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Ragazzola di Roccabianca (Parma) – Giovedì 31 ottobre alle ore 21.15 presso il Teatro di Ragazzola, si potrà assistere allo spettacolo “L’Abisso“, scritto, diretto e interpretato da Davide Enia, con musiche composte ed eseguite da Giulio Barocchieri. Lo spettacolo è tratto da “Appunti per un naufragio” dello stesso Davide Enia.

Rimasto molti anni lontano dai palcoscenici, dopo i successi teatrali di “Italia-Brasile 3 a 2”, “maggio ’43” e “Scanna”, Davide Enia torna in scena con il gesto, il canto, il cunto, per affrontare l’indicibile tragedia contemporanea degli sbarchi sulle coste del Mediterraneo. Epopea di eroi odierni, tra vita e morte, che diventa metafora di un naufragio individuale e collettivo.

“Quando ho visto il primo sbarco a Lampedusa, ero assieme a mio padre. Approdarono tantissimi ragazzi e bambine. Era la Storia quella che stava accadendo davanti ai nostri occhi, la Storia che si studia nei libri, che riempie le pellicole dei film e dei documentari e che modifica la struttura del presente. Nell’arco di diversi anni, continuavo a tornare sull’isola, costruendo così un dialogo continuo con i testimoni diretti, i pescatori e il personale della Guardia Costiera, i residenti e i medici, i volontari e i sommozzatori. Parlavamo quasi sempre in dialetto, nominando i sentimenti e le angosce, le speranze e i traumi secondo la lingua della nostra culla, usandone suoni e simboli. In più, ero in grado di comprendere i silenzi tra le sillabe, quel vuoto che frantuma la frase consegnando il senso a una oltranza indicibile. In questa assenza di parole, in fondo, ci sono cresciuto. Nel Sud, lo sguardo e il gesto sono narrativi e, in Sicilia, ‘a megghiu parola è chìdda ca ‘un si dice, la miglior parola è quella che non si pronuncia”.

Le parole dei testimoni si fanno, dunque, carne. Il testo diventa allo stesso tempo testimonianza storica e percorso esistenziale che riguarda tutti noi: “dalla registrazione delle loro voci sono emersi frammenti di storie dolorosissime eppure cariche di speranza, nonostante risuonasse di continuo un senso di morte impossibile da gestire da soli. Le loro parole aprivano prospettive e celavano abissi. Avevano le stimmate della guerra”.

Sul palcoscenico è trasferita questa lotta combattuta in mare aperto, che salva e inghiotte destini umani. Un nuovo campo di battaglia dove l’allenamento, le manovre e la velocità sono determinanti per recuperare più corpi vivi in mare e sopravvivere in prima persona alle onde. La messa in scena fonde diversi registri e linguaggi teatrali, gli antichi canti dei pescatori, intonati lungo le rotte tra Sicilia e Africa, e il cunto palermitano, sulle melodie a più voci che si intrecciano senza sosta fino a diventare preghiere cariche di rabbia quando il mare ruggisce e nelle reti, assieme al pescato, si ritrovano i cadaveri di uomini, donne, “piccirìddi”.

Lo spettacolo più importante che sia stato messo in scena da un grande performer e da un grande italiano in questi ultimi anni. L’abisso ci parla della vita e della morte, della morte e della resurrezione, dell’essere perduti e dell’essere salvati. Enia non teme di incrociare l’esperienza personale e quella degli altri, di questo incrocio fa il perno del racconto. (Franco Cordelli, Corriere della Sera)

Davide Enia con “L’abisso” ha vinto il Premio Maschere del Teatro 2019 come Miglior Interprete di Monologo e il Premio Hystrio Twister 2019 come Miglior spettacolo della Stagione.

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