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Svetta con i suoi 42 metri di chioma l’Albero della Vita, icona EXPO 2015, che dal 1 maggio sarà il faro mondiale per l’esposizione universale, terminato a tempo di record prima del taglio del nastro inaugurale. Porta nel cielo dell’esposizione l’orgoglio bresciano. E’ stato infatti realizzato da  19 aziende bresciane. Frutto della fatiche e degli sforzi del consorzio Orgoglio Brescia, l’Albero rappresenta la fierezza a tutto tondo,  è simbolo della capacità del “saper fare”, della caparbietà e tenacia della gente, e degli imprenditori del suo territorio.

L’Albero della Vita attecchisce dal disegno michelangiolesco della pavimentazione di Piazza Campidoglio a Roma. Il geniale Michelangelo concepisce nel 1534 un disegno a losanghe culminante in una stella a dodici punte, che simboleggiano le costellazioni. Da questa composizione bidimensionale Marco Balich. direttore artistico di Padiglione Italia, ha mutuato la forma dell’Albero della Vita, trasformandolo in una grandiosa opera architettonica a metà tra monumento, scultura, installazione e macchina scenica. Il concept e il design dell’Albero della Vita, firmati da Giò Forma, sono caratterizzati da una base, detta “gonna”, di 45 metri. Da qui la struttura si innalza per 35 metri di altezza per poi allargarsi nuovamente nella chioma del diametro di circa 42 metri.

L’Albero della Vita spicca dal cuore dell’EXPO dominando il paesaggio circostante e richiamando l’attenzione delle migliaia di persone che ogni giorno attraverseranno le due arterie principali, il cardo e il decumano, parteciperanno agli eventi e visiteranno i Padiglioni di Expo Milano 2015. Rappresenta il terreno fertile e incubatore di progetti e talenti che qui potranno germogliare, simbolo che affonda le radici in tempi arcaici, l’albero della vita era, secondo alcune tradizioni religiose, quello che Dio pose nel Giardino dell’Eden, assieme all’albero della conoscenza del bene e del male.

Durante i mesi dell’EXPO una serie di spettacoli animeranno l’Albero della Vita, mostrerà al mondo l’energia e la forza, uno show carico di valori e in grado di trasformare la tecnica, il lavoro e la fatica in emozione pura, con tre grandi protagonisti, Marco Balich, Sergio Pappalettera e Francesco Renga.

Tutto ha origine in una forza irruenta che scompone la forma, il Big Bang della materia. L’albero si riveste di quei materiali che hanno segnato le epoche dell’uomo: dal primo segno trovato nelle valle dei Camuni, all’uso del legno, dalla manipolazione del ferro e del vetro fino al cemento e alle tecniche più sofisticate. La tecnologia prende poi il sopravvento: dalla staticità delle sostanze al dinamismo degli ingranaggi e delle forme. Una variazione vorticosa in cui l’oggetto non ha limiti perché con il suo tumulto si propaga nello spazio, mentre lo spazio vive nell’oggetto.

Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro, già lo dichiaravano i futuristi. Dalla forza travolgente e incendiaria, una forza di amore, di audacia, di astuzia, di rude volontà e, infine, di rinascita per esprimere l’origine di tutte le cose e l’esaltazione delle proprietà intellettuali dell’uomo e della sua dignità, attraverso la figura della Fenice, l’uccello di fuoco che rinasce dalle proprie ceneri. L’uccello di fuoco che si sveglia e compie il suo “lavoro”: distruzione totale. Come una bestia impazzita, divorando, trasformando tutto in un’apocalisse. Dall’esplosione di forze azzeratrici, dall’apocalisse, non può che esserci una rinascita. Un risorgere simbolico, una lotta del bene contro il male che alla fine genera Vita: l’Albero della Vita.

Il futuro è un ritorno del Big Bang iniziale con cambiamenti astratti di linee che si mescolano e confondono. Il crescendo delle immagini si intreccia alle note de “Il mio giorno più bello nel mondo di Francesco Renga per poi esplodere nella luce. A rendere unico e speciale questo spettacolo il singolo che Francesco Renga ha deciso di donare all’EXPO. Il brano, edito lo scorso anno e vincitore di un disco di platino, farà parte della colonna sonora dello spettacolo chiudendolo in un crescendo di emozione.

 

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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