Si avvicinano le date dei due straordinari concerti in Emilia Romagna dei “Ladysmith Black Mambazo”, complesso sudafricano di canto, espressione di una sofisticata arte corale.

Le esibizioni sono previste al Teatro Asioli di Correggio, nell’ambito di “Correggio Jazz”, ma anche della più ampia rassegna regionale “Crossroads”, il 27 maggio, e il giorno seguente, 28 maggio, alla Chiesa di San Giacomo di Forlì, già all’interno del programma del Ravenna Festival, che quest’anno rivolge una particolare attenzione alla figura di Nelson Mandela e alla sua terra.

Le masse nere sudafricane hanno sviluppato fin dall’Ottocento, a partire da una cultura autoctona molto ricca, in campo vocale, e dalle espressioni corali delle chiese cristiane arrivate con la colonizzazione, un’arte raffinata dell’armonia delle voci, di grande e immediato impatto.

In un panorama musicale in cui la polifonia vocale ha avuto un ruolo di primo piano, in Sudafrica il canto corale è rimasto molto apprezzato e praticato anche dalle giovani generazioni, continuando a essere, nel paese, uno dei settori trainanti dell’industria discografica.

Ma a farlo scoprire al pubblico internazionale sono stati proprio i “Ladysmith Black Mambazo”, nati nel ’60 per iniziativa di Joseph Shabalala, che coinvolse nell’impresa numerosi membri della sua famiglia. Abitavano, in povertà, nei pressi della città di Ladysmith.

Per anni il gruppo partecipò a gare musicali, incidendo solo qualche canzone. Il primo album arrivò nel 1973, e fu un successo di vendite strepitoso che si ripeté con le successive incisioni, raggiungendo cifre da disco d’oro e di platino, fino alla travolgente esperienza di “Graceland”, il fortunato album di Paul Simon.

Sono stati protagonisti, da allora, di una intensissima attività concertistica e discografica, aggiudicandosi premi e riconoscimenti in tutto il mondo.

Senza mai venire meno alla pura essenza della musica corale popolare, il gruppo di Shabalala ha collaborato con star come Stevie Wonder e Ben Harper, esibendosi anche davanti a papa Giovanni Paolo II e alla famiglia reale britannica.

Per Nelson Mandela, i “Ladysmith Black Mambazo” erano “gli ambasciatori culturali del Sudafrica”. Tanto grande era il rispetto e l’ammirazione che provava nei loro confronti, che li invitò sia alla cerimonia in cui gli fu conferito il Premio Nobel per la pace nel 1993, sia, l’anno seguente alla sua nomina a presidente del Sudafrica. Ma a quel punto la storia dei Ladysmith Black Mambazo era già quasi leggendaria.