimento OM, e poi, ancora secondo la fonte sopra menzionata, il “complesso Marzotto” a Valdagno.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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