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Brescia – Insieme a settembre, se ne va anche la “Vittoria Alata”. L’iniziativa che, del 2019, ha contraddistinto il bimestre di agosto e settembre, per quanto riguarda un’esposizione di fotografie di Cesare Palazzo, compie, da programma, il periplo attorno al termine del proprio periodo conclusivo.

La mostra dal titolo “The winged victory” è la traduzione anglossassone della versione ufficiale propria del noto manufatto, assimilato dal territorio per via di un’impronta romana, come eloquente traccia storica di un’emblematica testimonianza archeologica, diffusamente assimilata ad una peculiarità tutta bresciana.

La nota statua, a solenne soggetto femminile, assurta, fin dalla sua scoperta ottocentesca a Brescia, a simbolo della città stessa che, tuttora, ne conserva l’esemplare originale, è stata oggetto di una mostra fotografica, nella sala della Fontana, annessa alla biblioteca “Queriniana” di Brescia, sviluppandosi nel genere espressivo imperniato su una molteplice serie di riproduzioni fotografiche, applicate a ritrarre una caratteristica specificità plastica, catturata nell’inventiva di altrettante soluzioni di varia prossimità.

Nel ciclo delle mostre periodiche che valorizzano parte degli ambienti della sede di questa biblioteca comunale cittadina, la “The winged victory” rientra nel contesto evocativo di una ulteriore proposta divulgativa, dedicata alla caratura artistica della statua bronzea presa a totalizzante riferimento della medesima esposizione, in modo da porla a definizione dell’evento espositivo, sia nelle immagini a figura intera che nei particolari, come quelli del volto o della scelta del busto, piuttosto che del profilo, significativo della “Vittoria Alata” in ogni rappresentazione.

La classicità dell’opera, ispira quegli orizzonti mediterranei che, per alcuni aspetti, paiono addirittura inverosimili a Brescia, per quel che riguarda l’insieme dei beni archeologici dello stesso tenore, come, ad esempio, i, pure, dello stesso materiale, “Bronzi di Riace”, restituiti dalla storia, per via di remote stratificazioni classiche autoctone, attraverso il cobalto inebriante del mare, nello specchio riflesso desumibile dal quel particolare di contesto dove si esplica la naturale corrispondenza di un vicino sbocco, connesso a tutto un certo e tipico retaggio culturale.

Non a caso, nella fonte documentaristica, realizzata in sede museale locale, di “Il volo della Vittoria Alata”, si afferma, fra l’altro, che “è uno dei pochi bronzi di grandi dimensioni conservatosi fino ai nostri giorni, l’unico in Italia Settentrionale”, mentre a proposito della medesima opera, messa in mostra, per il tramite delle varie fotografie a tema, da Cesare Palazzo, l’enciclopedia bresciana, evidenzia, pure, che trattasi di “Statua bronzea di giovane donna (alta m. 1,90) che per la eleganza del movimento, la snellezza del corpo giovanile, avvolto nel leggero “chitone” (tipica veste dei greci avvolgente il copo lasciando un’apertura per il braccio, fermata sull’altra spalla da un fermaglio) e da un fluido “himation” (specie di mantello di lana di forma quadrata indossato sopra il chitone) e per la classica bellezza del volto fece, in un primo momento pensare come autore a Prassitele. (…)”.

Dall’accostamento, con questo appena menzionato scultore greco della lontana età classica, passando per altri studi ed a prescindere, comunque, da ulteriori analisi, di questa caratteristica statua celebrativa, la visione fotografica, proposta dall’autore delle immagini poste sui pannelli del circoscritto percorso della mostra, pare umanizzare questa stessa opera monumentale, nel suo versante analitico di risalto ai tratti espressivi della medesima figura che, nelle comuni ed ufficiali versioni dimensionali della “Vittoria Alata”, risulta naturalmente, per lo più, assimilata ad un assetto intero, ormai, già all’apparenza, stereotipato, divenuto, cioè, simbolo acquisito, come logo diluito nell’insieme statutario con il quale, anche in misure diverse, viene rappresentato.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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