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Brescia – Il re Manuel del Portogallo era in quei giorni ammalato d’influenza, l’ingegnere bresciano Giacomo Guerrini inventava la macchina spazzatrice, un carabiniere, in servizio a Cedegolo in Vallecamonica, scappava dalla caserma con duecento lire, facendo perdere le sue tracce verso la Svizzera.

Altrove, nella grotta, detta “bus dell’acqua” sulla Maddalena a Brescia, una donna che voleva morire di fame era salvata dai soldati durante un addestramento militare, mentre, nella stessa città, era atteso l’intrattenimento culturale dell’uomo-cifra, al secolo Ugo Zaniboli, di cui il quotidiano “La Provincia di Brescia” ne tratteggiava una sommaria presentazione, attribuendogli quelle caratteristiche sviluppate a curiosa materia di lettura nell’edizione del giornale, pubblicata l’11 dicembre del 1908: “La facoltà prodigiosa ch’egli ha del calcolo rapidissimo e complesso, la straordinaria visione del numero che lo conduce sicuro al risultato attraverso il labirinto delle più intricate combinazioni aritmetiche, costituiscono un fenomeno interessante”.

Un fenomeno che era messo in calendario dall’allora “Circolo Arnaldo” di Brescia, per l’indomani, sabato sera, 12 dicembre, alle ore 20 e 45.

Nel calcolo proporzionato alla stima di una composita varietà di eventi genericamente frammisti, le cronache del tempo, fra l’altro, documentavano la fortunata serie di vincite al gioco del lotto, avvenute a Bergamo, da parte dei giocatori dell’ambo 58 – 20, sulla ruota di Milano, e dell’ambo 4 – 7, sulla ruota di Venezia, in relazione all’età, all’ora del decesso, al giorno della morte ed a quello dei funerali del compianto prevosto di sant’Alessandro in Colonna, mons. Carlo Casteletti, mentre a Palermo, una morta, o meglio, una presunta tale che “resuscitava” dalla cassa scoperchiata a seguito dei suoi gemiti, una volta condotta a casa, moriva per davvero.

A correre fra una notizia e l’altra, era, come oggi, la premura giornalistica travalicante la dimensione del tempo e dello spazio, per rendere presente i fatti reali accaduti sullo sfondo contestuale all’inesorabile incombere di un moto perpetuo di vita perenne, fra avvenimenti minimi ed altri, dalla sostanza, invece, più consistente.

Quel moto che, in una sua espressione emblematica, pare pure potersi idealmente manifestare nel movimento che ruote, pedali ed ingranaggi assicurano alla bicicletta, azionata da un ciclista, attraverso cui tale mezzo si rivela protagonista di una modalità funzionale al percorrere ed al superare le distanze, secondo quella pulita energia meccanica che, oggi, sarebbe pure adottata da una logica ecologista.

In quell’inizio di Novecento, la bicicletta pare fosse individuata con il termine di “macchina” dalla cronaca della carta stampata che la ravvisava come una risorsa ricercata ed al tempo stesso assodata, per essere comunemente diffusa nella misura di quanto sembra che, fatte le debite distinzioni, alla simile natura del servizio e dell’uso rappresentato dall’automobile, potrebbe essere oggi vagamente rapportata.

A proposito delle notizie spicciole che la riguardavano, insieme all’universalità del restante scibile dei fatti rimarchevoli da divulgare, in merito ai quali si avvisava i lettori che “i comunicati perché ne sia possibile la pronta pubblicazione debbono essere recapitati in redazione non più tardi delle ore 16”, appare, sulla stessa pagina dell’annuncio citato, quell’articolo che “La Provincia di Brescia” esplicitava il 07 novembre 1908, riguardo il testualmente scritto, “Giorno delle biciclette”: “Ieri, per i ladri di biciclette fu una giornata campale. All’ufficio di P.S. pervennero ben quattro denunce da quattro diverse persone, rimaste vittime dell’audacia ladresca. Una macchina sparì dall’atrio dell’Ospitale, un’altra dal palazzo della Banca d’Italia, le altre due dalle porte di case private, tutte per essere state sole per pochi minuti abbandonate dai loro rispettivi proprietari che ora imprecano al proprio destino. La P.S è tutta in moto per scoprire gli audaci ladri”.

Ladri di bicicletteIl furto delle biciclette, evenienza ricorrente tanto in questo lontano passato, quanto nel presente intercorrente, era allora, in certi casi, pari alla pena corrispondente a mesi tre ed a giorni ventisei di reclusione che a Brescia si scontavano nelle carceri situate in alcuni ambienti del complesso del Broletto, come l’incolonnato giornalistico del quotidiano “La Sentinella Bresciana” del 4 dicembre 1908, specificava, nello spazio dedicato al “Corriere Giudiziario”, in relazione ad un tale che da una due ruote incustodita si era fatto tentare, al punto che “la prese e la…..convertì in suo profitto. Ma non riuscì ad occultare il malfatto! Fu scoperto, denunciato, arrestato, tradotto a Broletto e condannato (oh quante miserie) a mesi tre e giorni ventisei di reclusione”.

Stessa sorte, riferita, qualche riga più sotto, alla dinamica di un’analoga sottrazione del medesimo bene alla sua legittima proprietà, in quel caso, però afferente “Il signor Rossi Ludovico, fabbricante di calze in via Moretto di qui, collocava abitualmente la sua bicicletta in un punto del cortile prospettante il suo studio. Così egli aveva modo di guardarla a vista e di vigilare perché non si trasferisse in proprietà d’altri. Ma il 13 novembre, in un momento in cui aveva voltato le spalle, la bicicletta sparì e passò, se non nella proprietà, nel possesso momentaneo, ma altrettanto illegittimo, di certo Lisarelli Lelio che, come il Cerri, suddescritto, fece cappella e fu arrestato. Anch’egli non nuovo al delitto, fu condannato a mesi tre e giorni ventisei di reclusione”.

Rubare biciclette a Brescia per poi venderle a Cremona a venti lire l’una. Pare questo il teorema arbitrariamente profittevole della regia ladresca sottesa ad accaparrarsi in città quella serie di velocipedi a proposito dei quali “La Provincia di Brescia”, del tre dicembre 1908, ne riferiva il conseguente contesto di una subentrata ricettazione, a margine di “Una bella operazione della Questura – Numerosi arresti per i furti di biciclette”, riportando, nei particolari della notizia, che “Molte delle biciclette rubate – poiché oltre a queste che abbiamo qui enunciate – altre sono state involate, vennero portate a Cremona ed ivi vendute al prezzo di L. 20; ne furono esitate altre a Rovato, a Lovere ed in altri paesi e l’ufficio di P.S. continua nelle sue indagini per poter sequestrare tutte le “spicciole” che, in gergo, così si chiamano le biciclette”.

Nonostante l’arresto, nottetempo, della “combriccola dei ladri di biciclette, tutti noti giovinastri pregiudicati, appartenenti alla mala vita”, le, così chiamate, “spicciole” pare continuassero a far parlare di sé, dal momento che, solo un paio di giorni dopo dall’accennata operazione di Pubblica Sicurezza, “La Provincia di Brescia” del cinque dicembre 1908, titolava esplicitamente, con l’interrogativo allusivo del medesimo nesso problematico, rispetto al riscontro di un certo fare del delinquente, “Ancora biciclette?”, circa un resoconto giudiziario che subito ammetteva: “Proprio in questi giorni che l’ufficio di P.S. credeva di poter respirare e di non sentir più parlare dell’oggetto che era diventato l’incubo, due ladri che non appartengono forse alla combriccola, ma lavoreranno per proprio conto, hanno derubati Muzini Santo, impiegato alla S.E.B. della bicicletta valente 80 lire e lo stesso brutto tiro giocarono al sig. Franzini Felice, abitante in piazza Duomo, arrecandogli un danno di 150 lire circa”.

Il seguito di questo caso, sembra che, in parte, abbia avuto quello strascico che apre, grazie all’edizione della medesima testata giornalistica del 6 dicembre seguente, un ulteriore squarcio di veduta affacciato sui fatti animosi, gravitanti intorno ai furti delle biciclette dei quali, le cronache di allora sembra se ne occupassero di volta in volta, dando visibilità ad un fenomeno di cui l’andare del tempo pare si sia rassegnato invece a non darne più quella conclamata e rispettiva notorietà degna di nota: “La bicicletta rubata l’altro giorno al sig. Felice Franzini, è stata dagli agenti della F. P. ricuperata insieme a parecchie altre, tra le quali, una abbandonata in un campo, fuori Porta Cremona, senza il sellino e con la marca di fabbrica cancellata dalle raschiature. L’opera degli agenti continua alacre e proficua, e i ladri pare abbiano ingaggiato con loro una gara”.

Quella gara che, un secolo ed un lustro abbondante dopo queste documentate vicende, Brescia sembra, in un certo qual modo, continuare a rivivere anche nel 2014, se, negli mutati scenari, il tema, comunque, si conferma e lo si evince pure dall’edizione del “Giornale di Brescia” di sabato 12 luglio, a pagina 19, dedicata alla “Città”: “Questura: Biciclette rubate: consultare il sito. In merito alle cinque biciclette rubate, ritrovate dalla Polizia, la Questura comunica che per consultare le foto dei mezzi, ed ottenere informazioni, è possibile consultare il sito http://questure.poliziadistato.it/Brescia”.

Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.