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Reggio Emilia. Non è una stazione di arrivo, ma un punto di partenza il “Binario 49”, si presenta come caffè letterario, inaugurato da pochi mesi in una delle zone più critiche della città, con la volontà di mettere in campo progetti di inclusione, coesione e innovazione sociale. Il primo Ies, incubatore di economia solidale, uscito dalle idee dei volontari dell’associazione Casa d’Altri.A fare onore al progetto la mostra “Africa”, concessa gratuitamente in anteprima nazionale dal fotografo Sebastião Salgado. I00 opere del grande reporter a cura di Lélia Wanik Salgado, dal 9 febbraio al 24 marzo, esposte in due sedi: Binario49 in via Turri 49 e al centro culturale Spazio Gerra in piazza XXV Aprile 2, avviando così una cooperazione tra le due realtà in un’ottica di scambio e reciprocità, per instaurare una costruttiva sinergia tra il centro e la prima periferia di Reggio Emilia. La mostra è a ingresso libero. Inoltre il 18 e il 22 febbraio in agenda l’evento “Dallo sguardo locale al messaggio globale” un workshop in lingua inglese condotto da Juliano Ribeiro Salgado, figlio del grande reporter.

L’associazione Casa d’altri, nasce nel 2016 ed è composta da volontari che nell’ultimo anno e mezzo hanno lavorato al piano di ristrutturazione dei locali dell’ex Circolo Arci Reggio Est. Un intervento di rigenerazione urbana ed innovazione sociale, mirato a ridare valore e forza aggregativa agli spazi pubblici come luoghi di incontro e scambio. Binario49 è un progetto nato per fare di un edificio oggi degradato e svuotato di contenuti un punto di ritrovo e di ristoro, un incubatore di cultura e dibattito, una “portineria” di quartiere e oltre il quartiere, un punto di partenza per iniziative sociali ed economiche favorendo l’incontro tra culture e fasce di età diverse. Africa raccoglie ritratti e paesaggi che catapultano il visitatore nelle realtà umane del grande continente.

Salgado è uno dei fotografi più importanti dei nostri tempi. Si è conquistato questa fama grazie ai reportage realizzati in diversi decenni per testimoniare la vita delle popolazioni povere ed emarginate, scattando potentissime immagini in bianco e nero nei luoghi più remoti del Pianeta. Salgado è vicino ai destini dei migranti e con i suoi scatti vuole richiamare l’attenzione del pubblico sulle loro sofferenze.Durante i primi viaggi nel continente africano, per conto dell’Organizzazione Mondiale del Caffè, Salgado inizia a conoscere l’Africa comprendendo immediatamente che per trovare delle soluzioni ai problemi del Terzo mondo, era necessario che questi venissero documentati. Inizia così una missione cui dedica 30 anni della sua vita.

Lo strumento che lo porterà a realizzare i suoi progetti sarà la macchina fotografica, con la quale produce oltre 40 reportage, immortalando tribù dalla Namibia al Sudan, la natura travolgente dei paesaggi della Regione dei grandi laghi, seguendo rotte e destini dei rifugiati in ogni parte del continente durante periodi storici e mutamenti climatici differenti. Con le sue foto Salgado ci fa toccare con mano i disastrosi effetti prodotti da guerre, carestie, malattie e condizioni climatiche ostili, riuscendo sempre a cogliere l’essenza di momenti  unici. L’osservare una sua foto, ci cattura e ci fa emozionare, conducendoci dritto dentro quel luogo, al fianco di quella persona.L’esposizione è suddivisa in due parti e dislocata su due sedi: la prima parte a Binario49 raccoglie il lavoro realizzato nei viaggi e nelle esplorazioni di Salgado tra il 1974 e il 2005 nel sud del continente tra Mozambico, Malawi, Angola, Zimbabwe, Sud Africa, Ruanda, Uganda, Congo, Zaire e Namibia. La seconda a Spazio Gerra è dedicata ai reportage realizzati dal 1973 al 2006 nelle Regioni dei Grandi laghi tra Repubblica Democratica del Congo, Burundi, Tanzania, Zaire, Kenya Ruanda e nelle regioni sub-sahariane Mali, Sudan, Somalia, Chad, Mauritania, Senegal, Etiopia.

 Africa, vincitrice premio del pubblico M2-El Mundo per la migliore mostra nell’ambito di PhotoEspaña 2007 è un vero e proprio omaggio alla storia, ai popoli e ai fenomeni naturali del continente Africano.Della sua Africa scrive Sebastião Salgado: “Il primo posto dove fotografare per me è ancora l’Africa, amo i suoi cieli, i deserti, le montagne, tutto è enorme ed ogni volta che arrivo sento che sono a casa. Riconosco anche il sottosviluppo che è stato del Brasile, la siccità, la deforestazione, incontro donne e uomini che lavorano ore al giorno, senza educazione, senza casa, senza una buona alimentazione, senza assistenza e senza scarpe, solo per vendere prodotti sottopagati. Ma non mi muove un problema di cattiva coscienza o un senso di colpa. Da economista ho studiato l’Africa e conosco le ragioni di questi squilibri, mi muove l’idea di raccontare i lavoratori e la loro dignità. Anche quando sono stato nei campi profughi non ho fotografato gente povera o disperata, ma persone. Io non ho mostrato i miserabili, ma gente che viveva in equilibrio e poi ha perso la casa, la terra e cercava un altro luogo dove vivere. Questa è la mia fotografia: rispettarli e mostrare una storia. Non sono spinto dall’idea di fare foto belle o di diventare famoso ma da un senso di responsabilità: io scrivo con la macchina fotografica, è la lingua che ho scelto per esprimermi e la fotografia è tutta la mia vita. Non penso troppo alla luce e alla composizione, il mio stile è dentro di me, quella luce è quella del Brasile, quella che porto dentro di me da quando sono nato”.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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