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Fiume Oglio, bassa bresciana, 30 luglio 2015 – Già a giugno non l’avevo mai visto così magro, pallido, malaticcio il mio amato fiume Oglio. Da sempre nel periodo dello sfalcio del maggengo è allegro, vispo e sano, magari dopo una poderosa piena che ha spolverato il fondo melmoso dei mesi d’inverno. Negli ultimi anni l’acqua è sempre meno, quest’anno complice la siccità che perdura da un mese e mezzo è in una secca, sempre più basso, sempre più desertico.fiume oglio 2

La mancanza di pioggia è solo una delle cause.

Sull’Oglio si avventano sanguisughe già dalle pendici dell’Adamello, persino sui suoi affluenti alpini. Arriva stremato al lago d’Iseo per i continui salassi, dopo aver subito prelievi per invasi, dighe, piccole grandi centrali, industrie e soprattutto agricoltura. Poi c’è la pianura con il mais, dio e benedizione degli Aztechi, incubo idrico per la pianura.mais 1

Il granoturco allineato come un esercito invasore, assetato d’acqua, che da due secoli assedia la Bassa si beve una quantità d’acqua incredibile.

Ma non tutti sanno che quel mais, che toglie l’orizzonte alla Bassa, non tutto finisce per divenire polenta, latte, formaggio o salame, negli ultimi tempi è il “combustibile” primario per i digestori di biogas, per produrre energia. Ma qualcuno ha fatto i conti di quant’acqua, gasolio, energia elettrica usata per irrigare serve per produrre un chilowatt?irrigazione

200 kg mais bastano per sfamare una persona per un anno. Sempre con 200 kg di mais un impianto di biogas produce 0,008 kW/h di corrente, quanto basta appena per far funzionare una lampadina da 60 Watt per 1000 ore (circa un mese e  mezzo)! Secondo una ricerca di Salviamo il Paesaggio. Basta pensare che servono circa 1.300 litri di acqua per 1Kg di pane…fiume oglio 3

Stamane all’alba, già inondata da un sole troppo caldo, l’agonia sembra aumentata e l’acqua diminuita ancora. Magro, agonizzante in un letto troppo grande, scheletri di antiche piante affiorano dalle arene aride come costole. Questo stato di malanno non duole solamente alla mia visione romantica del fiume, duole a tutti noi, alla nostra vita, al nostro benessere, è un campanello d’allarme che suona oramai da alcuni anni che ci deve “spaventare” , l’acqua è vita!acqua

Colpa della siccità sicuramente, ma anche della “siccità” di rapporto che oramai abbiamo con la natura che “non solo ci circonda”, ma di cui facciamo parte. Degli infiniti e incontrollati salassi d’acqua che stanno facendo morire il fiume e con lui le falde che sono la fonte d’acqua per la nostra vita quotidiana. L’allarme, oramai, non è lanciato solamente dai mezzi di comunicazione, dopo un qualche summit di scienziati di mezzo mondo, è sotto i nostri occhi, esce con l’acqua al limite della potabilità dai rubinetti di casa.fiume oglio

Scrive Serge Latouche, profeta della decrescita sostenibile, che il prodot­to interno lordo in due secoli si è moltiplicato per trenta, og­gi siamo forse trenta volte più felici di duecento anni fa?  Con­sumiamo venti o trenta volte di più, questo sì, la logica domi­nante è: di più, sempre di più!  Il che ci porta ad esercitare una spaventosa pressione sulle risorse naturali del pianeta, a esaurirle, iniziando dalla prima risorsa da cui dipende la vita: dall’acqua.acqua

Forse quello di Serge Latouche e di altri suoi illustri colleghi è catastrofismo esagerato, forse, ma di fatto tutti i giorni paghiamo il nostro sbagliato rapporto con la natura, con la qualità della nostra vita quotidiana che deve fare i conti, sempre più salati, con inquinamento e malattie. La nostra idea di ricchezza è vincolata al consumo di beni materiali, la grande scommessa odier­na consiste appunto nel ridefi­nire l’idea di ricchezza, identifi­candola con la soddisfazione morale, intellettuale, estetica, con l’uso creativo del tempo. Dobbiamo tornare a un’im­pronta ecologica equivalente a un solo pianeta, ottimizzando l’uso dell’energia, recuperando l’agricol­tura ecologica, smettendo di di­lapidare il pianeta, in maniera che tutti abbiano accesso all’acqua, bene vitale che noi occidentali sprechiamo senza ritegno. Dobbiamo decrescere l’impatto che il nostro stile di vita ha sullo spazio bioproduttivo della Ter­ra, questo  per motivi di igiene sia spirituale che materiale.

Il fiume Oglio, scorre ancora stamane, seppur in agonia, quasi a sussurrarci: “siete  ancora in tempo per un cambio di rotta”.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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