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Non è l’abito che fa il monaco”: una possibile conclusione per le parti coinvolte in un insieme di raggiri, perpetrati da chi si esplicava sotto mentite spoglie. Tra gli esempi di cronaca, propri di questo millantato credito, anche quelli che, nell’orbita religiosa, avevano rispettivamente avuto il raggio d’azione di un’ambigua interazione con il trascendente.

Sia chi si atteggiava a sedicente suora, quanto chi, invece, si introduceva nei sacri perimetri di una chiesa, recandovi, però, l’anelito materiale di un’avidità irriverente, sono stati autori di furti, accomunati, in un qualche modo, da una profanazione dell’abito ieratico indossato, oppure del luogo consacrato, materia o sede del fatto stesso perpetrato, secondo le diverse dinamiche avvenute sotto l’influenza sconveniente di un sacrilego ascendente.

A questo riguardo, con il Natale del 1923, prendeva visibilità giornalistica ciò che risultava pure attestato nella stampa bresciana, limitatamente alla notizia che, l’allora quotidiano “Il Cittadino di Brescia”, rapportava alla natura del tipo di cronaca accennata: “Una truffatrice di offerte per le Poverelle. Ci viene segnalato che da qualche giorno si aggira in città ed anche in provincia una misteriosa signora, la quale, spacciandosi per nipote della Madre Superiora delle Suore Poverelle, si presenta alla famiglie facoltose e chiede ed ottiene offerte, talvolta anche considerevoli per le Poverelle, somme che naturalmente le Suore non vedranno mai. Essa è arrivata persino a preannunziare alle caritatevoli famiglie il suo arrivo con lettera o telegramma e finora l’ingegnoso raggiro ha fruttato discretamente. Contro di lei è stata sporta denuncia in Questura. Ad ogni modo, crediamo doveroso mettere bene in guardia le famiglie. Sembrerebbe trattarsi della famosa Olga Maggioni, oriunda di Chiari e attivamente ricercata dalla Questura”.

L’antivigilia natalizia di quell’anno era già stata interessata dalla divulgazione della medesima versione dei fatti che, un altro quotidiano locale, “La Provincia di Brescia”, aveva analogamente documentato, precisando, al contempo, che “Noi mettiamo in guardia le famiglie perchè non si facciano turlupinare”, secondo un’ulteriore sollecitudine espressa a contrasto di quella donna che, fra l’altro, indossava, in società, la veste religiosa indebitamente.

Se in questo caso, si era messi sull’avviso ed ancor più si sarebbe potuto attendere l’epilogo della serie di illeciti truffaldini, con la cattura di colei che, nel miraggio di facoltose prebende, si arrangiava fraudolentemente facendo leva sull’ingenua credulità di certa gente, un altro fatto si traduceva nella cronaca di quei giorni, presentandosi nel presunto contenuto di una vicenda che appariva completa, nei particolari con i quali si svelavano i termini significativi di quanto si asseriva fosse a resoconto di una storia vera.

L’attenzione era rivolta all’estero, circostanziandosi in quella lontana geografia che, il 28 dicembre 1923, rimbalzava fra le notizie pubblicate dal giornale “Il Cittadino di Brescia”, nel riferire che : “Un brigante travestito da suora ottiene ospitalità e finisce strangolato. Zagabria, 27. In un villaggio presso Subroticza (?) si presentò, sere sono, al ricco possidente Persic una suora di carità, chiedendogli di poter pernottare. Il Persic, ospitale, dopo aver invitato a cena la suora, le assegnò una stanza per la notte. Ma già durante la cena il padrone ed i suoi famigliari ebbero sospetti: il viso della suora e il suo sguardo non avevano nulla di rassicurante. Ancora prima che essa si ritirasse nella stanza assegnatale, il padrone ordinò al più robusto dei suoi servi di nascondersi sotto il letto e di osservarla. Il Persic non si era ingannato. Quando la suora si ebbe tolto il saio monacale, il servo si trovò di fronte un uomo in calzoni, che deposte sulla mensola accanto al capezzale, due grosse rivoltelle, si coricò vestito. Ma non fece in tempo nemmeno a chiudere occhio, perchè il servo del Persic gli si scaraventò addosso pigliandolo pel collo e nella zuffa accanita lo strangolò. Il servo andò allora in cerca del padrone e portò il cadavere del brigante nel cortile. Qualche ora più tardi si notarono intorno alla casa del Persic parecchie ombre che trascinavano un carro: erano i compagni del brigante che attendevano un cenno di chiamata per dare l’assalto alla casa e che avevano portato con loro il carro per il trasporto del bottino. Invece del bottino, caricarono il cadavere del compagno e si dileguarono nella notte”.

Celano

Qualche giorno dopo e, su un terzo quotidiano locale, rispetto ai due già menzionati, appariva la notizia che il giornale “La Sentinella Bresciana” del 1 gennaio 1924 pubblicava, circa un caso di singolare ferocia, a furor di popolo, ai danni del malcapitato autore di un furto di alcune preziose suppellettili devozionali in una chiesa dell’Abruzzo di neanche cento anni fa: a Celano, nei pressi di Avezzano, in provincia dell’Aquila.

Tale tragica vicenda aveva incrociato il suo corso fatale fra i mistici spazi dell’antica chiesa di san Giovanni Battista dove Francesco Tomei, a suo dire, secondo, cioè, quanto da lui stesso dichiarato nel breve tempo intercorso dalla sua cattura, “(…) prima di asportare le urne, aveva recitato la sua preghiera. (…)”.

Una volta catturato, era stato preso in custodia dai Carabinieri, ma certuni fra la gente del posto, secondo la ricostruzione della cronaca del tempo, fatta irruzione nella caserma, lo avevano prelevato ed ammazzato a colpi di scure, per infine bruciarne il corpo.

Nei giorni a venire il prete della chiesa di San Giovanni Battista di Celano, in riferimento al sacrilego, pare abbia pubblicamente pregato Dio di perdonarlo. Degli autori del linciaggio, invece, non è dato sapere, né dall’informazione qui sotto riportata, né dal contributo giornalistico, apparso nella medesima testata, il 4 gennaio seguente, mentre nella prima giornata di quell’anno, la dinamica era così sintetizzata: “Ladro sacrilego linciato. Avezzano, 31 notte. L’altra notte fu commesso un furto sacrilego di oggetti d’oro nella chiesa dei SS Martiri, protettori della città. Il ladro, certo Tomei, noto pregiudicato, scovato in una scuderia fu arrestato dai carabinieri. Ieri sera, la popolazione esasperata ha abbattuto la porta della caserma dei carabinieri, riuscendo ad impadronirsi del Tomei. Questi è stato ucciso ed il suo cadavere dapprima è stato trascinato per le vie del paese e poscia, cosparso di benzina e di petrolio, è stato bruciato sulla pubblica piazza”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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