Nel buio più fitto, un boato, tra i monti innanzi al lago.
In tempi di guerra, si pensava a qualche enorme esplosione nei luoghi deputati ai maggiori presidi militari, implicati nel conflitto allora in atto, come, Peschiera del Garda, agguerrita roccaforte del bacino gardesano.

Il vento, sul pelo dell’acqua, aveva poi fatto il resto, portando l’eco di tale cavernoso sussulto, insorto secondo chissà quale dinamica, verificatasi in quell’epoca risorgimentale, ancora in fase di assestamento, nella ormai raggiunta definizione, instauratasi nella zona di questo tonante fenomeno curioso, avvenuto a ridosso delle fasi ostinate di una lotta, promossa per cambiare i connotati alla mappa politica nazionale.

Il territorio del veronese gardesano era stato, da poco tempo, sfilato dall’Impero con Vienna a capitale e, nel merito della misteriosa esplosione, ne riferiva puntualmente il giornale edito sulla sponda del lago situata prospiciente al fatto che, in un riflesso locale, segnalava, nei termini del quotidiano “La Sentinella Bresciana” dell’8 gennaio 1868, la delicatezza degli effetti di questa contingenza particolare: “(…) Nell’interesse della tranquillità, della sicurezza e della scienza, sarebbe necessario che il Governo inviasse sopra luogo, persone intelligenti e fornite di cognizioni pratiche, apprese nel Napoletano ed in Sicilia, dalle manifestazioni vulcaniche del Vesuvio e dell’Etna, allo scopo di accertare il carattere di quelle ondulazioni e sussulti di Monte Baldo, farne conoscere le probabili conseguenze e preparare all’autorità governativa le basi di opportuni provvedimenti che valgano a prevenire od attenuare disastri sventuratamente in epoche recenti causati da terremoti”.

L’appello si ispirava alle motivazioni suffragate da ciò che si procedeva pure a pubblicare, andando a segnalare che “Fino dal giugno 1866, durante la guerra, lungo la sponda veronese del lago di Garda nel territorio di oltre nove miglia, alle falde del monte Baldo, occupato dai paesi di Navene, Malcesine, Cassone, Assenza, Porto di Brenzone, Magugnano, S. Giovanni e Castelletto si fecero udire ripetuti colpi che, sulle prime, dalle popolazioni e perfino dalla guarnigione austriaca di Malcesine, furono scambiati per cannonate contro la fortezza di Peschiera. Le agitazioni del suolo e le scosse continuavano per alcuni mesi, mantenendo lo spavento in quegli abitanti, ai quali la scarsa produzione del terreno viene soltanto compensata dal dolce clima giammai alterato da nebbia e neve che lungamente ricopre il sovrastante Monte Baldo (…)”.

La notizia, dedicata a questo ambito geologico dove pare che la terra abbia elevato in altezza, verso gli spazi inafferrabili del cielo, quanto può sembrare che la stessa abbia, forse, prima, misurato in perpendicolarità, nella profondità degli abissi nascosti entro il lago antistante, proseguiva, con il precisare che “(…) Da quasi un anno, però, cessava lo scuotimento di quel territorio, dalle colline e montagna, e gli abitanti speravano, allontanato per sempre lo spaventoso fenomeno, la cui natura e carattere nemmeno per approssimazione potevano essere descritti nella relazione della Commissione inviata sopra luogo nel decorso anno, onde prevederne le conseguenze in rapporto alla sicurezza. Ma, nel primo giorno del principiato anno, ricominciavano le scosse e rinnovavasi talmente frequenti nel sabbato e nella notte della domenica, che, in diciotto ore, se ne contavano dieci, delle quali tre della massima violenza e notevole durata, talchè alcune persone ricoveravano nelle barche e quasi tutti vegliavano incerte durante la notte. Nel paese di Malcesine di circa duemila abitanti, sono stanziati un distaccamento del 50° fanteria, impiegati di finanza, carabinieri e guardie doganali che non possono lasciare le case e la residenza (…)”.

Era, fra l’altro, questo, il periodo di un’allarmante eruzione del Vesuvio, documentata, neanche a farlo apposta, in quella stessa pagina di giornale menzionata che ne accennava il verificarsi, colto nell’orbita della sensazionale preponderanza di un fenomeno naturale, ascritto ad un preoccupante evolversi dei rischi, per l’incolumità della popolazione locale.

Intanto, il Monte Baldo e la sua riviera mancina, rispetto a quella bresciana che il lago, invece, svela a dritta, pare che seguitasse nelle sue manifestazioni, profilandole, per lo più, nella versione di scosse telluriche di varia entità, pure imponendosi all’attenzione generale, una volta passato, da circa un decennio, anche il Veneto al regno Sabaudo dello Stivale, trovando ambito di una data menzione presente su “La Sentinella Bresciana” del 04 maggio 1876, che, fra l’altro, poneva in chiaro, grazie ad un pronunciamento della “Sezione Veronese del Club Alpino Italiano”, che non fossero, quelle della riviera scaligera, fattispecie da assimilare al respiro lavico di certi vulcani italiani, come, anni prima, si era, invece, vagheggiato, nell’ipotizzare l’azzardo di una analoga natura, sovrapponibile a tale terrestre empito fenomenale: “(…) I fenomeni sismici del 76 presentano gli stessi caratteri di quelli del 1870: come allora Cassone sembra essere il punto nel quale gli stessi si producono con maggiore energia. E’ però, da osservarsi che i fenomeni attuali si estendono ad una zona maggiore di quella nella quale si trovavano, per così dire, confinati durante il periodo del 70. E’ probabile che questi movimenti si ripeteranno ancora durante qualche tempo: è, però, assolutamente certo che essi nulla hanno da vedere coi fenomeni vulcanici propriamente detti, ma derivano esclusivamente da azioni meccaniche dipendenti dalla struttura del monte”.

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