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E’ stato grazie al progetto Microfinanza campesina in Ecuador che Cassa Padana ha conosciuto Lorenzo Voltolini, arcivescovo di Portoviejo. In dieci anni molti sono stati gli scambi e le riflessioni fra noi. All’arcivescovo – 64 anni, originario di Poncarale, in provincia di Brescia, oltre 30 anni di missione sulle spalle – ci lega una consolidata amicizia. Lo consideriamo un nostro punto di riferimento per la sua profonda spiritualità, ma anche per le battaglie che ha condotto nella vita.

Con Lorenzo Voltolini partiamo dall’attualità. Un commento da “fuori” di un ecuatoriano-italiano sull’attuale momento di crisi economica e morale italiana.

Ascolto con certa frequenza, soprattutto la notte, la RAI Internazionale,qualche telegiornale o programma di opinione.Il mondo globalizzato tende a universalizzare anche i problemi:sicurezza, droga, mancanza di senso della vita, lavoro, ricchezza-povertá, mercanti di false sicurezze, si incontrano in ogni parte del mondo.

Tra Europa, Stati Uniti e America Latina c’è anche una certa origine culturale comune, con sfumature diverse. La mutua influenza è evidente.

Ciò nonostante una cosa distingue l’Europa dall’ America: il senso di Dio e di alcuni valori sono piú radicati, quasi siano nella natura stessa, negli americani rispetto agli europei.Questo fa una differenza importante nel momento di affrontare la vita. La differenza di percezione sta nella felicitá.

I Latino americani, quelli piú vicini all’ecuatore, dal Messico al Perú, hanno una religiositá naturale che li rende piú felici e anche piú capaci di guardare al futuro con speranza. La religiositá e il senso “di Dios” danno piú fiducia nell’avvenire. Tra noi ci sono molto piú poveri che in Europa, ma meno disperati.

Stili di vita sobri, fondati su valori e su ciò che è veramente importante nella vita. Possono essere i buoni frutti di una stagione difficile?

Dopo la grande guerra, il boom economico ha fatto percepire la bellezza di passare dalla estrema povertá a una ricchezza alla portata di tutti.

Il passaggio dalla ricchezza e dagli agi alla recessione può essere accettato e sopportato solo se condiviso. É ora che gli egoismi fanno piú fastidio. É adesso che i privilegi si fanno insopportabili.

Ridurre il livello del benessere è molto difficile da accettare. Per questo chi ha giá acquisito un certo abito di sobrietá, chi sa fare della povertá una scelta volontaria e non imposta, chi sa conformarsi meglio con ciò che viene dalla stessa natura, con piú facilitá sará capace anche dare segnali positivi di vita felice e di buon vivere.

L’impressione è che nel sud del mondo si parta da condizioni più basse, ma ci sia la prospettiva di crescere, migliorare. Noi abbiamo standard elevati, ma in prospettiva la fatica per arretrare il meno possibile.

Il sud del mondo sta crescendo perché gli standar di vita sono piú bassi e questo li fa competitivi nel mercato del lavoro e della produzione.

Ma per un cristiano ci sono valori non negoziabili che devono “continuare a far crescere l’umanitá in umanitá”, se non puó crescere in ricchezza. Il bene che puó venire dalla recessione potrebbe essere proprio questo: se vogliamo uscire dalla crisi dobbiamo tutti, ma tutti, fare dei sacrifici.

Quel “tutti” ci obbliga a guardare di piú agli altri che a noi stessi. Quel “tutti” ci responsabilizza senza esclusioni. Per questo non dobbiamo continuare a cercare colpevoli in altri ed in altre situazioni, ma impegnarsi in prima persona.

Il cambiamento del mondo inizia dal cambio di mentalitá che posso fare io.

Quali sono i valori andini che possono “farci bene”?

La dignitá nella povertá. Nelle comunitá indigene ho incontrato tra la gente quello che c’era anche nei nostri paesi in tempi passati: la capacitá di vivere con dignitá nonostante le poche risorse e questo con grande rispetto, perfino verso coloro che avevano alcune possibilitá in piú. Il non desiderare i beni di altri, il non invidiare,era una virtú essenziale per mantenere la pace.

In Ecuador e America Latina non ci sono mai stati conflitti grandi e cruenti come quelli che si sono verificati in Europa. Questo ha aiutato la popolazione anche a risolvere i problemi piú con il dialogo che con il conflitto.

L’amor patrio-familiare. Il senso della famiglia e l’attaccamento alle proprie origini, sono due valori che mantengono vivi i legami tra le persone. Questo è fonte di pace e di sicurezza.

Il pensiero della famiglia e il senso di responsabilitá verso gli altri membri, soprattutto nelle difficoltá, li fa capaci di qualsiasi sacrificio e rinuncia. Questo aiuta nel momento della crisi a superare ogni difficoltá con generositá. La speranza e la gioia, nonostante tutto

Ricordo come durante il fenomeno del Niño le strade e vie di comunicazioni in generale fossero quasi annullate, come campi e case fossero inondati; come tutto scarseggiava e tutti fossero costretti a fare di necessitá virtú. Ma era sufficiente un po’ di musica e un po’ di riso per far sorridere.

Rapporti di reciprocità fra nord e sud sono la base per una nuova modalità di sviluppo?

É necessario guardare agli altri come fratelli con i quali possiamo crescere in dignitá a valori. Non dobbiamo pensare come sfruttarli, ma come collaborare mutuamente.

Non sono solo gli europei coloro che sono chiamati a insegnare. Anche i popoli emergenti hanno qualche cosa da insegnare. Anche i popoli andini hanno una storia millenaria che ha dato loro una grande cultura e questa cultura ha insegnato loro modalitá di sviluppo diverse, meno immediate, ma nel rispetto del crescere armonico di persone e comunitá.

Parlando di sviluppo, mi torna in mente la Popolorum Progressio di Paolo VI e poi il Concilio Vaticano II. Di fondo una visione straordinariamente attuale nell’interpretazione dei fatti del mondo di oggi….. Qual è il significato nel 2012 di un “anno della fede”?

I documenti del Concilio, le encicliche e le esortazioni di Paolo VI, con il passare del tempo sembrano profezie che si vanno compiendo.

Paolo VI dovrebbe essere proclamato non solo beato e santo, ma anche grande profeta del nostro tempo, vero padre della Chiesa per la sua luciditá nell’analisi delle radici e cause dei problemi che affliggono l’umanitá di ogni tempo e per il coraggio che ha avuto nel proporre rimedi. Cosí fece all’ONU, quando gridava “mai piú la guerra” e chiamava alla fratellanza universale.

L’anno della fede è una nuova opportunitá offerta alla Chiesa – e che la Chiesa offre al mondo – di un ritorno a quei momenti, definirei magici, che abbiamo vissuto durante il Concilio, quando la fede sembrava piú alla portata di tutti, perché l’umanitá sperimentava un impulso nuovo dello Spirito. Un impulso che ci faceva sentire piú fratelli e piú disponibili cooperatori della veritá e della giustizia.

Siamo alla fine dell’anno. Ci puoi lasciare con un messaggio di speranza che aiuti a vivere bene, non solo il Natale?

Natale e Capodanno sono momenti importanti per fare bilanci ed esami di coscienza, ma anche progetti e propositi.

Vorrei invitare tutti a cercare le ragioni profonde per cui credere e amare. Incontreremo un Bambino che è offerto al mondo dal Padre che ha fatto il mondo.

Un Bambino che si offre lui stesso al Padre per salvare il mondo. Sentiremo l’impulso dello Spirito che ci invita a imitare Gesú offrendoci al Padre per sentire il suo amore e offrirci al mondo per diffondere amore. Quell’amore che solo puó salvare. Buon Natale in austeritá, ma anche con gioia e speranza. Il Signore non si è scordato di noi. Siamo noi che ci dimentichiamo che Lui è amore e che solo con l’amore si puó trasformare il mondo.

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