Brescia – L’alchimia si svela. Nell’antico linguaggio simbolico che le è tipico, tale studio ermetico si rivela, mediante una mostra divulgativa di quanto esemplifica il volto dello stesso sapere alchemico, nel significativo retaggio iconografico di quegli autentici manoscritti dove se ne rileva una differente gamma rappresentazioni sulle quali poter figurativamente fare leva.

E’ la sezione di Brescia dell’associazione “Archeosofica” ad interpretare la regia di questa iniziativa esplicativa, circostanziata nella propria sede di via Fiume 12, in una proposta cittadina aperta a tutti, per la promozione della tematica ad oggetto dei propri studi, in una fattibile ispirazione collettiva.

L’esposizione consta di 30 tele, con la chiara sovrimpressione della fedele riproduzione di stampa, nella gigantografia di importanti immagini alchemiche, scelte dagli organizzatori di quest’evento mediante una cernita effettuata nella complessità di duemila fonti analoghe, in quell’espressività argomentativa che pure collima con la parallela proposta di un catalogo, disponibile sul posto, in cui, il frutto di tale intento espositivo, ha dato, invece, visibilità a settanta affascinanti figurazioni, in un ulteriore apporto contenutistico, formulato in una illustrata veste editoriale, per altro, in linea con il pure corposo saggio delle opere messe in vista ai visitatori del medesimo allestimento.

Aperta fino alla terza domenica di un febbraio che, nel 2020, si allunga nel corso bisestile, questa mostra, ad ingresso libero e gratuito, è visitabile fino al 16 del mese dopo la sua inaugurazione, avvenuta nel periodo di gennaio, attraversato dal corso di quella luna calante che pare seguire il procedere di questa mostra, nel progredire in altro ciclo lunare, fino ad un simile risolversi, nel proprio periodico e progressivo itinerario astrale.

Gli orari d’accesso sono di martedì, mercoledì e venerdì, dalle ore 17.00 alle ore 20.00, come anche di sabato, dalle ore 14 alle ore 20 e di domenica, dalle ore 16 alle ore 20.

Una rosa di eventi collaterali costellano, da programma, questa mostra, già allestita, a suo tempo, in quel di Prato, e, di conseguenza, per propria natura, indirizzata ad essere riproposta ancora, dopo Brescia, in altri laboratori di sensibilizzazione alchemica, accompagnandosi, intanto, alla conferenza in calendario sabato 8 febbraio, alle ore 17.30, intitolata “Athanor e il segreto del cuore”, similmente ai due incontri, riservati quest’ultimi agli associati del sodalizio, inerenti tecniche da sperimentare in ordine ai processi utilizzati in erboristeria, fissati nell’agenda della sezione bresciana dell’associazione “Archeosofica”, nel primo e nel secondo sabato di febbraio, rispettivamente dedicati alla distillazione ed alla macerazione.

Curatori di quest’esposizione sono Francesca Manenti, insegnante di matematica, e Gina Lullo, insegnante di storia dell’arte, in collaborazione con lo psicologo Massimiliano Galastri, attraverso un qualificato impegno che risulta speculare pure alla riuscita resa del catalogo accennato, suddiviso in due parti principali: la prima dedicata alla storia delle immagini alle quali si è dato un risalto rappresentativo e, la successiva, rivolta ad un approfondimento di contenuti, funzionale ad offrire utili interpretazioni al significato che appare nascosto nelle diverse immagini trattate.

Immagini accompagnate anche da citazioni delle fonti dove le stesse raffigurazioni sono state prese, nell’ambito di quella caratteristica letteratura alchemica nella quale, fra altri aspetti, possono, ad esempio, emergere enunciati sul tenore dell’antico testo di Michael Maier, denominato “Atalanta fugiens”, pari a: “Osserva e impara dalla donna come si lava il lino/ irrorato d’acqua calda e misto a cenere./ Fà come lei, e tutto riuscirà benissimo/ poiché il corpo che è nero, l’acqua lo purifica”. Quest’acqua è il “fuoco filosofico” che penetra al centro della materia grezza e la libera di ogni impurità”.

Ancora dal medesimo autore, l’indicazione del cosidettoUovo filosofico”: “Al Sole abbisogna la Luna, come al gallo la gallina”. Secondo Maier, il gallo – quale animale solare – incarna la virtù dello zolfo. L’uovo prodotto da questa coppia viene chiamato Latona, dal nome della madre di Apollo e Diana. “Per i filosofi (…) Sole, Luna e Latona sono un’unica cosa al pari di gallo e gallina, perché sono generati da un uovo e uova generano”.

Concetti, intrisi da un simbolismo speculativo, che rasenta leggende, per lo più a tratti oscure, legate all’alchimia, quale disciplina dai profani equivocata, in larga misura, nel riduttivo obiettivo della trasformazione materiale dei metalli vili in oro, quando, invece, è rappresentativa di una tensione interiore affidata ad una scuola di perfezionamento personale verso l’assoluto, nella sublimazione dei propri “metalli”, come pesi che ostacolano lo sviluppo di un’elevazione personale.

In questo focalizzarsi, prettamente valoriale, anche quella nota entità che è da sempre assurta ad emblematica rappresentazione dell’alchimia, in una anche stereotipata ed emblematica accezione che ha acquisito il proprio posto in un correlato paradigma lessicale, svelata nella “Lux obnubilata” di fra Marcantonio Crassellame: “Bisogna sapere che, generalmente, la Pietra Filosofale non è nient’altro che l’umido radicale degli elementi che si trova espanso per mezzo di essi ed unito nella loro pietra, costretto ed insozzato da tutti gli elementi estranei. (…)”.